lo stato dell’arte (in difesa della Melandri)

Non sono mai stato bravo a scegliermi posizioni comode, con la maggioranza della gente.
Così, stavolta mentre tutti sono impegnati a polemizzare sulla decisione della direttrice del MAXXI Giovanna Melandri di non proiettare il film di Bill Emmott “Girlfriend in a coma” al museo durante la campagna elettorale, io mi sento di difendere lei e la sua scelta.
Ovviamente non presumo affatto che la mia presa di posizione sia di qualche aiuto alla Melandri, che saprà ben argomentare e difendere la propria scelta da sola, ma -magari- può servire a noi come spunto di discussione.

Vediamo, dunque, i fatti: l’ex direttore dell’Economist (nota e stimata rivista britannica) Bill Emmott ha realizzato (assieme ad Annalisa Piras) un film intitolato appunto “Girlfriend in a coma“. Secondo wikipedia il film è un documentario che “si interroga sulla situazione politica italiana e sul processo di declino economico e sociale subito dal paese nel precedente ventennio. La tesi del documentario è che questo processo è il frutto di una situazione peculiare all’Italia, un collasso morale che ha colpito il paese e che non trova riscontro in nessun’altra nazione del mondo occidentale. Il documentario si mostra fortemente critico nei confronti di Silvio Berlusconi e del berlusconismo“.
La proiezione del film era prevista per il 13 febbraio al MAXXI e Giovanna Melandri l’ha procrastinata a dopo le elezioni.
La scelta della Melandri ha suscitato proteste, critiche e petizioni on-line per la tutela della libertà artistica e contro la “censura” (scusate, ma le virgolette proprio non riesco a toglierle).

In proposito mi sento vivamente di dissentire e difendere l’operato della Melandri.
Per alcune semplici ragioni, che vado ad esporre dopo una breve premessa: personalmente, non credo di poter esser considerato un “berlusconiano” di qualsivoglia genere e sarei più che lieto di vedere quanto prima il film di Emmott, credendo che potrà dare importanti contributi all’analisi di questo ventennio e magari alla stessa campagna elettorale.
Tuttavia, trovo inopportuna la sua proiezione in un Museo statale durante la campagna elettorale.
1) Perchè il principio di libertà dell’arte è un principio astratto, in sé avulso dalla realtà, e deve essere calato nel contesto per potersi concretizzare.
Ogni principio, per quanto nobile e valido, non è “assoluto” ed applicabile indistintamente a qualsiasi circostanza: l’applicazione dei principi si incontra e scontra con la realtà, con le circostanze, con il contesto, con i fatti. E ne esce tramutata.
Nel caso in questione, i fatti -secondo me- sono semplici: a) una campagna elettorale, b) un film critico verso una delle parti alla predetta campagna, c) un’istituzione neutrale (il MAXXI), anzi controllata dal Ministero per i Beni ed Attività Culturali. La coincidenza di questi tre elementi dovrebbe invitare ad una valutazione di opportunità sulla proiezione del film stesso.
Se anche, come mi è stato scritto, il “parametro guida” del Museo dovrebbe essere il valore artistico, questo parametro non è l’unico: entrano in gioco considerazioni ulteriori, di contesto e di opportunità. Un altro parametro può essere, ad esempio, la terzietà delle istituzioni culturali pubbliche. Alla luce di queste considerazioni, il parametro artistico può anche esser ridimensionato (vedi punto 4).
2) Inopportuna, perchè il film-documentario di Emmott come opera d’arte non soffre in sé della proiezione in altra sede od in data successiva al  25 febbraio. Come opera d’arte.
Ma, se ne soffre, allora diventa evidente per me l’intento politico-elettorale. Ed in questo caso, un museo statale non deve partecipare al confronto elettorale: non sostenendo una parte.
E’ una questione anche di modo.
3) Inopportuna, semplicemente perchè potrebbe essere interpretato (e da molto lo sarà: li conosciamo) come una forma di propaganda. Cosa ben più grave, oltre ad essere potenzialmente un film di propaganda, lo sarebbe in modo surrettizio: Emmott non va in giro (in tv, per le piazze) a dire “non votate Berlusconi, che ha fatto disastri per il vostro paese”, ma affida questo messaggio ad un film-documentario (che si suppone oggettivo).
Si sostiene che la politica non deve entrare nelle decisioni artistiche, ma al contempo allora dovremmo sostenere che l’arte (ma un documentario è “arte”?) non deve entrare nella politica. Questa idea è per me aberrante: sono sempre stato convinto dell’importanza del coinvolgimento politico degli artisti (Neruda, Grass…). Anche elettorale, purchè esplicito.
4) Infine, mi sembra eccessivo il parlare di “censura”.
A parte che, così, mi viene qualche dubbio che possa esistere una censura relativa (di tempo e di luogo) per un singolo museo in un paio di settimane: la censura o è assoluta, o almeno estesa.Girlfriend in a coma” (sito) non scomparirà dal panorama artistico-culturale italiano, semplicemente dovrà trovare spazio in un tempo O in un luogo diverso.
Francamente non trovo nulla di sconcertante in tutto ciò: o il film viene proiettato al MAXXI il 26 febbraio, oppure può esser proiettato in tutta Italia, in qualsiasi cinema od istituzione non pubblica anche durante la campagna elettorale.
Vogliamo proiettarlo assolutamente al MAXXI, assolutamente ora? Va bene, ma consentiamo che la proiezione possa avvenire anche come strumento di confronto politico.

