cercando la selezione (della dirigenza)

Nel day after delle elezioni amministrative si sottolinea (da molteplici voci) con insistenza (a mio avviso, giustificata) l’importanza di avere validi candidati e, di consenguenza, l’importanza fondamentale di avere buoni strumenti per selezionarli.

Non mi si potrebbe trovare maggiormente d’accordo.
Tuttavia, occorrerebbe probabilmente spendere una parola in più su come debba funzionare questa “selezione”.
Perché questi risultati sembrano dare il via ad un revival del “partito pesante”, diffuso e radicato sul territorio, con un lungo cursus honorum interno che porta a selezionare i più degni e migliori per le loro qualità sperimentate nella lunga e costante partecipazione alle attività di partito.
Proprio quello che fino a qualche mese fa si rigettava col ribrezzo della “cooptazione” e dell’appartenenza a correnti via via ascendenti.
Non vorrei che improvvisamente si tacesse questo aspetto, che è sì ben presente e pericoloso.
Magari, con la speranza di disinnescare lo strumento faticosamente acquisito delle primarie.

Chi mi legge con frequenza sa che non sono affatto un difensore “a prescindere” delle primarie e che non di rado non ho risparmiato critiche, anche severe, a questo sistema.
Potrei sintetizzare la questione dicendo che tutto dipende da come si svolgono queste primarie e da come vengono preparate; ove per preparazione non penso alla maggiore o minore apertura alla partecipazione, ovvero ai requisiti per poter votare, quanto -piuttosto- ai criteri di selezione dei candidati.
I due aspetti sono, in realtà, strettamente correlati.
Infatti, le primarie, come metodo democratico, possono funzionare solamente se il bacino elettorale è sufficientemente esteso da neutralizzare le distorsioni del singolo voto, confidando nella legge dei grandi numeri.
Ma, sempre come metodo democratico, si deve cercare di disinnescare l’elemento populista-demagogico insito nelle stesse; ovvero: evitare che l’elezione si riduca ad un “X è più affascinante di Y” o “X è più carismatico di Y” per focalizzarsi altresì su qualità intellettuali e contenuti programmatici.

Riguardo l’aspetto quantititativo.
Ricordo che durante l’infausta campagna elettorale per le elezioni politiche di febbraio lanciai due “sfide”: una, diretta agli attivisti del Movimento 5 Stelle, di portarmi un loro candidato per un confronto con i nostri (o anche solo per vargli incontrare la cittadinanza…); la seconda -persino peggiore- ai miei concittadini, per sapere chi di loro avesse votato alle “parlamentarie” di Grillo e M5S.
Né l’una, né l’altra ebbero risposta.
Ricorderete che i partecipanti alle “parlamentarie” diM5S furono poco più di 20.000, a conti fatti (lo dissi già all’epoca) il mio comune e quello limitrofo (che decidevano per tutta Italia!!). Ciò, semplicemente, significa che i candidati di M5S potevano esser scelti con poche centinaia di voti (alla faccia di coloro che dicono che con un simile sistema non sono stati “nominati” da qualcuno).
Ovvero, una legittimazione (popolare) deboluccia. Troppo debole per affrontare poi le pressioni del leader megafono Beppe Grillo e dei suoi (non proprio eventuali) diktat una volta eletti.
Ora, si potrebbe dire che era inevitabile, trattandosi del primo esperimento. Questo argomento, come già sapete, non mi convince. Perché alle primarie del Partito Democratico (in giorni assai peggiori come il 31 dicembre!) partecipò oltre 1 milione di persone. Questa è una vera legittimazione popolare per la selezione dei candidati.
Ma l’idea di Grillo non mi convince neppure perché, se si fosse veramente voluta favorire la partecipazione, si sarebbero potuti adottare accorgimenti diversi rispetto al richiedere l’invio a Casaleggio di copia del documento d’identità….
In definitiva, mi convince di più l’idea che quelle “parlamentarie” servissero solo a dare una parvenza democratica a candidati personalmente deboli e poi facili da piegare alle esigenze del capo.

Riguardo l’aspetto qualitativo.
Qui entra in gioco la struttura, il radicamento, la “pensantezza” del partito politico: se la democrazia contiene in sé anche un elemento “aristocratico” per il quale si vorrebbe che i rappresentati siano fra i migliori cittadini di un paese, è inevitabile che la selezione degli stessi non possa poggiare esclusivamente sui numeri.
Se ben ricordo (l’esempio è del prof. Larry Diamond di Stanford) a Taiwan i candidati sono scelti per metà con le primarie e per metà dai partiti.
Insomma, in un modo o nell’altro nella selezione devono intervenire anche criteri “qualitativi”. Questi possono avere molteplice origine, da forme di merito interne al partito stesso a forme esterne (per esempio, candidare personalità che si sono distinte nei rispettivi campi, come sindacalisti, imprenditori, atleti o ricercatori); in ogni caso perché funzionino è essenziale che la loro finalità sia chiara e la scelta possa esser contestata in caso di evidenti difformità.
Ma, ancora a monte, perché ciò possa funzionare, occorre che il partito abbia una vasta rete sociale che gli permetta di entrare in contatto con queste personalità, una serie di “antenne” sparse ovunque che siano in grado di captare le eccellenze e coinvolgerle nell’attività politica. Questo, evidentemente, richiede una struttura complessa, diffusa e radicata.
Un partito “leggero” con pochi iscritti, pochi organi territoriali, poche occasioni di confronto pubblico ed interno, difficilmente potrà esser pronto a percepire simili occasioni.
Tornando ad M5S, si dice che ciò non è ancora possibile per un movimento nato ed organizzato da pochi mesi. A mio avviso, ciò è errato: ovviamente serve del tempo, ma un simile modello è incompatibile con l’idea politica proposta da Grillo e realizzata dal M5S, perché richiederebbe il proliferare di voci (iscritti) e di occasioni di confronto (sedi, riunioni di partito, riunioni pubbliche) difficilmente zittibili o “orchestrabili” a piacere dal centro o dal capo di turno.
Insomma, una polifonia complessa e ribelle ad qualsiasi ordine.
Questo, logicamente, perché la realtà stessa con cui ogni singola “antenna” si confronta è differente ed esprime personalità ed esigenze differenti da tutte le altre.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

