recensione 20 e 21: “Cristo col fucile in spalla” e “L’onda”

Bhè, sta diventando un bella abitudine quella di abbinare assieme la recensione di un libro e di un film, spero di poter continuare su questa traiettoria. Fra l’altro, oggi due opere accomunate da una certa “politicità”

Recensione 20:

Cristo col fucile in spalla

Raccolta di reportages del reporter polacco Ryszard Kapuscinski focalizzati sulla figura del “ribelle“: dai fedayin palestinesi, passando per i guerriglieri del centro america sino alle prime lotte per l’indipendenza del Mozambico.
Scritti frCristo-con-il-fucile-in-spallaa gli inizi degli anni ’50 e la metà dei ’70, Kapuscinski racconta dei propri incontri con numerosi “ribelli” in svariate aree del mondo (Medio Oriente, America Latina, Africa).
Ribelli cui l’autore da uno spessore non solo storico, ma anche precisamente ideale: le motivazioni personali, i fatti antecedenti, la morale, la logica e l’esclusione di alternative sui quali si fonda la scelta della lotta assumono una precisa connotazione, un’inquadratura personale, politica e (lo ribadisco) etica che passa spesso in secondo piano.
Pensiamo all’assassino di Karl von Spreti in un Guatemala già martoriato da decenni di dittature e omicidi politici; oppure pensiamo al terrorismo ebraico che spinge i palestinesi a reagire; o -infine- pensiamo agli albori della lotta per l’indipendenza del Mozambico.
In alcuni passaggi, lo stile del reporter polacco ha tocchi straordinari: oltre alla passione che Kapuscinski mette nel raccontare la lotta degli oppressi, vi aggiunge anche una sottilissima ironia nei confronti dei dominatori (spettacolari, in questo senso, le pagine sui dittatori militari guatemaltechi analfabeti o sui soldatoni biondi americani). Ironia talmente sottile che spesso è quasi impossibile percepire l’orientamento politico dell’autore: non che questo debba trasparire, anzi ne va pieno merito a Kapuscinski il saper scrivere e riportare i fatti senza eccessi politici, tuttavia sarebbe stato irrealistico che un giornalista del blocco sovietico non avesse un atteggiamento critico verso gli USA e l’ “imperialismo”.
Ad ogni modo, la narrazione dei fatti di Kapuscinski è estremamente coinvolgente: iniziato il libro, l’ho finito in appena una settimana. Ciò è probabilmente dettato dallo stile giornalistico, dalle informazioni storiche e dalla molteplicità di aneddoti. Ma, senza alcun dubbio, non è affatto facile tenere assieme una tale mole di informazioni  senza renderle pensati e poco accessibili per un lettore -come quello di un giornale- che difficilmente ha tutti i necessari riferimenti pregressi.
Ecco, dobbiamo tenere a mente che Kapuscinski è giornalista.
Giornalista esperto, ma ancora curioso; conoscitore amico e coinvolto di molti protagonisti di fatti narrati; neutrale, ma appassionato: nelle sue parole, anche quando possono sembrarci più di parte (ad esempio, nelle prime pagine sui palestinesi), ritroviamo una verità storica che troppo spesso è stata dimenticata.
Addirittura emozionanti (oltreché estremamente istruttive e riflessive) le pagine finali dedicate al confronto fra Allende e Che Guevara e sul leader del FRELIMO , Eduardo Mondlane, perchè la lotta deve anche essere un movimento morale.

Recensione 21:

