recensioni 25 e 26: “il vento che accarezza l’erba” e “il diritto dell’occidente”

25) Personalmente sono un grandissimo fan di Ken Loach.
Credo questo sia stato se non il primo, il secondo suo film che ho visto (più o meno negli stessi giorni di “Terra e libertà“), ancora anni fa. All’epoca, la sua durezza mi lasciò scosso.
Questa volta l’ho invece apprezzato veramente.
immagine_il-vento-che-accarezza-l-erba_13592Il vento che accarezza l’erba, storia di nebbia e torba della guerra d’indipendenza d’Irlanda negli anni ’20, fra la guerra “partigiana” contro l’occupazione inglese e la successiva guerra civile fra le due fazioni (due?) di Michael Collins ed Eamon de Valera, fra coloro che accettarono il trattato con l’Inghilterra (divisione dell’isola in Stato Libero ed Ulster, permanenza nel Commonwealth….) e coloro che vi si oppongono. E su questa contrapposizione se ne innestano altre.
Loach racconta la storia con un tocco di maestria, scegliendo come protagonisti due fratelli che per strade (e anche per obiettivi) diverse arrivano alla guerriglia. Vi arrivano, condividono un pezzo di strada (importantissimo) fra gesti di coraggio (scena quasi d’apertura che ricalca quel “sono io Spartaco” tanto celebre); infami e giustizia che sacrifica qualsiasi cosa nel perseguire un ideale (la fucilazione del traditore); combattimenti e questioni politiche.
Vi arrivano, raggiungono quella che sembra la tanto agognata meta e si dividono. E si dividono in un modo che pare incomprensibile,immagine_il-vento-che-accarezza-l-erba_13590 radicale, assoluto (assoluto nel senso ben descrito da Carl Schmitt, guarda caso, nella sua “Teoria del partigiano” di cui magari parlerò in seguito) ma in definitiva è del tutto fondato nella rispettiva logica: l’integrità di ognuno gli impedisce di scendere a compromessi che minerebbero anche solo un pò la lotta di una vita e tutti i sacrifici fatti per essa.
Ecco, fu questa durezza dell’assenza di compromessi, tanto da sembrarmi quasi cecità all’epoca, a lasciarmi scosso.
Forse la sintesi migliore la da uno dei personaggi, dicendo “è facile sapere contro cosa si combatte. Più difficile è sapere per cosa si combatte“. Questo non tutti lo sapevano quando hanno iniziato la lotta. Qualcuno sì: la guerra d’indipendenza si increspa sulle lotte politiche fra borghesi e socialisti in un’unità parziale di intenti affatto chiarita. Gli uni vogliono l’indipendenza di un’Irlanda liberale e borghese, gli altri di un Irlanda d’impronta socialista o quasi (il riferimento è James Connolly) -per capire l’entità e la misura del problema, basti vedere la scena del processo.
Persino strazianti le scene conclusive.

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26) Questo libro ho iniziato a leggerlo tre anni fa, facendo le ricerche per la tesi, spinto da una bellissima recensione su Repubblica di Lucio Caracciolo.
Il tema è certo intrigante Il diritto dell’occidentesottotitolo geopolitica delle regole globali. Domanda di fondo: chi e come fa il diritto globale? Domanda resa ancor più interessante dalle sue innumerevoli declinazioni: dalle law firms al diritto del commercio, dal diritto penale internazionale a quello della finanza e quello degli aiuti umanitari.
Una pecca, se devo trovarla, è nello stile di Mauro Bussani: l’autore ha senza dubbio una competenza difficilmente eguagliabile, purtroppo usa uno stile talmente fitto di subordinate e costruzioni grammaticali “bislacche” (ad occhio, direi influenzate dalle lingue straniere) da risultare non di rado ostico e stancante. Non che ci abbia impiegato tre anni a leggerlo! L’ho ripreso in mano da cima a fondo un paio di settimane fa (dai, non prendete paura).
Ma se avete qualche domanda sul diritto globale, sui suoi guai e sulle sue prospettive, leggetelo.
Almeno due fra le svariate idee di Bussani sono meritevoli di menzione in questa striminzita recensione: la prima, la necessità per l’Europa di ripensare radicalmente e nella direzione di una maggiore unità la propria “proiezione giuridica” globale (partendo da un maggiore focus sulla tradizione comune di civil law anche a discapito del Regno Unito e sua una maggiore unità nei proprio programmi di studio, formazione e politica internazionale);
la seconda, la creazione di una “Global Court of International Aid” deputata a giudicare del rispetto dei vari donatori internazionali delle loro vaghe (spesso vane) promesse di aiuto.
Idee senza dubbio interessanti e molto innovative, ma l’analisi di Bussani (fondata su un encomiabile sforzo comparativo) ha altresì un’altra mira: sollecitare un ripensamento globale dell’approccio alle questioni giuridiche, sociali ed istituzionali nella direzione di una maggiore comprensione dei contesti locali dove le questioni vengono calate, della complessità delle singole situazioni, dei loro elementi peculiari. Approccio valido sia in tema di norme e diritti (siano essi civili, politici, di proprietà, sociali o indigeni) che di istituzioni (democrazia).
Nuovo studio e comprensione, entrambi necessari per qualsiasi genere di intervento che non voglia fare più danni che benefici e che troppo spesso mancano alla nostra retorica, sia essa “umanitaria” o “relativista”: troppo di frequente prone a facili semplificazioni da “esportazione” o dal tacciare le realtà altrove per quello che non sono focalizzandosi e cristallizzandosi sulla presentazione e su gli interessi di singoli attori sociali.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

3 thoughts on “recensioni 25 e 26: “il vento che accarezza l’erba” e “il diritto dell’occidente”

  1. il vento che accarezza l’erba è un film che ho amato non sai quanto. incredibile quanto ho pianto, e l’ho visto poco tempo fa, mica da ragazzina. Mi ha commossa fino al midollo. Grazie per questa bella recensione.

  2. @ edp: lieto ti sia piaciuto, come credo si intenda dal post lo trovo un film straordinario.
    e il giorno in cui le mie recensioni saranno belle…..

    @ Ismaele: verissimo: Murphy fa un’interpretazione eccezionale, di enorme spessore.
    Caino ed Abele? paragone interessante, perché nessuno di loro è propriamente Abele….

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