cercando l’indulgenza

Quanti errori, quante colpe si possono tollerare?
Quanto a lungo si può andare avanti chiudendo un occhio in nome della causa? Quanto a lungo si può chiudere un occhio mentre la causa si allontana?
Queste, nel profondo, le domande che mi attanagliano in queste ore quando comincia la quinta votazione per il Presidente della Repubblica mentre comincio a scrivere il post.
La mia capacità analitica, la capacità e la forza di trovare risposte, in questo momento sono affondate, impantanate di fronte a fatti che mi lasciano basito.

Sono “democratico” praticamente da sempre, ho assistito -giovanissimo- alla nascita di questo partito; in questi anni ho -come tanti- tollerato la goffaggine, l’inadeguatezza, gli errori, la malafede di una classe dirigente costantemente incapace di raggiungere gli obiettivi prefissati; come tanti altri, ho affrontato più sconfitte che vittorie, confidando sempre che un passo alla volta si potesse avanzare; ho denunciato le carenze ed i limiti, del PD e dell’intera società italiana;  ho praticamente costruito -con altri- il circolo del mio paese, volantinaggio dopo volantinaggio, dibattito dopo dibattito, elezione dopo elezione… Insomma, senza alcun ruolo dirigenziale, ho contribuito in modo essenziale all’esistenza del Partito Democratico.
Oggi, probabilmente per la prima volta, mi trovo di fronte alla reale prospettiva di lasciarlo.

E’ difficile, per chi -come me- ha comunque dedicato una parte significativa della propria vita ad un’ideale, ad un progetto, riconoscere che questo progetto era sbagliato. E’ difficile e doloroso, perché trascende le valutazioni sul progetto in sé, ma divengono giudizi sulle proprie scelte e sul proprio operato passato, su tutto quello che si è tollerato e sacrificato. Diventa un giudizio che colpisce alla radice il nostro essere.

La prova offerta dal PD in questi 3 giorni di elezione del Presidente della Repubblica è qualcosa di scandaloso, da lasciare allibiti, incompresibile per qualsiasi elettore, politicamente osceno oserei dire.
Mi reputo una persona onesta ed intellettualmente corretta: ho sempre sostenuto di esser pronto a rivedere e correggere le mie posizioni quando i fatti lo rendano necessario. Oggi, si rende evidentemente necessario un ripensamento.
Non credo sia necessario riepilogare i fatti in questione, noti a tutti.

Ieri c’è stata una riunione della direzione provinciale del PD, aperta a tutti, dove iscritti, simpatizzanti e parlamentari si sono confrontati sul punto.
Alcune relazioni dei nostri onorevoli mi hanno lasciato sconcertato: l’idea di paragonare il dissenso sul voto a Marini con il dissenso sul voto a Prodi è qualcosa di demenziale; così come l’idea di equipararle sotto il profilo delle “regole di coalizione” sottoscritte in occasione delle primarie del 2012.
Ora, questi parlamentari dovrebbero riflettere su un dato semplicissimo: se il voto per Marini è approvato favorevolmente da 220 parlamentari+delegati regionali con 90 voti contrari su un totale di 490 c’è un evidente problema. La netta maggioranza (90+150 che non hanno partecipato al voto) sono la maggioranza. C’è un problema di metodo (la votazione forzata), di contenuto (l’apertura a Berlusconi) e politico (la mancata o distorta percezione della volontà dei nostri elettori).
Ancora, da parte di molti dirigenti ed iscritti, traspare eccessiva indulgenza rispetto a fatti gravissimi. E’ inconcepibile che non si comprenda come queste scelte hanno distrutto il capitale politico e di credibilità che il Partito Democratico ha costruito, con immensa fatica, in questi anni.
Questa indulgenza non è, a mio avviso, tollerabile: una qualsiasi forma di indulgenza, di tolleranza da parte della dirigenza di simili fatti si tradurrebbe immediatamente in una condanna inappellabile da parte della nostra “base” di elettori e simpatizzanti. Insomma, nella scomparsa del PD e con esso, di qualsiasi partito riformista e “di sinistra” in Italia.
Non credo la cosa possa essere accettata, né tollerata. Quindi, quei infami 101 responsabili, dovranno subire le conseguenze: dovremo scoprire i loro nomi, farli dimettere ed espellerli dal partito. Chiunque siano.
E, se non dovessero dimettersi, prima che ci pensino gli elettori dovranno essere tutti i nostri dirigenti e rappresentanti locali a provvedere: tutto il livello intermedio del PD dovrà mandare un segnale inequivocabile alla dirigenza, un segnale che non faremo un passo indietro su questi fatti. La misura è colma ed ogni ulteriore indulgenza, ogni ulteriore tolleranza sarebbe demenziale. E l’imminente congresso dovrà essere radicale sul punto.

