e che ve lo recensisco a fare? (recensione 22)

So di avere lettori intelligenti, colti e curiosi, ma stavolta non riesco a togliermi di testa l’impressione che questa recensione sia inutile ed i pochi che comunque la leggeranno non ne saranno certo stimolati all’acquisto del libro…
Ho già provato in passato a recensirvi e commentare testi “tecnici” come “Lo stato di eccezione” di Giorgio Agamben, “L’arte della guerra” si Sun Tzu e persino “Lampi” di Albert Barabasi (anche se solo ora mi rendo conto di non aver mai detto una parola su “Il diritto mite” di Gustavo Zagrebelsky), ma stavolta probabilmente esagero…
Esagero alla grande, ma non so veramente cosa fare se ultimamente le mie letture sono così… tecniche?
In realtà non sono neppure propriamente tecniche.
Esagero alla grande stavolta, perché si tratta di un testo borderline fra storia e diritto. Storia del diritto, ma chi se lo leggerà mai un librozzo di 600 pagine così?
Nessuno, appunto. Ma lo recensisco lo stesso.
In qualche modo dovrò pur tenerlo vivo ‘sto blog.

Ordunque, parliamo di “Diritto e Rivoluzione” di Harold Berman, giurista e storico americano.
L’avevo preso convinto che parlasse, chessò, di “roba rivoluzionaria” (leggasi: roba da comunisti): anche se non pretendevo che parlasse del diritto in URSS fra il 1915 ed il 1920, speravo almeno facesse una panoramica fra varie rivoluzioni e diritto conseguente.
Invece, parla di una sola precisa rivoluzione: la rivoluzione pontificia (quella che viene generalmente chiamata “lotta per le investiture“) di Gregorio VII, culminata con il Concordato di Worms del 1122 (giusto per darvi un riferimento storico).
E pensare che ho sempre detto di non sopportare il medioevo… sarà contento il mio prof di storia del diritto all’università, a sapere che ho letto ‘sto mattone!
Epoca, insomma, in cui il potere spirituale-ecclesiastico della chiesa si separa nettamente da quello politico-temporale dei re fino ad allora profondamente intrecciati, dando vita ad un proprio ordinamento giuridico; epoca della prima riscoperta del Corpus Iuris Civili di Giustiniano e del diritto romano in genere; epoca di nascita delle università; epoca del Decretum Gratiani; ma anche epoca della ri-nascita delle città e commerci europei; epoca del feudalesimo e delle prime affermazioni del potere regio.
Per noi giuristi: epoca di Glanvill, Irnerio, Accursio e tutta quella gentaglia che volenti o nolenti ci ha dato le basi del nostro diritto.

Un pò per antipatia storica, un pò per “paraocchi ideologici” miei, concordo con poco di quanto scrive Berman, ma non posso fare a meno di riconoscere la precisione e la profondità della sua analisi (analisi, peraltro, almeno in parte confermata da autori come Boeckenfoerde).
Cercando di semplificare al massimo le cose, l’affermazione ecclesiastica del papato e simultanea privazione di ruoli religiosi-ecclesiastici dei re europei diedero origine al primo ordinamento giuridico sistematico dell’Occidente (nella fattispecie, d’Europa), inspirato in larga parte (ma non esclusivamente) sul riscoperto diritto romano giustinianeo, fu da modello ai successivi ordinamenti giuridici regi (e poi nazionali) dei diversi regni europei (i quali, parzialmente, furono influenzati anche dalle tradizioni giuridiche tribali dei rispettivi popoli).
Soprattutto, lo sforzo di Berman è mostrare sia la comunità di alcuni elementi fra gli svariati ordinamenti, sia la continuità di alcuni tratti essenziali del diritto occidentale dalla rivoluzione pontificia in poi. Soprattutto su questo punto dissento, almeno in parte. Ma non si può negare -né sarebbe corretto o utile farlo- che effettivamente le differenze furono molto accentuate dalla storiografia “nazio-centrica” dal 1800 in poi. Insomma, le comunanze vi sono eccome.
Altrimenti, anche il lavoro di armonizzazione dell’Unione Europea sarebbe ben più arduo.

Non mi spingo al punto di dirvi di leggere questo saggio di Berman, ben conscio che per mole e materia non sarà mai fra le potenziali letture. Tuttavia posso dire che si tratta di una bella ricerca storica, per alcuni versi affascinantem dettagliata e precisa, ricca di riferimenti giuridici, filosofici e biografici. Ricerca che potrebbe aiutarci molto nella comprensione del nostro sistema giuridico come “Occidente”.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

2 thoughts on “e che ve lo recensisco a fare? (recensione 22)

    • mannò, forse ho dato una cattiva impressione: in realtà il testo è abbastanza semplice, a volte persino pedante nel ripetere casi, esempi e fatti rilevanti. insomma, una lettura abbordabile, nonostante il tema non comune

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