atto di fede?

Innanzitutto, sono vivo. E’ stato uno shock, un colpo veramente duro di cui parlerò a breve. Ma sono ancora qui.
Ma vengo piuttosto all’oggetto di questo post…

Repubblica pubblica domenica una curiosa, quanto scandalosa, notizia (qui il link da giornalettismo che la riprende): una bambina in provincia di Brescia non potrà fare la prima comunione, poiché -in quanto celiaca- non può assumere il glutine contenuto nelle ostie.
Cito testualmente: ‘«Per la Chiesa, infatti, senza glutine un’ostia non è un’ostia, e non si può consacrare». La spiegazione, per la dottrina, è chiara: senza glutine una farina non è farina, cioè non c’è panificazione. E Gesù ha consacrato pane. La Chiesa deve essere certa, insomma, che il glutine nelle ostie ci sia, per poterlo assimilare al corpo di Cristo.
Al punto che alla famiglia è stato vietato anche di portare delle proprie farine da benedire per l’occasione.

Ora, la mia prima reazione di fronte ad una simile, sconcertante assurdità è stata quella di pensare “poco male“: ragazzina mia, considerati fortunata ad essere esclusa, rigettata da una simile setta di fanatici.
Ed, in tutta sincerità, penso ancora che sia così, che per quella bambina tenersi alla larga dal cattolicesimo sia solo un bene.
Tuttavia, mi pongo anche dall’altro lato della medaglia: ammesso e non concesso che sia un desiderio della diretta interessata, e non -invece- dei genitori che protraggono solo un’usanza, trovo sconcertante e palesemente assurdo che un dogma di fatto (stabilito nel 1995!!, quindi ancora ben lontano dall’avere quella mistica autorità derivante dal passato), senza alcun fondamento spirituale, né -ovviamente- scientifico, possa determinare una scelta tanto ingiusta.
Dico ingiusta in senso stretto, ovvero come trattamento differente di situazioni uguali.
L’unica differenza fra la ragazzina di cui parliamo ed i suoi coetanei è la celiachia, malattia di cui non è certo responsabile e che comunque nulla ha a che vedere con il suo stato di fede.
Il punto rilevante dovrebbe, in materia religiosa, esser proprio la fede. Invece, una condizione di fatto, fissata da una regola arbitraria prevale su questo banale ragionamento.

Cosa palesemente assurda.

Mi conforta in parte e mi conferma quanto ingnoranti e bigotti siano spesso i prelati, leggere dalla parrocchia di Rometta che da precise indicazioni sulla comunione per celiaci tramite ricorso ad ostie prodotte in Germania.
Non so se sia solo un’astuta soluzione per aggirare la norma, in ogni caso è una dimostrazione di ragionevolezza.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

3 thoughts on “atto di fede?

  1. ommadonnamia. no ma senti io credo che anche il celiaco più celiaco del mondo anche se si mangia una particola, dai, mica muore. e se è benedetta poi. cioè sarà tipo meno di un grammo a settimana, vuoi che dall’alto non vedano e provvedano. ecco, la smetto con la blasfemia, la smetto va bene.

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