L’onda

Avevo scritto la prima recensione di questo film di Dennis Gansel già la sera della sua prima ad Hamburg, quando uscì nel 2008 (magari se la trovo ve la integro qui), ancora oggi ne condivido l’entusiasmo iniziale: un gran film.
Di Gansel, incidentalmente, ricordo che è stato recentemente mandato in ondaL'Onda un altro film I ragazzi del Reich” sull’educazione della futura classe dirigente del nazismo. Anche questo, un film apprezzabile. Per me, un esponente del nuovo cinema tedesco di tutto rispetto.
Preciso tuttavia che forse stilisticamente soprattutto “L’onda” non è un capolavoro. Probabilmente lo stile, l’ambientazione, le scelte tecniche sono un pò semplicistiche- adatte più ad un teen movie o ad uno sceneggiato televisivo che ad una pietra miliare della cinematografia. Ma, per correttezza, devo anche dire che forse questa scelta rientra in preciso canone stilistico di un certo “realismo tedesco” degli ultimi anni, molto concreto e senza ricami.
Ad ogni modo, quello che più conta in un film come L’onda” è, a mio modestissimo parere, la storia. La storia qui è una riambientazione nella Germania contemporanea di un esperimento avvenuto in California del 1967 durante un’attività scoltastica: la Third wave. Spiegare tutti complessi meccanismi di “dominazione” e “violenza” che si instaurano in appena una settimana e che conducono alla creazione di un “fascimo” su scala ridotta sarebbe impossibile, basti quindi ricordare qui -anche come suggerimento al lettore- come ciò sia possibile tramite alcune semplici mosse.
Questo l’oggetto del film: un professore deve tenere un corso sull’autocrazia durante una settimana a tema nel proprio liceo; tramite una serie di semplici decisioni il professore instaura prima la propria “autorità”, poi -quasi per automatismo- quella del gruppo. Vi sono pochi dissenzienti ed inizialmente la coesione del gruppo, la collaborazione interna e l’affiatamento che supera precedenti divergenze danno ottimi risultati (partecipazione, interesse dei ragazzi… persino la preside, inizialmente critica verso il prof ora ne approva compiaciuta i risultati): solo quando le conseguenze più estreme e violente verso i dissenzienti cominciano a palesarsi ci si rende ormai conto della reale situazione. Ma ormai è tardi.
Conclusa la visione del film, il mio commento è stato “c***o! spererei tanto che tutti i ‘grillini’ l’abbiano vista…“, purtroppo, l’unica risposta in tal senso che mi è arrivata è stata del tenore “all’Italia servirebbe un bel ritorno all’ordine“. Ah però.
Non voglio scatenare vecchie diatribe già sostenute anche in questo blog, ma anche in questa occasione credo sia utile ed opportuna una riflessione: il Movimento 5 Stelle soffre, a mio giudizio, di un vulnus identico a quello che si vede nel film. La tendenza ad un potere autocratico.
Autocratico nel senso che non è possibile, non è tollerabile il dissenso rispetto all’indirizzo del capo (autodefinitosi tale) Beppe Grillo (emblematica in questo senso la dichiarazione sull‘art. 67 Cost.); autocratico nel senso che tende a denigrare, offendere e -potenzialmente- sottomettere ogni forza e/o espressione concorrente (vedasi dichiarazione sul raggiungere il “100% dei voti”); autocratico nella parvenza di democraticità di alcune decisioni (nel film: la scelta del capo e del nome; in M5S: i candidati ed alcune linee politiche).
Un rinnovato invito alla meditazione.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

7 thoughts on “recensione 20 e 21: “Cristo col fucile in spalla” e “L’onda”

  1. Il giornalista polacco è uno dei miei autori preferiti anche se purtroppo sono riuscito a leggere solo Ebano, a tratti perfetto, e il reportage sulla rivoluzione in Angola di cui ora mi sfugge il nome, quello con la caratterizzazione perfetta dei protagonisti e la splendida icona della soldatessa… grande autore !

  2. Ho visto il film, che – come giustamente fai notare – si fa apprezzare in modo particolare per la storia raccontata, che prende lo spunto da una vicenda realmente accaduta.

    Condivido il tuo invito alla meditazione. Un movimento politico che adotta una struttura tendenzialmente settaria, in cui gli iscritti sono di fatto degli adepti docili ed obbedienti rispetto al capo che stabilisce e decide come far rispettare le regole; un movimento che propugna l’abbattimento della classe politica e la sua sostituzione da parte di cittadini che si fanno interpreti e diffusori di un “pensiero migliore”, ha tratti inquietanti e sicuramente antidemocratici.

  3. @ franz: però non vale, caspita, pensavo che almeno con Gansel riuscissi a coglierti impreparato…. non c’è gara!

    @ ipitagorici: credo tu ti riferisca ad “ancora un giorno”, è il secondo libro di Kapuscinski che per l’occasione mi sono comprato. conto di leggerlo a breve.

    @ RW: gli elementi di riflessione ci sono tutti. certo che parlarne “dall’esterno” è facile… però dovremmo tutti meditare sul senso e sul metodo di questo movimento, in fondo tocca punti essenziali della democrazia.

  4. disse una volta un tale, messo sulla croce:
    SIGNORE, PERDONA LORO PERCHE’ NON SANNO QUEL CHE FANNO
    magari un giorno, qualche grillino se ne accorgerà…

  5. Pingback: recensione 44: “Un indovino mi disse” | redpoz

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