Adesso, il PD sarà costretto ad un governo difficile assieme al PDL. Scelta politicamente difficile, se non veramente indigeribile, ma necessaria per cercare di realizzare almeno un paio di riforme istituzionali e di misure economiche.
Ma, non dimentichiamolo mai, il PD non potrà limitarsi a questo in un futuro governo: dovrà anche pensare a temi più prettamente “di sinistra”, quali i diritti civili, l’ambiente…. altrimenti, lo spazio perso nei confronti di Grillo non si recupererà più.

Come ho già detto ai pochi dirigenti locali che ho potuto avvisare, a questo punto la questione è o loro, o noi.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

9 thoughts on “cercando l’indulgenza

  1. Su un solo punto dissento: l’articolo 67 della Costituzione vale anche per quei porci che hanno pugnalato Prodi. Non li si può costringere alle dimissioni, ma li si può espellere per ripartire.
    Io non so se sia il caso di votare la fiducia ad un Governo con Berlusconi. Continuo a ritenere di no. La mia folle idea è quella di provare a fare un Governo Rodotà, ma mi rendo conto degli ostacoli praticamente insormontabili. Sono confuso e stravolto da questa piega, a Milano l’assemblea proviciale doveva essere oggi, poi spostata a domani, poi spostata presumibilmente a mercoledì. Vedremo che cosa succederà.

    Ma lo spettacolo offerto dalla rielezione di Napolitano è, come giustamente scrivi, osceno.

  2. Il PD oggi è messo in un angolo dal quale sarà molto difficile uscire. I tragici errori compiuti la scorsa settimana e la probabile partecipazione ad un governo di larghe intese faranno sicuramente perdere un bel pò di consenso al partito. Berlusconi gongola e Grillo è già pronto ad accogliere i nuovi delusi. Chi sarà il nuovo segretario dovrà fare i salti mortali per recuperare il terreno perduto. Sempre che per allora il PD esista ancora e non si sia scisso in due partiti.

  3. Però caro Rear, se una persona di sinistra è deluso dal PD non capisco come faccia a farsi accalappiare da Grillo, quando è presente un altro partito nella coalizione come quello di Vendola.

    Partito nemmeno quello immune da colpe ma che ha avuto per lo meno il buon senso di non votare per la rielezione di Napolitano.

  4. Sel alle recenti elezioni ha perso metà del suo consenso. Si è visto invece che un’alta percentuale di elettori del M5S proviene originariamente dall’area di centrosinistra (PD+Sel+cosiddetta sinistra radicale). Se ne deduce che purtroppo Vendola non è in grado di drenare i voti da chi non vuole votare più il PD, ma che sia SeL che appunto il PD hanno portato non pochi consensi al M5S.

  5. secondo me per il Pd ci sono due strade, o diventa un partito di sinistra, e allora ha un suo senso, altrimenti diventa un partito della coalizione Monti-Berlusconi.
    in ogni caso dovrà dividersi.

    B.Brecht non sapeva quanto attuale sarebbe rimasta la sua poesia:

    AL MOMENTO DI MARCIARE
    MOLTI NON SANNO
    che alla loro testa marcia il nemico.

    La voce che li comanda
    è la voce del loro nemico.

    E chi parla del nemico
    è lui stesso il nemico.

    troppi nel pd sono più vicini a Berlusconi che a Berlinguer, forse è il momento di fare una resa dei conti.

    D’Alema Franceschini e Renzi sono di sinistra?

    premetto che ho votato Grillo questa volta, non sempre sono d’accordo con quello che dice e propone, ma nell’analisi è formidabile, e quello che è successo gli da ragione.

  6. Quello che sconcerta è che il PD non sembra imparare dai suoi errori: agli errori della campagna elettorale si sono aggiunti quelli del post e dell’elezione del Presidente della Repubblica; e l’errore più madornale è continuare a pensare che ‘le alte sfere capiscano tutto’ e che ‘la base’ torni buona solo per le elezioni e non la si tiene mai in considerazione… con le primarie le cose sembravano un pò cambiate, ma poi ci si è fermati… l’unica strada per il PD è questa: interpretare gli umori della ‘base’ e agire di conseguenza…

  7. Mi chiedo, viene prima la base e i suoi umori o una guida forte che sappia fare scelte importante ma non stupide e suicide.
    Credo sia fondamentale ascoltare la base ma parlare sempre alla pancia non funziona altrimenti si torna alla legge del taglione ( beh, a pensarci non sarebbe una cattiva idea) è necessario una persona che sia capace di dare e tenere la barra dritta e di sapersi prendere e giustificare le scelte a testa alta e a viso aperto e non a mezzanotte nelle segrete stanze con il nemico.
    Mi piace Civati. Faccia interessante.

