bye bye Maggie

E anche Maragaret Thatcher ci ha lasciati (o, meglio, li ha lasciati).
E’ morta ad 87 anni la iron lady conservatrice della politica britannica, prima donna premier e fautrice della grande svolta liberista degli anni ’80 assieme al collega Reagan negli Stati Uniti. Probabilmente, senza quei due il mondo sarebbe stato diverso. Quanto non si sa.

Margaret Thatcher è morta, lasciando spazio alle commemorazioni, ai necrologi, ai rimpianti, agli special storici e biografici.
E’ irriverente fare un revisione del suo operato politico negativa immediatamente dopo la sua morte? Probabilmente.
Ma probabilmente, dopo decenni di lodi, è anche opportuna.

Margaret Thatcher, la donna che vinse nelle Falkland, che vinse nelle miniere, che vinse contro l’Europa, che non si fece piegare dagli irlandesi. La donna che rimise in piedi l’economia britannica, la donna che diede un nuovo corso al capitalismo.

Partissi in questa disamina dagli aspetti economici, il mio giudizio sarebbe sin da subito troppo influenzato e negativo verso la Thatcher.
Quindi partirò da quello che è unanimamente considerato il suo successo: la vittoria nelle Falkland nel 1982 che causò anche la fine della dittatura militare argentina.
Ricordiamo però che la stessa politica della Thatcher potrebbe esser considerata non propriamente fra le “cause”, ma quantomeno fra i “segnali” che facilitarono lo scoppio del conflitto: senza dubbio, le scelte di budget furono determinanti nel ridurre la presenza militare nelle isole (cito en.wikipedia: Thatcher was criticised for the neglect of the Falklands’ defence that led to the war); in secondo luogo -almeno indirettamente- l’atteggiamento notoriamente poco dialogante della premier potrebbe aver bloccato preventive soluzioni diplomatiche (perfetto esempio ne sia la scelta di affondare la nave argentina Belgrano con conseguente escalation del conflitto).
Questo senza nulla dire dell’aiuto cileno gentilmente offerto dal gen. Pinochet, cito direttamente da en.wikipedia: Lady Thatcher claims that General Pinochet gave Britain “vital” support during the war
E senza nulla dire sulla solita retorica del valore della vita umana.
Ma la questione interessante sarebbe un’altra: premesso che la Gran Bretagna vinse la guerra anche grazie all’aiuto e supporto di vari altri Stati (già citato il Cile, ma anche Francia, Stati Uniti e Colombia) ed inizialmente l’Argentina poteva ben ritenere di ottenere una facile vittoria, avendo occupato praticamente senza colpo ferire Port Stanley e l’arcipelago. Insomma, se il grande merito della Thatcher fu quello di dare il “colpo di grazia” alla junta militar argentina, che ne diremmo oggi se avesse perso la guerra? Invevitabilmente, il giudizio dovrebbe essere di severissima condanna per aver lasciato sopravvivere la dittatura militare.
Non è questione di se e ma, bensì di concrete prospettive storiche.
http://www.youtube.com/watch?v=TdVI8ZrRUUo&feature=youtu.be

E nessuno dice nulla del supporto fornito ai khmer rouges contro lo Stato fantoccio instaurato dai vietnamiti dopo la liberazione del 1979.

Ma ben peggio dobbiamo dire riguardo alla sua posizione verso l’Unione Europea: quelgive me my money back” all’origine del trattamento budgetario di favore per la Gran Bretagna nell’UE; quell’aperta ostilità all’unione politica e all’ingresso nell’unione monetaria (contro, ad esempio, il parere del proprio ministro delle finanze Nigel Lawson- en.wikipedia). Tutte scelte che sono alla base del complicato rapporto odierno fra Gran Bretagna ed UE, scelte che hanno alimentato questa ambiguità di fondo e che complicano fortemente il funzionamento dell’Unione Europea.
Insomma, dovremmo dire che la politca estera della Thatcher fu -se non un discreto fallimento- quantomeno fortemente influenzata (come quella interna) da fattori fortemente ideologici che impongono un giudizio severo.

