cercando il referendum

Probabilmente c’è qualche notizia più interessante da commentare, ma quella di Beppe Grillo e del suo “referendum sull’Euro” mi sembra particolarmente degna di nota.

Tralascierò l’analisi di alcune considerazioni preliminari che annoto solo, per chi voglia riflettervi:
– che l’avesse proposto anche Roberto Maroni (cosa che dovrebbe già darci un importante criterio per valutarne la serietà, la sensatezza e l’utilità)
– che sia vietato dall’art. 76 della Costituzione, trattandosi di ratifica di trattato internazionale.

L’argomento che più mi interessa è un altro. Quando ho letto la notizia della proposta di referendum, recitava più o meno così: Grillo: informiamo gli italiani e fra un anno referendum sull’Euro.
Informiamo gli italiani.
Non credo che gli italiani siano già di per sé sufficientemente informati, questo no. Ma, di fatto, significa lanciare la “campagna referendaria” un anno prima del voto vero e proprio -se non un anno prima della stessa raccolta di firme-.
Ma, visto che siamo in ballo e dobbiamo ballare, mi sono posto una semplice domanda: che argomenti avremmo per difendere la permanenza nell’Euro? Come potrei impegnarmi a spiegare a tutti perché rimanere nell’Euro è meglio?

Gli argomenti a favore dell’uscita dalla moneta unica sono abbastanza chiari: riprendiamoci la sovranià [monetaria] perduta. Ovvero, liberiamoci dal terribile giogo della Germania e della sua austerity.
Questa posizione ha una sua logica molto semplice: liberi di fare quel che ci piace, quel che ci sembra meglio. Senza vincoli.
Senza vincoli e sovrani, potremmo stampare moneta. Potremmo finanziare opere pubbliche, spendere e/o contrarre debiti finché ci pare e piace. In questa idilliaca -e, secondo me, irrealista- ricostruzione, grazie alla riconquistata sovranità monetaria, l’economia nazionale ripartirebbe in pochi mesi.
Insomma, l’Euro come incarnazione di una politica di rigore di bilancio, causa di tutti i mali. Ed una volta liberatici da questo, l’Italia potrebbe tornare con le sole proprie forze allo splendore.

Come già accaduto nei casi dei referendum francese ed olandese del 2005 ed irlandese del 2008 sui Trattati Europei (“Costituzione” nei primi due casi, “Lisbona” terzo- ripetuto nel 2009), gli argomenti contrari all’integrazione europea hanno ottima presa sulla popolazione.
Vuoi per il diffondersi di idee “anti-europee” fondate su più o meno accentuali nazionalismi o localismi.
Vuoi per l’efficacia semplificatrice della rappresentazione populista, demagogica (e manichea) che vede nell’Europa la causa dei mali nazionali.
Rappresentazione semplificatrice, populista, demagogica e manichea. Semplificatorio perché si focalizza su un solo aspetto di un problema più complesso nel quale si intersecano molteplici fattori (le politiche nazionali, anzitutto). Populista e demagogico, perché oltre la singola questione non da vere risposte, perché fa appello ai sentimenti di oppressione del popolo. Manicheo, perché riduce il punto ad uno scontro frontale sì/no, senza altre alternative.
In Italia credo abbiamo già fondati argomenti per immaginare che accadrebbe lo stesso.