Insomma, se il documentario fosse stato proiettato al MAXXI, tutto il dibattito si sarebbe focalizzato sui intenti surrettizzi e sull’uso “partigiano” dell’istituzione-museo. Dando a B. un nuovo argomento elettorale.
Proiettiamolo altrove, facciamolo girare e lasciamo che la gente si focalizzi sui contenuti anziché sul luogo della proiezione!

Qui un commento critico.
Ma, per concludere, lascerei la parola ad Emmott nell’agenzia di Reuters (il quale, pur lamentando “censura e stupidità” dichiara che il film potrà essere proiettato altrove).

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

4 thoughts on “lo stato dell’arte (in difesa della Melandri)

  1. Mah… in un Paese in cui l’ex premier ha occupato militarmente le (sue) televisioni, e manca poco che ce lo si trovi pure alla Prova del Cuoco, con buona pace della par condicio, io mi farei meno problemi della Melandri. Detto questo è meglio non dare al centrodestra la possibilità di una facile polemica (come fa la vittima berlusconi non è capace nessuno), tantopiù che la visione del film non avrebbe spostato neppure un voto. L’elettorato del Nostro bazzica più il salotto della D’Urso che le istituzioni culturali come il MAXXI.

  2. Concordo anche io che gridare alla censura è esagerato; tanto più che come dici tu ‘sto film potrebbe essere mandato in onda ovunque e in qualunque momento; non ho capito perché proprio in campagna elettorale… che poi era chiaro chi si sarebbe scatenata la polemica: sarà mica stata una mossa promozionale a favore dell’ennesimo film sull’argomento del ‘quanta è brutta l’Italia di Berlusconi’ (e però in questi anni è anche stata l’Italia di Prodi, D’Alema, Veltroni, Fini, Casini, Mastella), che altrimenti sarebbe fosse passato inosservato, visto che credo che pure gli antiberlusconiani più agguerriti di ‘sti film ne abbiano le scatole piene: sappiamo benissimo com’è l’Italia senza che ce lo vengano a sbandierare i sudditi di Sua Maestà Britannica… che pure loro tra l’altro i loro bravi scandali negli ultimi anni ce li hanno avuti…

  3. sono deluso da me stesso, mi aspettavo commenti molto più aspri su questo post.
    lieto comunque di trovarvi concordi.
    entrando nel merito dei vostri commenti:

    @ RW: è vero, lo scrupolo per B. da parte della Melandri è eccessivo, ma forse è più uno scrupolo per chi B. non lo regge…
    comunque verissimo che il film non avrebbe spostato voti, quale che fosse la sua intenzione, ma solo alimentato una futile polemica (come dico sotto: mancano le premesse perché la maggioranza degli italiani ne capisca il senso).
    più opportuno sarebbe proiettarlo altrove.

    @ crimson: boh, credo che possa dare un contributo alla comprensione degli ultimi 20 anni, sia da destra che da sinistra.
    …magari comprensione che ha anche un senso elettorale, anche se ne dubito: mancano le premesse di fondo perché gli italiani ne capiscano il senso, ora come ora.

  4. che poi non è neanche sto granchè il film. insomma trito e ritrito minestoncino, a me è parso così. la melandri insomma però poteva non far la maestrina, che non ce n’è bisogno proprio di maestrine di quella fatta, ora come ora.

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