un triste 25 Aprile

Avendo la sessione dell’ANPI del nostro comune che sta -letteralmente- morendo con gli ultimi partigiani, abbiamo deciso di cercare di intervenire e salvare, con l’associazione, i valori della resistenza.
Così, per la prima volta ho partecipato alla manifestazione del 25 Aprile nel mio comune, che per una strana prassi si tiene la prima domenica successiva.
Manifestazione abbastanza pietosa: più musicisti della banda che pubblico; intervento del sindaco intriso di retorica e vuoto di contenuti.
Non che mi aspettassi qualcosa di diverso… conoscendo il paese, avrei dovuto sapere su che livello tarare le mie attese.
Ma cogliamo i lati positivi: oltre ai pochi superstiti, c’erano anche altri cittadini fra il pubblico. Probabilmente è stato più un errore mio disertare queste -meste- celebrazioni tanto a lungo. Avrei dovuto uscire di casa io per primo.

La tristezza della manifestazione non è però dettata da questo.
La manifestazione si svolge davanti al (indistinto) monumento ai caduti, con una breve toccata verso quello dei deportati al lato opposto della piazza (fatto strano? non so, ma già questo trovavo stonasse); si svolge alla presenza delle autorità e di varie associazioni, fra le quali quelle di reduci: carabinieri, alpini e marina…. I baschetti blu scuro della marina evocano strane memorie, ma non posso ancora giudicare.
Il giudizio arriva, da sé, impietoso durante l’intervento del segretario regionale (Veneto) dell’ANPI che spara (con molto, mooolto tatto) sull’equiparazione fra le due parti della guerra di liberazione, partigiani e repubblichini. In particolare, fa notare lo scandalo di una messa per il sig. Mussolini Benito in un paese poco lontanto. Applausi dei pochi presenti.
Dai baschetti di marina si alza il genere di commenti che non vorresti mai sentire, specialmente mai in occasione di simili ricorrenze, qualcosa del genere “ma che applaudite?“. Abbastanza vicino al gruppo di reduci di marina, mi volto per sentire da chi proviene il commento -che intanto continua- e faccio pacatamente notare che è poco opportuno.
In tutta risposta ottengo un “ma chi sei? cosa vuoi?” rispondo di essere un cittadino italiano e trovare poco opportuni tali commenti e, soprattutto, di trovare che in queste circostanze il sig. Mussolini non meriti affatto una messa a suffragio, non oggi.
Guarda là [verso la cerimonia] guarda là” mi si risponde “cerchi problemi? sai chi sono io?” l’intento è evidentemente provocare, lui è grosso ed un è reduce: probabilmente mi sovrasta sia in forza che in autorità. Ignorante come sono delle cose del mio paese, rispondo semplicemente “un cittadino italiano” e per non mancare di rispetto alla cerimonia mi affianco al contestatore, pronto a ribattergli, ma senza voltare le spalle all’oratore.
Lui continua a ripetermi di allontanarmi, mentre anche un suo compagno lo invita ad abbassare i toni, a non far polemica, e star zitto, io -affiancato- gli faccio “ma perché? stiamo condividendo un momento, un confronto..“.

Alla fine se ne va lui, mi è dispiaciuto.
Ma certe affermazioni, il 25 Aprile, proprio non le tollero.
Un altro giorno… magari, ma non il 25 Aprile.

Tornano tutti a fine cerimonia, ancora polemici, il tizio smonta la bandiera ed afferma “l’anno prossimo non veniamo più“, nessuno gli risponde.
‘Poco male’ -penso- ‘se deve venire per offendere, meglio stia a casa’.
Marcello, un vecchio compagno del PD (vecchia scuola PCI) mi chiede che volesse, ma ormai poco importa. “Sai chi era?” mi fa, “il marito dell’assessora“. Ahn, bhè complimenti.

So di avere un caratterino molto provocatorio e -finito tutto- ero intenzionato a scambiare due parole con il reduce che provava a calmare il suo commilitone (con lui personalmente non credo valesse la pena) giusto per dire che non volevo provocare ma che certe opinioni -almeno il 25 Aprile- potrebbero essere evitate, sono andati via rapidamente e non mi è riuscito. Vabbè.
Forse ho un pò esagerato, ma con i suoi toni insistenti, sprezzanti e provocatori da “stai attento, cerchi guai” non sono riuscito a trattenermi più di così. Già penso di esser stato cauto, moderato e persino rispettoso.
L’idea di affiancarmi a lui, detto fra noi, ed invitarlo a “condividere” mi è parsa geniale.

Ma un 25 Aprile così triste me lo sarei volentieri evitato.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

8 thoughts on “un triste 25 Aprile

  1. noi italiani siamo portati a giustificare tutto. Per esempio va di moda l’idea dell’italiano buono e un po’ cialtrone,non come quei nazisti cattivi.Eppure basterebbe guardare la storia di Rab, o delle stragi compiute da quel fetente di Roatta.
    L’anno prossimo non verrà più quel pistola?E allora festeggiate il doppio

  2. Credo sia un’esperienza che capita a molti. Non so se sono stato sfigato io, ma ogni volta (le poche volte, a dire il vero) che ho partecipato a qualche manifestazione, raduno o celebrazione, ho sempre beccato nelle immediate vicinanze il tipico pirla che fa commenti di bassa lega. Io, a differenza tua, Red, non sono un “peperino” e ho sempre lasciato perdere, magari allontanandomi un po’, ma il fastidio di vedere in queste occasioni gente per la quale l’evento non ha alcun valore, di sentirne i commenti idioti e inopportuni, di non capirne la presenza, mi ha sempre rovinato il gusto dell’occasione stessa, almeno un po’.

