questione di regole?

In queste ore di prima “resa dei conti” interna al Partito Democratico, di confronto aperto dopo il voto scandalo per la Presidenza della Repubblica, c’è una netta tendenza da parte di alcuni di ridurre il tutto ad una questione di regole. Ovvero, di lealtà ed unità nel voto come deciso a maggioranza.
Questo quanto previsto nel documento sottoscritto in occasione delle primarie 2012 “Italia. Bene Comune”.

Questa logica conduce a valutare come sostanzialmente equivalenti -nella violazione delle regole che ci si è dati- i voti in dissenso dalle candidature di Franco Marini e Romano Prodi.
Questa la logica sostenuta anche da più parti fra i parlamentari PD (uno fra tutti, Alessandro Naccarato), logica sostenuta -con le efficaci parole di Naccarato– di “gli articoli del codice si rispettano tutti“.
Logica peraltro ben contestata da altri: come si risposto allo stesso Naccarato e si è giustamente fatto notare “se è anche vero che gli articoli vanno rispettati tutti, è anche vero che non tutti hanno lo stesso valore“.
Le considerazioni, i distinguo sui casi di Marini e Prodi sono chiare e note (politiche, di metodo, di comunicazione, di collegamento col paese…).

Così, urge far capire che ridurre tutto ad una questione di regole e di lealtà è una svista.
L’esempio più semplice ci viene proprio dalla candidatura di Marini in collegamento con le primarie dei parlamentari: in un partito che si è ampiamente “liquefatto” (anche per effetto delle primarie), la classe dirigente e parlamentare non ha più un processo di formazione (di “acculturazione” e di condizionamento, direbbe Norbert Elias) forte ed uniformante come un tempo. E le scelte, per essere sostenute devono essere condivise o, quantomeno, comprese.
Se una volta questa condivisione e comprensione avveniva a monte, nella lunga formazione e carriera interna al partito, oggi è necessario che le scelte siano spiegate, chiarite, discusse e condivise in un altro momento. Nello specifico, quando si è presentato Marini. Inevitabile che molti non lo votassero, se non ne capivano e condividevano la ragione.
Così, la situazione di Prodi appare radicalmente diversa, perchè quella scelta -per l’essenza stessa del Partito Democratico- non poteva non esser condivisa.

Allora, il punto centrale non più tanto quello delle regole, della forma. E’ quello dei contenuti.
Torno, per comodità, al caso di Marini: tanti dicono che quella scelta (così come quella di Prodi) era legata al governo, tanti dicono di no. Non spetta a me giudicarlo, ma resta un valore simbolico di queste scelte. Simboli dai quali traspaiono contenuti. Marini simbolizzava un’apertura, una certa visione politica. Prodi, un’altra.
Se la scelta di Marini non è, già di per sé, espressione di una precisa scelta politica, di una visione insita ed implicita nella natura del PD, abbisogna di spiegazione, discussione e condivisione.
E’ quello che Luhmann ed altri chiamerebbero la questione del defaults (più chiaro nella wikipedia inglese che lo definisce come “l’assegnazione automatica di un valore X salvo diversa indicazione”, aggiungo anche un paio di articoli scientifici che possono aiutare 1 e 2), dello standard: secondo Luhmann, se nelle nostre Costituzioni l’uguaglianza è la regola, ogni norma che vi si discosti abbisogna di adeguata motivazione. Questa, evidentemente nel caso di Marini è mancata.
Ecco perchè quanto accaduto con Prodi è differente, perché Prodi non può non essere, simbolicamente parlando, il default del PD.
Ovviamente, tutta la questione di defaults ed eccezioni è un problema di contenuto. Politico.

Perdonatemi il paragone “tecnico”, ma spero possa essere d’aiuto alla comprensione della questione: da una parte abbiamo un “giuspositivismo“, dove la forma-regola prevale sul contenuto, quale che sia; dall’altra abbiamo un “giusnaturalismo“, dove il contenuto delle regole prescinde sulla loro forma, quale che sia.

Se è come ipotizzo, allora il problema fondamentale del PD è di linea politica.
Di fatto, il PD è un partito senza “defaults” su alcuni punti fondamentali.
E non credo questo stupisca nessuno: è quanto si dice tempo immemore. Ora, è il momento di attuarlo. E’ il momento che il PD dia alcune risposte chiave, che ne definiscano l’essenza non da qui alle prossime elezioni, ma da qui ai prossimi decenni.
Badate bene, non si tratta neppure più di questioni programmatiche, ma radicalmente di questioni ideali, di vere “visioni” della società che vogliamo, della bussola del PD.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

2 thoughts on “questione di regole?

  1. L’aspetto incredibile è che si è giunti a questa spaccatura nel partito ancora prima dell’inizio dei discorsi programmatici su cosa fare per risanare l’economia, modernizzare il paese, rendere più laica la società.

    A mio sommesso avviso era molto meglio anche un Franco Marini (che non apprezzo) piuttosto che la rielezione di Napolitano – fra l’altro ugualmente con i voti di Berlusconi -.

    Povero Pd e povera Italia !

  2. … forse sarò “”OT”, ma rispetto alla situazione attuale al PD bisognerebbe risalire indietro nel tempo. Nel 1992 (da verificare) nacque dalle ceneri del PCI il PDS e durò fino al 1998, anno in cui D’Alema creò i DS. Nel 2007 nacque l’attuale PD che “avrebbe”dovuto coinvolgere gli ex del PCI e gli ex democristiani. A mio avviso troppi ex nello stesso paniere.
    L’elemento che si nota nell’evoluzione dei vari nomi del partito è la scomparsa della lettera “S”. Dal 2007 la parola Sinistra non ha più diritto a comparire: è stata abolita. Gli ideali e i principi della sinistra, fino a quel momento punti di riferimento (di D’Alema no …) per i dirigenti e i simpatizzanti, sono stati messi in soffitta perché considerati fuori luogo, superati storicamente. Insomma, inutili o quasi. Dire sono di sinistra non tira, per contro affermare che ci si propone come valida alternativa alla visione ultra liberale, sì … in cosa consista l’alternativa lo sanno in pochi.
    Il partito ha perso la sua trave maestra e l’ha sostituita con il niente … come vuoi, quindi, che il PD affronti con un minimo di coerenza gli eventi attuali se non ha una visione politica, non dico a lungo termine, ma quanto meno a medio termine?? L’attuale dirigenza, tra cui si annidano i 101 sabotatori\traditori (ricordiamocelo), naviga senza una mappa, senza una bussola e pure di notte. E dovremmo fidarci di simili capitani coraggiosi?

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