  8. Inutile pensare che i 101 siano onorevoli che non hanno chiara intesta come funziona la rappresentanza in una democrazia qualsiasi.Io alla storia dei giovani che prendono ordini dalla base via rete non credo.Saranno casi sporadici.Prodi è stato fatto secco dai devoti delle larghe intese.Ma parlare di espulsioni senza prove è un errore. Ora non si può che lavorare in direzione della riduzione del danno.Pensa che ampie prospettive.Ma tu fai un piacere : rimani dove sei.Andare via significa darla vinta a quei decerebrati.

  9. @ giaimeddu: benvenuto.
    l’art. 67 della Costituzione è, per conto mio, incontestabili. Ma affronto il tema meglio nel post appena pubblicato: non si tratta solo di libertà di pensiero, vincolo di mandato dei parlamentari o rispetto delle regole di coalizione. Si tratta di rispettare alcuni principi fondamentali che su Prodi sono venuti meno.
    Ovviamente, la libertà resta. Ma con essa devono esservi anche le responsabilità. Responsabilità che esigo si assumano individualmente e personalmente quei 101: venir meno ad alcuni dei punti cardine del partito non può rimanere confinato nell’assenza di vincolo di mandato.

    @ RW: condivido tutto. Ora, per come la vedo, il governo -quale che sia- è praticamente inevitabile: qualche riforma va fatta. Eppoi, si deve dare un pò di fiato al partito… Ma il prossimo segretario avrà, ancora, un lavoro enorme da fare.

    @ ipitagorici & RW: su SEL, credo che la scelta (virata) abbastanza radicale di Vendola come partito “responsabile” e di governo abbia lasciato più di qualche malcontento.
    Concorto con te, Bruno, pensando che SEL sia meglio di M5S, ma questo devono concordarlo anche gli elettori. E, purtroppo, il populismo ha sempre una grandissima presa, specie fra coloro che preferiscono posizioni radicali e senza responsabilità.

    @ franz: come sai, sono contrario alla scissione.
    Di fatto, dobbiamo ridefinire il concetto di “sinistra”, un concetto che oggi come oggi -secondo me- può e deve includere anche i nomi che hai fatto. Può, non deve.
    Su Grillo, ti consiglio la lettura del post di Civati: buona tattica, ma pessima strategia.

    @ crimson: per una volta sono d’accordo con te. Non del tutto, ovviamente, ma almeno in larga parte.
    Dissento, ad esempio, sulle primarie: non sono necessariamente la panacea dei mali del PD. Una prima cura sarebbe definire una linea politica chiara, prima delle primarie: altrimenti anche gente “di destra” può corrervi….
    Sul caso specifico, ascoltando la direzione in streaming ieri, mi sembra soprattutto che per larga parte della dirigenza Marini fosse politicamente equivalente a Prodi, insomma una personalità di spessore senza troppe distinzioni dal prof, cosa che inevitabilmente porta ad uno scollamento rispetto alla base.

    @ ilsonnambulo: poni una domanda importante.
    Credo la dirigenza debba essere recettiva rispetto alla base, ma anche autonoma. Insomma, è un dialogo, un dare ed avere reciproco in cui poi le scelte devono rispondere a criteri comuni: questo vale per la dirigenza, ma anche per la base. Ma l’autonomia delle stesse e la loro contingenza spesso richiedono un vero e proprio “scollamento” di una dall’altra. L’importante è poi poter giungere ad una sintesi.
    Ne ho già parlato anche qui: https://redpoz.wordpress.com/2012/03/24/politici-seri-ed-no-tav/

    @ Sed: Io resterò almeno fino al congresso: qualcuno questa battaglia dovrà combatterla. Poi si vedrà.
    Neanche io credo alla teoria dei giovani inesperti, è troppo fantasiosa. Piuttosto credo alla teoria dei complotti e pugnalate alle spalle: non sarebbe la prima volta.
    Sulle esplusioni: ovviamente dovremmo trovarle, le prove. Ma serve anche una “barra dritta” del partito: ci sono limiti oltre i quali certi atteggiamenti non vengono più tollerati.

    A tutti, consiglio la lettura di questo post di Civati:
    http://www.ciwati.it/2013/04/24/perdere-un-treno-pur-avendo-sessanta-giorni-a-disposizione/

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