Vogliamo vedere la politica interna? Vediamola:
Irlanda del Nord- l’intransigenza della Thatcher nel trattare con l’IRA per le condizioni dei prigionieri spinse alcuni di loro (Bobby Sands e compagni) ad uno sciopero della fame sino alla morte.
Privatizzazioni- sfatiamo intanto il mito della competitività: Some of the privatised industries, including gas, water, and electricity, were natural monopolies for which privatisation involved little increase in competition, inoltre diversi economisti riconoscono ormai come alcuni degli effetti positivi delle privatizzazioni già stessero avendo luogo durante la nazionalizzazione delle imprese coinvolte. Ma penso qui in particolare alla privatizzazione delle ferrovie, giudicata dall’Economist “un disastro” (sempre en.wikipedia) ed i cui tragici incidenti degli anni ’90 e 2000 dovrebbero essere prova sufficiente. Anche in tema di finanza dovremmo avere un giudizio simile a quanto espresso sopra per i rapporti con l’Unione Europea, infatti la grande liberalizzazione finanziaria spinta dalla Thatcher può facilmente esser ricollegata al diktat che oggi la City esercita sulla politica britannica in materia economica.
Economia- in sintesi, la Thatcher seguì la classia ricetta neoliberista del taglio delle tasse, preferendo le imposte indirette (es. IVA) a quelle dirette sul reddito (es. IRPEF); ricetta che ebbe come evidente conseguenza l’aumento delle disuguaglianze sociali (esempio di questo è la cosiddetta poll tax– imposta locale di importo fisso per ciascun cittadino, in luogo della tassazione sugli immobili; anche questa condusse a forti rivolte). Parallelamente, vi fu la netta politica di taglio della spesa pubblica (istruzione, sanità…) che condusse alle violente proteste del 1981.

Una bella sintesi in materia economica è offerta in wikipedia: Thatcher’s premiership was also marked by high unemployment and social unrest, a legacy of mismanagement by the previous government and many critics on the Left of the political spectrum fault her economic policies for the unemployment level; many of the areas affected by high unemployment as a result of previous government policy as well as her monetarist economic policies have still not fully recovered and are blighted by social problems such as drug abuse and family breakdown, giudizio che dovrebbe farci riflettere e ripensare sulla comune opinione riguardo le politiche del thatcherismo.
Ma anche per quanto riguarda i cosiddetti “diritti civili” non c’è di che essere entusiasti: recentemente il premier conservatore David Cameron si è scusato per le sue politiche “anti gay”; diversi storici parlano dell’etica thatcheriana come modello di “populismo autoritario” reverenziale verso gli ideali e valori vittoriani opposto ad una “società permissiva”, ad esempio anche nella censura cinematografica.

Politica che -con le dovute cautele- potremmo paragonare ad una sorta di “rivoluzione culturale” liberista in Inghilterra.
Una panoramica complessiva dei giudizi -fortemente contrastanti- sulla sua politica può essere rivenuta sul sito della BBC.

In definitiva, la politica della Thatcher rientra appieno in quel modello di “ultraliberismo” economico (non sociale) trionfante in occidente a partire dagli anni ’80. Ultraliberismo le cui conseguenze negative si vedono oggi appieno.
Politica fortemente marcata, a dispetto di quanto si vuole credere, da percezioni ideologiche; politica che ebbe conseguenze sociali gravissime sia a breve che a lungo termine.
Questo è ovviamente un giudizio politico che nulla dice sulla defuna persona di Maggie, ma che è inestricabile da essa.

Integro con questa interessante nota di Romano Prodi.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

9 thoughts on “bye bye Maggie

  1. Concordo pienamente: l’impressione è che il suo status semi-mitologico, sia dovuto più agli atteggiamenti di ‘fermezza’ (che altrimenti potrebbero essere definiti di ottusità), che non al merito delle questioni; obbiettivi lodevoli, strumenti discutibili, metodi sbagliati; però basta proporli con atteggiamento chiuso e autoritario e allora si entra nella leggenda… L’unica cosa di cui – indirettamente – va dato merito alla Thatcher è che in quegli anni per reazione ai suoi metodi abbiamo avuto un periodo di grande creatività musicale (dal metal, al post punk) nonché ‘fumettistica’ (senza la Thatcher Alan Moore non avrebbe prodotto capolavori come Watchmen o V For Vendetta). Concludo con una nota amara: la Thatcher se n’è andata in stato di demenza senile avanzata… probabilmente ricordava poco o nulla di tutto ciò di cui si sta tanto parlando in questi giorni…

  2. Ultraliberismo ( e nemmeno liberismo) che non è mai esistito in Italia, stato assistenzialista per antonomasia… si è visto che anche altri modelli possono clamorosamente fallire 🙂

  3. @ crimson: effettivamente quel periodo fu di grande fermento culturale in UK.
    Resta da capire questo sia dipeso dal suo atteggiamento, dalla sua politica o semplicemente dal disagio sociale….