    Su questa ricorrenza in particolare riflettevo qualche giorno fa che siamo prossimi a non avere più memorie dirette, che la Liberazione sta per entrare più compiutamente a far parte della Storia, però la fine delle divisioni sul tema è ancora lontana, visto il valore fondamentale di legittimazione che conserva. Senza reduci, resta l’interpretazione ideologica; e senza nessuno più a dire quale schifo fosse il fascismo, si apre ancor di più al revisionismo. Il fatto che oggi, con la conquista della ribalta da parte dei “nipotini del duce”, l’antifascismo alla base della Repubblica non sia più un valore condiviso (sdoganando non solo il regime degli anni Venti e Trenta, ma anche il suo terribile, violento e retrivo epilogo nella RSI), segna l’agonia di questa ricorrenza, così ben simboleggiata dalla tua descrizione.

  3. @ camoscio: grazie. ero veramente un pò preoccupato di esagerare, ma sono molto soddisfatto di essere riuscito a reagire con tale classe.

    @ allegria di nubifragi: recuperare il senso vero della resistenza, il suo valore costituzionale, dovrà essere fra le priorità dei prossimi anni.
    non è tollerabile che forme vetero-fasciste abbiamo tale pubblicità e tale diritto di sussistere in uno Stato che è nelle proprie fondamenta antifascista.

    @ viga: infatti, uno che fa commenti del genere fa meglio a stare a casa. o vada a Predappio.
    è ora di finirla con questa retorica tollerante ed ambigua.

    @ goatwolf: io sono anche troppo “peperino” -soprattutto in occasioni come questa-, per questo son contento di essere riuscito a rispondere con tanta calma. a riuscirci, è la cosa migliore!
    tu immagina se uno di sinistra andasse in un raduno di fascisti a denunciare la loro criminalità (essendo vietati per Costituzione e legge….): sarebbe lo scandalo! Allora non vedo perchè tollelare il contrario, quando è evidentemente contrario allo Stato e alla Costituzione.
    “idioti ed inopportuni” è il minimo, per me sono veramente a limite del criminale.

    Riflessioni importantissime quelle che fai di seguito. Anche per questo, è necessaria un’opera storico-costituzionale per ripristinare il valore fondante di quegli eventi.

  4. “E il primo disse: si non vuoi comprare il nostro giornale,
    e l’altro: lo teniamo fermo tanto per parlare,
    e io pensavo ora gli dico sono anch’io fascista
    ma a ogni pugno che mi arrivava dritto sulla testa
    la mia paura non bastava a farmi dire basta”.

    Roberto Vecchioni (Stranamore)
    Era la sigla della mia trasmissione quando lavoravo a Radio Popolare…
    altri tempi
    altro anti fascismo
    tempi di comizi in piazza
    tempi di occhi neri e teste rotte quando arrivavano Rauti o Almirante…
    tempi nei quali beccai un sette in condotta perché
    alla frase scritta dalla prof alla lavagna “ammazzare un fascista non è reato”
    io mi alzai e dissi a voce alta “è giusto!”
    Vabbè non capivo una cippa lippa e avevo 16 anni.
    Scusami per l’intromissione.

  5. Certo a farlo in un raduno di fascisti non se ne uscirebbe fisicamente integri, e questo in fin dei conti segna anche la differenza attuale tra antifascisti e teste di cazzo rasate. Hai ragione, non bisognerebbe tollerare cose del genere; è che non mi va di fare casino per strada con gente di cui, al di là dell’occasione, non potrebbe fregarmene meno.

    Però, Costituzione a parte, non hanno forse abrogato quegli articoli del codice penale che permettevano di perseguire i cosidetti “reati d’opinione”? O ricordo male?

  6. @ John Law: altre situazioni, ovviamente. E fortunatamente.
    Per quanto, in una prospettiva di chiarezza ideologica-istituzionale e costituzionale, quel fascismo aveva perlomeno il “pregio” di essere lampante e anticostituzionale.
    Quello odierno, al contrario, è strisciante: fittizziamente accetta le istituzioni, la Costituzione e la storia sulle quali si fondano, mentre in realtà tende a minarle alla base con la logica surrettizia dell’equiparazione.

    @ goatwolf: infatti, secondo me, dovremmo avere il coraggio non di menare i fascisti che fanno affermazioni simili, ma di sanzionarli socialmente con lo stesso vigore.
    Hai presente la scena di “la parola ai giurati” in cui tutti si alzano e voltano le spalle a quello che si dimostra (mi pare) razzista? Ecco, questo dovremmo fare.
    Dopo è comprensibile che spesso non si abbia voglia di mettersi in simili rogne….
    Sul codice: dovrei verificare, ma l’apologia del fascismo (legge Scelba, mi pare) dovrebbe essere ancora in vigore. Se non lo è, andrebbe ripristinato: il fascismo non può essere una semplice “opinione”.

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