Ma che argomenti abbiamo per sostenere l’idea contraria?
Questo è il punto vero su cui dobbiamo riflettere. Per quanto credo un simile referendum sia incostituzionale, credo altresì che i cittadini abbiano sempre il diritto di esprimersi, e spetta a chi sostiene un’idea convincere gli altri della sua correttezza e bontà.
Per me, che come ho detto altrove mi sento profondamente figlio d’Europa, la risposta è semplice: sì all’Euro perché con esso ho girato da Galway a Lisbona, da Lyon ad Hamburg può sembrare poco, ma solo ad andare in Croazia e ritrovarsi il cambio è una scomodità considerevole. L’Euro è una comodità, ma è anche un simbolo dell’integrazione.
Ma questa argomentazione convince poco chi non ha vissuto esperienze simili e pare tanto da “figli di papà che hanno soldi per viaggiare”.
Le altre ragioni per un ipotetico sì paiono più astratte, ma sono profondamente calate nella realtà economica: sì all’Euro, perchè per un paese esportatore come il nostro, ci apre immensi mercati, se le nostre imprese dovessero fare il cambio per esportare nell’Europa, sarebbe un casino. Idem se dovessero contrattare il lire per vendere in Argentina, Cina, Brasile…
Ma perché questo? Perché la Lira era e sarebbe una moneta estremamente volatile: soggetta al cambio, alla speculazione. In parole povere, quelle stesse imprese potrebbero ritrovarsi ad adottare il Dollaro per avere un pò di stabilità nelle transazioni.
Ma, aggiungo, sì all’Euro perché ci offre e rinnova la possibilità di lanciare una concorrenza diversa, una concorrenza non più basata sul prezzo e sul costo a ribasso della manodopera -concorrenza che oggi non potremmo più sostenere-, ma fondata sull’innovazione, sulla ricerca di soluzioni e prodotti nuovi, migliori. Di certo, non è questo il modello economico che fonderemo sulla Lira: perchè il ritorno alla Lira sarebbe il preludio a svalutazioni competitive, ad una corsa al ribasso del valore della moneta per tenere fittiziamente bassi i prezzi all’estero.
E dico di più: sì all’Euro anche per i vincoli di bilancio, perché quei vincoli devono servire ad instaurare una politica di bilancio nazionale virtuosa, tesa a ridurre i debiti con l’estero e quindi reperire nel modo migliore fondi per nuovi investimenti e per ridurre le tasse. Gli odiosi parametri del 3% e 60% questo rappresentano. E rappresentano anche un limite a quelle politiche populiste che vorrebbero lanciare mille infrastrutture, mille defiscalizzazioni, mille tagli delle tasse senza avere i soldi necesari.
Sì all’Euro perché, come moneta forte, salva i nostri bilanci nazionali la stessa logica citata sopra per le imprese: con una moneta debole, come la Lira, il nostro debito sarebbe soggetto ai giochi della speculazione finanziaria globale, che troverebbe un facilissimo bersaglio.

Questi i primi punti che mi vengono in mente, ma sarà bene cominciare a ragionarci.
Per continuare a crescere, l’Europa non può esser data per presupposta.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

3 thoughts on “cercando il referendum

  1. Mi pare che i motivi per restare in Europa tu li abbia giustamente citati. Personalmente non mi pare di poco conto il fatto che questo referendum sia incostituzionale. Cosa si può dire di un leader politico che, sapendolo, auspica un referendum del genere? Populismo più greve…

    • unico coraggioso commentatore.
      ovviamente, la questione di costituzionalità è primaria ed essenziale e qualifica ampiamente lo spessore di Grillo come politico e come uomo di Stato. populismo è la definizione migliore, specie pensandola in rapporto all’art. 1 della Costituzione….
      ma l’ho lasciata volutamente da parte, perchè parzialmente condivido la medesima esigenza di chiarezza: chiarezza che può derivare solo dagli elettori.

      messa così, la questione diventa di persuasione: del “bene”, del “male” e del “meglio” o “peggio”.
      temendo, come si è visto, la presa degli argomenti populisti e semplificatori e temendo le loro conseguenze, credo sia essenziale armarci intellettualmente sin d’ora per affrontare e vincere la sfida.
      se lasciamo a Grillo un anno di campagna referendaria sull’Euro, sarà il tracollo.

  2. ma certo che si deve rimanere con l’euro…ma ci rendiamo conto che questo signore vorrebbe i referendum senza quorum? e i referendum in rete?? ma siamo impazziti? vorrebbe dire che se votano (come alle sue primarie) 48.000 cittadini su 60.000.000, per lui ha validità quel risultato.
    quest’uomo è pericoloso, ma a me fan piu paura i suoi seguaci

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