due pensieri sulla legalità

Durante la campagna elettorale, sfogliando programmi vari e vari volantini delle iniziative politiche, capitava spesso di trovare la categoria “Legalità e sicurezza“.
Tanto per cominciare questa discussione, vorrei rabaltare questa categorica con la seguente formula:
Legalità è sicurezza“.

Potrà sembrare una banalità, ma credo sia utile per lo spiriti di civismo italiano inziare ad argomentare questo aspetto: la legalità è la prima e principale forma di sicurezza pubblica che si possa avere.
Perchè la legalità, il rispetto per la legge, implica la perfetta prevedibilità delle conseguenze di ogni azione.
Credo fosse di Wittgenstein (ma ne dubito fortemente) l’affermazione “quando seguo una norma, non scelgo“. Ma il punto è esattamente questo: la norma sceglie per noi l’azione e le sue conseguenze. E questo da una certezza di tutti e ciascuno sugli eventi successivi.

Per fare un esempio: se tutti passano solo col verde, quasi certamente non avremmo incidenti agli incroci. Abbiamo una perfetta corrispondenza biunivoca: se A, allora B.
Ma se uno passa col rossi, allora le possibiltà, le variabili, diventano molteplici ed imprevedibili. Qui non c’è una corrispondenza predeterminata: se C, allora X, Y, o Z (Caio potrebbe comunque evitarmi, oppure potrebbe investirmi, oppure schiacciarmi solo un piede, o prendere la vecchietta che passa dopo di me o il tizio in bici che sfreccia). Di più: non solo non c’è prevedibilità e corrispondenza sulle conseguenze immediate, ma non c’è neppure su quelle a lungo termine.
Tornando all’esempio: se rispetto la regola, non avrò ripercussioni (nessuno mi cercherà per punirmi, né per darmi un premio). Ma se non la rispetto, potrei essere perseguito dalla polizia e dalla giustiza. O potrei essere ignorato. Potrei essere processato. O potrebbero decidere che non è il caso. Potrei essere condannato. O potrei essere assolto.
Ovviamente ci sono regole per ognuno di questi casi, ma l’alea aumenta.

Seconda riflessione:
La legalità delle piccole cose.
Ci penso da un pò di tempo, l’Italia avrebbe bisogno di una campagna di “legalizzazione”. Un pò come una campagna di moralizzazione: non nel senso di rendere legali cose che attualmente non lo sono (bhè, magari qualcuna sì…), ma nel senso di instillare un senso di legalità nei cittadini.
L’idea è semplice (un pò come per la droga): se dopo svariate esperienze con piccole violazioni delle norme so che la farò sempre franca, sarò più portato a maggiori violazioni delle norme stesse.
Questa è la stessa logica (al contrario) che funziona con le dittature ed i totalitarismi, più ci si immerge nel sistema, più è difficile uscirne. Lo dico estremizzando un pò, ma il meccanismo è esattamente lo stesso: un pò ci si fa l’abitudine, un pò non si vedono alternative.

Ricorro anche qui ad un esempio, questa volta concreto: nella stazione della città dove lavoro è stata recentemente modificata la viabilità. Il vecchio attraversamento pedonale dinnanzi l’uscita è stato spostato un centinaio di metri a sinistra, ma tutti o quasi continuano ad attraversare nel vecchio posto, con conseguente aumento del pericolo nel traffico. In realtà questo è solo un esempio come potremmo trovarne mille altri (penso a quel piccolo-grande gesto d’inciviltà di non lasciar smontare da un mezzo prima di salirvi, ma anche alla pratica di prendere la porta sbagliata).

Ecco, allora io lancerei una grande campagna di “legalità nelle piccole cose”: inviterei tutte le autorità pubbliche più prossime ai cittadini (in primis quindi i comuni) ad emanare una chiara disciplina su questi aspetti eppoi avviare un momento “di combattimento” contro queste infrazioni: moltiplicare i vigili e i poliziotti “di quartiere” a controllare queste piccole infrazioni, multare immediatamente i trasgressori (basterebbero anche 3 euro), ma farlo con una furia (sì, una furia) impressionante: qualche giorno di controlli e multe a tutto spiano.
Controlli e sanzioni che facciano chiaramente capire che dalle violazioni delle regole derivano conseguenze.

Perchè se in questo paese non rispettiamo la legalità neanche nelle più piccole cose, è difficile immaginare che la si possa rispettare nelle questioni maggiori: che non si evadano le tasse, che non si rubi, non si corrompa…
Iniziamo quindi dalle cose piccole, semplici, quotidiane.
Legalizziamo l’Italia.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

5 thoughts on “due pensieri sulla legalità

  1. Concordo; l’area delle ‘piccole cose’ è quella dove la ‘legalità’ si accoppia alla ‘civiltà’: è lo stesso discorso del buttare gli oggetti ingombranti, o la semplice immondizia: per i primi esistono aree apposite, o periodici punti di raccolta; eppure c’è chi si ostina a lasciare materassi, televisori e quant’altro vicino ai cassonetti (almeno qui a Roma); per l’immondizia ‘comune’ è ancora peggio, perché se c’è il cassonetto pieno non ci si prende manco la briga di fare cinquanta metri in più per andare al successivo e si butta il sacchetto lì, dove capita… Entro poche settimane nel mio quartiere scatta la cosiddetta raccolta ‘porta a porta’ (sul metodo ancora non si sa nulla): voglio proprio vedere come va a finire…

  2. Concordo. Se uno infrange le regole per le sciocchezze… figuriamoci per le cose serie.

    Ad esempio attraversare a piedi con il semaforo rosso… andare sui mezzi per due fermate senza biglietto… non rispettare le code e fare i furbi (quando succede comunque io divento una bestia e mi impunto)…

  3. @ crimson: esatto. ci sono un sacco di piccoli comportamenti illegali che vengono lasciati passare… se vogliamo riportare un pò “d’ordine” in questo paese, dobbiamo cominciare anche da questo.

    @ Gabriella: ovviamente c’è anche questo aspetto da tener ben presente.
    ho preferito tuttavia non includerlo per focalizzarci soprattutto sul problema più “terra terra” per la condizione italiana.
    ovviamente la legalità da sola non può pienamente assicurare la giustizia (anche se, senza dubbio, aiuta).
    ma in un paese come l’Italia, parlare tanto di legittimità di “diritti” (o pretese) potrebbe avere l’effetto distorto di alimentare ancora la tendenza a disattendere le norme generali.

    @ ipitagorici: mi impunto anche io. ma a volte vorrei non esser solo, o, almeno, vorrei avere l’autorità per far valere le buone ragioni del diritto… anche a costo di farmi odiare

    @ luigi: e noi non vogliamo che questo diventi un paese civile, vero??? (scherzo, ovviamente)
    però per moltissimi è così…

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