6-6-44 (o “delle mistificazioni della storia”)

Per chi non lo sapesse, “6-6-44” sta per sei giugno 1944:
il D-Day.
O, come i sempre patriottici francesi preferiscono chiamarlo, “le jour-j” (simpatia).
Sessantanovesimo anniversario dall’inizio dell’Operazione Overlord, comunemente nota come “Sbarco in Normandia” una delle più imponenti operazioni militari della storia contemporanea, quella che riportò gli Alleati sul continente Europeo, mica male.
(certo, è vero che gli Alleati erano già sbarcati nel luglio ’43 in Sicilia in settembre dello stesso anno nella penisola e nel gennaio ’44 ad Anzio, ma il valore simbolico e strategico dello Sbarco in Normandia è innegabile: non solo esso aprì un secondo fronte, rendendo di fatto insostenibile il conflitto per i tedeschi e l’Asse, ma rappresentò altresì il primo atto di liberazione della Francia occupata ed il ritorno degli inglesi nel continente dopo la tragica ritirata a Dunkerque).

Naval_Bombardments_on_D-DayCredo gli avvenimenti di quel 6 giugno siano abbastanza noti: forze francesi libere, inglesi, canadesi, polacchi ed americani sbarcano sulla costa normanna superando il “Vallo Atlantico” voluto da Hitler (celebre l’affermazione di Rommel secondo cui “ La guerra si vincerà o si perderà sulla spiaggia“) a difesa dell’Europa nazista che nei successivi tre mesi di battaglia iniziò la liberazione della Francia occupata.
I fatti ed aneddoti, più o meno eroici, più o meno romantici di quel 6 giugno, le immense difficoltà organizzative, i dubbi che fino all’ultimo attanagliarono il comando alleato… tutti questi interessantissimi dettagli sono anch’essi relativamente noti. Chi non ricorda le celebri, epocali scene de “Il giorno più lungo“? (l’americano che ripete le frasi in francese, gli scozzesi -Connery- sul ponte che si lamentano per le cornamuse irlandesi, John Wayne e Robert Mitchum sulla spiaggia di Omaha…) Memorabili.
A me piace comunque personalmente ricordare i versi di Verlaine che diedero il segnale d’avvio delle operazioni alla resistenza francese (fra l’altro, bella la collezione delle trasmissioni)

Les sanglots longsrobert-capa
Des violons
De l’automne
Blessent mon cœur
D’une langueur
Monotone

e, rispetto alle più celebrate operazioni a Omaha (con le incredibili foto di Robert Capa e che si vede anche in “Salvate il soldato Ryan“) e Pointe du Hoc, lo sbarco dei canadesi a Juno (non so perchè ho tanta simpatia per i canadesi, forse mi sembra così surreale…).

Comunque, questa lunga premessa (perdonate: i fatti dello Sbarco in Normandia mi hanno sempre enormemente affascinato) serve in realtà ad un discorso più ampio. Quello sulle “mistificazioni” della storia.
Ricorderete che qualche mese fa vi raccontavo di come ho celebrato il 25 Aprile di fronte a qualche contestatore (preferisco non definirlo oltre) secondo il quale in Italia “ci hanno liberato gli americani…” e se non c’erano loro, quei quattro partigiani nei boschi non avrebbero fatto nulla.
Ora, provate voi a fare un’affermazione simile -anche di fronte all’evidenza dei numeri e dei fatti del D-Day- ad un francese…
Che genere di risposta vi attendete? Io credo che come minimo arriverebbe una sfilza di ingiurie ed imprecazioni. Inomma, anche di fronte al D-Day ed all’immenso contributo degli Alleati nella liberazione della Francia, un francese non accetterebbe mai di sentirsi dire di “esser stato liberato” da qualcun altro.Né credo potrei dargli popriamente torto. In fin dei conti, il contributo delle Forces Françaises Libres nello sbarco, in Nord Africa ed in tutti gli scenari di guerra, così come quello dei partisans in patria non può esser negato, né sminuito. In fin dei conti, furono gli stessi francesi a liberare Parigi anche prima dell’arrivo degli Alleati nell’agosto 1944 (memorabili anche le parole di DeGaulle “Paris outragé! Paris brisé! Paris martyrisé! mais Paris libéré!“).