    @ ipitagorici: senza dubbio, senza dubbio.
    ma a me qui premeva solo sottolineare che l’aura “mitologica” che si è creata attorto alla Thatcher ha anche tante macchie e sarebbe bene cominciare a ripensarne l’immagine e la memoria.

    @ allegriadinubifragi: esattamente, un pò di prospettiva storica sulle conseguenze è necessaria.

    @ arisio: benventuo.
    trovo curioso il tuo commento su Prodi, in quanto non mi sembra affatto possa essere considerato un “ultraliberista” come la battuta lascerebbe intendere.
    se intendi invece che anche Prodi ha responsabilità nella crisi economica, in parte è certamente possibile, ma è anche innegabile che le politiche dei governi Prodi ci avrebbero consentito di affrontarla assai meglio (ad esempio, con l’avanzo primario per ridurre progessivamente il debito e non con “salva italia” d’urgenza…)

  4. … i Francesi, come dici, se da un lato aiutavano la Gran Bretagna, dall’altro contavano i colpi andati a segno dai loro missili antinave “exocet” lanciati dai loro “super étandard o Mirage III” pilotati dagli argentini. A seguito del conflitto, la vendita di missili antinave “exocet” esplose! Tutti ne volevano nei loro arsenali … 🙂

    Estate 1982: ero in soggiorno studio nel South Dorset e potei osservare i primi effetti della politica ultra liberista della signora di Ferro. Già all’epoca si notava la separazione tra ricchi e non ricchi, tra chi poteva permettersi la jaguar o la porsche e chi, invece, doveva fare i conti per arrivare a fine mese. Il tutto divenne ancora più evidente con il passare del tempo.
    Il mio giudizio negativo del 1982 trovò, anno dopo anno, continue conferme …

  5. A me risulta che l’apparente bonario montanaro reggiano che millanta la sua bolognesita’ come il mio concittadino Guccini, si vede che entrambi si vergognano di non appartenere a realta’ piu’ nobili, abbia contribuito non poco a “privatizzare” e nella maniera peggiore il patrimonio IRI.

    @camosciobianco: io ero in GB in soggiorni studio a meta’ settanta, poi andai all’ AIR TATOO a Greenham Common nel 1983 dove vidi i cantieri lavorare a pieno ritmo per far posto ai Cruise, i manifestanti indignati, volare i Vulcan, gli Harrier e per la prima volta gli SR-71. Visitai la base di Yeovilton dove stavano ancora ancora manutenzionando i Sea Harrier reduci dalle Falkland….non notai in questo lasso di tempo grandi cambiamenti nella scala sociale britannica, era classista prima come durante che dopo la Lady di Ferro. Difficile stravolgere secoli di comportamenti e addossarne la colpa a chi ha governato, eletto democraticamente, per appena dodici anni.

  6. La morte, il passare degli anni, sono aspetti necessari per permettere una congrua analisi storica depurata dal “tifo”… anche per questo personaggio arriverà il momenti di passare dai quotidiani ai libri di storia, come per tutti, del resto…

  7. @ camoscio: concordo su tutto, in particolare che gli effetti sociali delle politiche “con l’accetta” della Thatcher si vedano ancora oggi.

    @ arisio: se parliamo delle privatizzazioni è tema diverso rispetto alle politiche liberiste di “laissez-faire” finanziario cui fa riferimento Prodi.
    ma se parliamo di queste, credo di poter dire che quelle italiane non sono state certo peggio di quelle inglesi…
    ma se tu ne sai di più, sarò lieto di leggerti.
    sull’elezione della Thatcher: senza dubbio era legittimata democraticamente -ma anche Hitler!-, ma questo non può impedire un giudizio sostanziale sugli effetti delle sue politiche.

    @ ipitagorici: la giusta distanza che ci separi dagli eventi. infatti.
    quello che preme qui sottolineare è che, dopo decenni di “tifo” pro-Thatcher, è forse il momento di capire le ragioni del “tifo” contro. che non mi pare manchino.

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