a volte ritornano

Sabato sono tornato a Lyon, gita brevissima -più stancante che altro- che mi ha comunque permesso di rivedere dei vecchi amici e godermi la città del mio ultimo semestre universitario.
Lyonnais toujours.

A volte ritornano. Ieri, invece, mentre controllavo come stanno i vari conoscenti in giro per il mondo, è riapparsa Ari.
Qualche settimana fa era invece toccato ad Anna riappalesarsi, almeno nel mondo digitale.
Ari era una compagna di classe alle superiori, uno splendore (per esser brevi), d’un paio d’anni più di noi. Diciamo che all’amico F. ha causato più di qualche “problema emotivo”…. Ad ogni modo, si è rifatta viva: ha commentato una vecchia foto (ah, le vecchie foto… non esiste nulla di peggio) ed è riapparsa nell’orizzonte delle nostre esistenze (mia e di qualcun’altro).
A questo punto, la curiosità dopo 6-7 anni di totale ignoranza, è tanta. Ed il  modo più semplice ed intuitivo per vedere cosa è successo ad Ari in questi anni è controllare la sua mappa (gentilmente fornita dal sig. Zuckenberg) e le sue foto. Insomma, cosa vedo? La vedo in un bel vestitino bianco (ottimamente portato, giusto per dire) col bouquet di fiori ed il riso che le piove addosso.
Orpo, la Ari si è sposata. …F. ci resterà male!

A volte ritornano. Ecco, la Ari si è sposata. In fondo ha un paio d’anni più di me ed F. Un’età abbastanza giusta, direi, ma non riesco a togliermi dalla testa l’idea di shock, come se fosse un fatto inspiegabili ed incompresibile. Sposarsi? A quell’età?
Anche Eug si è sposato da un pezzo, ma in fondo, di lui lo sapevamo. Ce lo aspettavamo. E ne eravamo anche tutti contenti, dopo una storia liceale con qualche alto e basso.
Anche Anna scopro che si è sposata… lei che a diciotto anni predicava “tutte le mie amiche hanno già l’anello [!!], io non ci penso proprio”. No, a quanto pare non ha dovuto pensarci molto.  Ma aveva il ragazzo da decenni.
Boh.
Chi altro? Sicuramente qualcun’altro si è buttato in questa follia. Dovrei controllare, ma scommetto che questi non sono i soli. Tutti ventenni, sposati.

A volte ritornano.
Fa strano rivedere, incrociare di nuovo nelle nostre esistenze, queste persone con abbiamo condiviso anni lontani; apprendere come sta andando.
Scusate la citazione, ma per il momento è la migliore che mi viene:

ma adesso dimmi
com’è andata?
com’è stato
il viaggio di una vita li con te?
io spero solo tutto bene
tutto come
progettavate voi da piccole
stai bene li con te?

Per carità, non mi metterò a chiedere alla Ari un que tal? che riassuma gli ultimi sei-sette anni. Ma un pò di curiosità c’è.
Magari, così almeno mi pare, non tanto per lei o per chissà chi altro. In realtà, di quella classe sarei veramente curioso di sapere come va, cosa è stato solo di un paio di persone.
Soprattutto, vorrei capire certe scelte che hanno fatto. Almeno cercare di capirle. (Non so se ci riuscirei).
Tanto per dire, sposarsi ora (o, come altri hanno fatto, un paio d’anni fa) per me sarebbe incomprensibile.
Ma forse neanche tanto… insomma, dipende. E non dipende neanche tanto da me, almeno non solo.
Comunque, ora come ora mi è incomprensibile: immagino avrei potuto accettare una vita nella quale non sono andato in Cambogia, in Tanzania, nella quale un’ipotetica moglie mi avrebbe seguito a Trento o Lyon. Immagino potrei.
Ma ora non posso: ora non posso proprio credere che le mie esperienze nel prossimo futuro, lo sviluppo delle mie aspirazioni o le mie future iniziative dipendano da qualcun’altro con cui condividerle e senza la cui condivisione resterebbero bloccate.
Non fatico a pensare che possa essere una bella cosa.
Ma a questa età? Per carità, come detto, potrebbe anche essere un’età giusta: in fondo siamo tutti ormai più vicini ai trenta che hai venti, di quella classe.

A volte ritornano. Mi sembra tanto di essere in quelle pagine di Milan Kundera (anche ne “L’insostenibile leggerezza dell’essere“), dove -dopo essersi focalizzato su un protagonista ed una storia-, improvvisamente si sposta e si focalizza per un attimo su un personaggio fino ad allora secondario, giusto per darvi una “sbirciatina” di qualche pagina e vedere come andranno le cose per lui, nell’altra vita, nell’altra storia.

A volte ritornano. Ritornano queste vecchie conoscenze per interrogarci, per farci domande su cosa siamo, cosa eravamo, cosa siamo stati, cosa avremmo potuto essere, cosa non siamo, cosa siamo diventati. E chi siamo, eravamo, avremmo potuto… e con chi siamo.
Ritornano, anche se si tengono a distanza e non dicono nulla, indagano.
Scrutano. Ecco: ombre che scrutano.
No so cosa dicono o pensano rivedendomi. Come detto, non mi interessa neppure molto.
Però sarei curioso di conoscere le loro reazioni a prospettive di vita tanto differenti: la reazione a vedere, come sta capitando a me, scelte agli antipodi dalle proprie. Insomma, la reazione al confronto fra quello che sono, quello che hanno fatto e quello che è, quello che ha fatto gente “come loro”, gente con la quale hanno passato anni nel banco affianco. La reazione al confronto fra un matrimonio e tre mesi in Tanzania. Fra la mia vita e la loro.
Io trovo incompresibile accasarsi alla nostra età. E loro? Probabilmente lo trovano normale.
E cosa pensano di viaggiare fra Phnom Penh ed Hanoi? Cosa pensano di studiare ad Hamburg? Cosa pensano di ventiquattro ore in bus fra Montevideo e Mendoza? ….

Maledetti.

Però non farei cambio.
O no?

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