StTropezMonument_LandingOfGeneralPatch

Ciò non di meno, gli Alleati ed i francesi ebbero ancora un bel da fare nel liberare la Francia: all’Operazione Overlord in Normandia seguirono altri sbarchi nell’agosto 1944 nel sud (Operazione Dragoon fra Tolone e Cannes) e soltanto per settembre-novembre la liberazione della Francia potè dirsi compiuta.

Certo non sarebbe corretto dire che la resistenza in Italia abbia fatto di meno.
Si comprende bene che la disponibilità francese di una struttura istituzionale e simil-statale come la Francia Libera abbia permesso ai francesi di valorizzare tanto il contributo nazionale nella guerra contro la Germania nazista; così come si comprende bene come il fatto che molte figure politiche ed istituzionali di spicco si siano schierate contro l’occupazione e contro il nazismo ha permesso a molti paesi di vantare un contributo nazionale decisivo nella guerra, inquadrandola in una sorta di “guerra patriottica” (non a caso in Russia è ricordata così): basti pensare ai movimenti di resistenza in Norvegia, Olanda e Jugoslavia (Tito). Probabilmente in questi paesi non vi è poi grande discussione su chi ha liberato cosa e la questione stessa, data la compattezza antinazista, non avrebbe senso di porsi (un discorso certo più approfondito lo meriterebbe la Jugoslavia…).
Così, si comprende bene come la Repubblica di Salò -anche dopo l’Armistizio di Cassibile e gli avvenimenti dell’8 settembre- rendevano ab origine valorizzare totalmente il ruolo della resistenza italiana al fascismo e nella liberazione d’Italia.
Si potrebbe persino discutere del ruolo dell’amnistia Togliatti nella costruzione della memoria nazionale.

Non di meno, è evidente come in Francia (ma anche Jugoslavia, Olanda, Norvegia…) la resistenza si iscriva nella storia nazionale “di popolo” come un momento fondativo (basti pensare alla partecipazione di personaggi come Sartre ed al tributo dedicato a figure come  Guy Moquet– anche qui, il paragone con figure come Bulow, Italo o Lupo per rendersi marca l’abissale differenza con la memoria nazionale nostrana).
Ma questa operazione fondativa spesso omette o riduce radicalmente l’importanza e l’estensione di altre milizie di estrema destra, d’estrazione filo-nazista e collaborazioniste: milizie che non mancarono in nessuno dei paesi menzionati (svariate formazioni SS: ucraini, francesi, bosniaci, italiani, danesi, norvegesi, olandesi…; oltre alla Milice Française, agli ustascia); né mancarono personaggi (come Maurice Papon) che collaborarono attivamente coi regimi filo-nazisti e riuscirono poi a “riciclarsi” nelle nuove democrazie.

Eppure il contributo dei partigiani italiani alla liberazione della penisola in tutto il centro-nord fu determinante. Senza dubbio, meno al sud (e questo è un altro fattore che nel complesso potrebbe portare a sminuirne il ruolo).
Bisogna dire alle masse che la libertà va conquistata con le nostre forze e non ricevuta in dono dagli alleati!” proclama il CLNAI nell’aprile del 1945 e anche questo avvenne. Non solamente, magari, ma di certo la libertà non fu neanche solo un “dono”: l’insurrezione di aprile fu -su scala ben maggiore- un fatto paragonabile alla liberazione di Parigi nell’agosto del 1944.
Insomma, per quanto complessa la storia non permette di negare questo contributo. Anzi: questo concorso di partigiani ed Alleati nella liberazione di tutti i paesi occupati.

Perché in Italia no?
Innanzitutto, proverei a girare la domanda: perché in Francia sì?
Perché in Francia il nuovo regime poteva, grazie alla figura storica ed al carisma persona di De Gaulle, legittimarsi nell’antinazismo. La stessa scelta (che sopra ho definito “fondativa”) avvenne in altri paesi, ad esempio in Jugoslavia con Tito.
Sarebbe potuta avvenire anche in Italia: figure di carisma paragonabile ed equivalente valore storico non mancavano neppure qui (se volessimo fare ucronia, potremmo dire che se l’Italia fosse stata liberata dai sovietici, un ruolo simile sarebbe probabilmente spettato a Togliatti).
Non accadde. Perché si fece una scelta di ricostruzione storica e sociale differente: anziché unire la nascente repubblica nell’antifascimo ed antinazismo, si cercò di unirla altrimenti.
Oggi questo pare un errore. Ma allora?
I fatti, aldiquà ed aldilà delle Alpi, sono stati forgiati e plasmati dalla politica successiva. Si è creato un “mito” conforme alla storia, alla memoria che si voleva tramandare.

Non voglio dare giudizi.
Mi basta, in questo sessantanovesimo anniversario di quel D-Day, ricordare anche agli amici francesi che neppure loro vanno indenni da colpe. Né loro, né norvegesi, jugoslavi, olandesi…. Basta ricordare loro che la liberazione dell’Europa fu frutto di una fortunata congiunzione fra forze Alleate e movimenti di resistenza nazionali.
Per riprendere un recente slogan, nessuno si è liberato da solo e nessuno ha semplicemente ricevuto la libertà in dono da altri.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

2 thoughts on “6-6-44 (o “delle mistificazioni della storia”)

  1. al di là della bella riflessione, che condivido in pieno, ho invece un piccolo appunto sullo sbarco. dal mio punto di vista il grande successo dello sbarco fu prettamente simbolico, non strategico. da quel che ho studiato e soprattutto dall’idea che mi sono fatto, ciò che separò il successo dell’operazione da un suicidio di massa da parte di soldati gettati “nella bocca del drago” nella maniera più insensata possibile (arrivare dal mare, per essenza il luogo senza alcun riparo, senza alcuna barriera) furono una serie di circostanze fortuite, ancorché la storia, col senno di poi, li riporta come depistaggi su luogo e data dello sbarco perfettamente architettati, con azioni preparatorie altrettanto efficaci. la mia impressione, da profano e con quella sana dose di dietrologia che non guasta, è che qualcuno ha messo sul piatto della bilancia i costi e le perdite (già in partenza sicure e copiose) con i benefici dell’impatto simbolico che avrebbe indubbiamente avuto il successo, anche parziale, dell’operazione militare, in un momento in cui altre circostanze non giocavano favorevolmente al reich.

    • Non ridurrei il valore del D-Day a qualche aspetto meramente simbolico, che certo non nego ed ho io stesso menzionato, ma escluderne l’importanza strategica mi pare eccessivo.
      Ragionando per assurdo, senza l’invasione della Francia, il Reich si sarebbe potuto ritirare e concentrare sul fronte orientale, magari instaurando un governo fantoccio e per gli Alleati attaccare la Germania sarebbe stato ben più difficile (pensiamo ad esempio ai bombardamenti aerei).
      Certo che se fosse fallito, oggi saremmo qui a parlare di un disastro di preparazione (e di un capolavoro del Vallo Atlantico, per converso): un bel paragone potrebbe essere la Prima Guerra Mondiale con l’offensiva francese per riportare la guerra “in suolo tedesco”, il cui fallimento comportò un numero enorme di defezioni…
      Tuttavia, non parlerei semplicemente di “circostanze fortuite”: se anche in certi casi -Omaha ne è l’esempio più lampante- una significativa dose di caso ha giocato un ruolo essenziale, in altri i preparativi alleati furono ben congeniati e determinanti (Gold, per esempio, ove la resistenza fu relativamente poca perché ben colpita dai bombardamenti).
      Così, anche il calcolo vantaggi/perdite, che sicuramente vi fu, non può essere ridotto ad un aspetto simbolico: come accennavo sopra, se l’operazione fosse fallita il danno sarebbe stato strategico ancor più che simbolico….

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