5 thoughts on “cercando la selezione (della dirigenza)

  1. Vorrei però sottolineare che le ‘parlamentarie’ grilline non possono essere paragonate con le primarie del PD: le prime si sono svolte in Rete, e qui vale la pena di ricordare come in Italia la diffusione della Rete in Italia non sia certo da ‘Serie A’, e comunque l’utilizzo fattone dal MoVimento per l’Italia ha costituito una novità assoluta; va ricordato il problema del ‘digital divide’ delle regioni del Meridione e a questo va aggiunto il problema dell’età media della popolazione: insomma, per l’elettore pensionato è molto più facile e immediato votare alla sede del PD sotto casa che non andare su Internet, registrarsi, etc… Per quanto mi riguarda, comunque, credo che a prescindere quello delle primarie online sia un metodo che vada seguito e sviluppato anche da altri, se non altro, per il semplice fatto che è meno costoso: ricorderei infatti che il PD di fare le primarie ‘se lo può permettere’, perché ha una rete capillare di sedi e perché ha ampie disponibilità economiche a suo favole (per non parlare del versamento di un euro richiesto di elettori che, se poco più che simbolico a livello personale, raggiunge un bell’ammontare se complessivamente preso: a occhio e croce il PD con le primarie raccoglie 3 – 4 milioni di euro a botta, mica poco…

    • Buon crimson, concordo che le primare on line possono essere una soluzione molto interessante per taluni aspetti, non ultimo i costi, però io non sarei così drasticamente critico con le primare «pesanti» del PD; premetto che io sono iscritto al PD quindi il mio giudizio ovviamente è di parte, ma credo che le primarie nelle sedi e con il lavoro dei volontari siano anche una buon fattore di coinvolgimento popolare, e questo in un’epoca in cui si biasima la mancanza di partecipazione; certo, non sono perfette, sicuramente ci sono dei giochi a monte non del tutto risolti, però sono, comunque, un tentativo di «fare» democrazia; io rispetto i militanti del M5S, gente che cerca a suo modo di fare politica in modo anche nuovo e interessante, ma non condivio un giudizio così negativo sulle primare del PD.

      • Diego, non era mia intenzione criticare le primarie del PD; semmai volevo sottolineare come l’uso di Internet potrebbe costituire una valida alternativa, o se vogliamo un ‘complemento’, un ‘canale parallelo’ che possa essere utilmente affiancato alle primarie ‘fisiche’; per il resto, le mie erano considerazioni: è un fatto che in Italia ci sono tanti over 60 – 70 che con le nuove tecnologie non hanno molta famigliarità e preferiscono andare alla sezione sotto casa, così come lo stato della Rete in Italia sia un ostacolo al suo utilizzo per questi processi su larga scala; così come è un fatto che il PD sia praticamente l’unico partito italiano a potersi permettere di organizzare le primarie, grazie alla sua capillare rete di sedi; allo stesso modo, il PD ha usato le primarie come fonte di finanziamento, chiedendo ai partecipanti una cifra simbolica, che però poi moltiplicata per gli elettori ha portato un discreto gruzzolo; attenzione, in tutto questo non ci trovo nulla di male: dico però che non tutti hanno questa possibilità e per chi ha mezzi limitati l’uso di Internet (molto perfettibile, del resto siamo solo agli inizi) può costituire un ottimo sostituto…

  2. Sono d’accordo. I parlamentari grillini scelti da un bacino di elettori ridottissimo, sulla base di un video di presentazione di pochi minuti, non esprimono certo una selezione che ha il merito come direttrice. Del resto spesso il merito si sposa con una personalità autonoma ed indipendente, che mal si sposa con il controllo totale che Grillo e Casaleggio intendono esercitare sugli esponenti del Movimento.

  3. @ crimson: già sai che in parte siamo in disaccordo sulle primarie.
    potremmo, come abbiamo fatto, discutere a lungo sui pro e contro di ciascun modello delle primarie (on line o fisiche) e non ho problemi a concedere che alcuni aspetti siano reali (non però la diffusione della rete: quella supera di gran lunga 24.000 persone!! né la “comodità” per un anziano di uscire di casa ed andare a votare: non vorrai mica credere che i seggi fossero “sotto casa” di oltre un milione di persone!!).
    Inoltre, ti assicuro che la “rete capillare” di sedi non è così capillare come credi: nei 5-6 paesi della mia zona, c’era solo una sede su 6 seggi: come ben capisci, qui non è questione di sedi, ma di ricercare spazi e volontari (in alcune zone i seggi erano gazebo!)
    Quanto al versamento, credo abbia le sue buone ragioni: dissuadere chi viene solo a “disturbare” e far partecipare tutti ad un costo non secondario.
    Il che non vuol dire che si debbano buttar via le primarie on-line, visto anche il vantaggio economico, ma neppure incensarle!
    Allo stesso modo, potremmo dire che anche Grillo “se le poteva permettere” perché ha un sito atto allo scopo ed una società alle spalle (con che costi?) che glielo gestisce…. immagina a creare un sito apposito da zero? Davvero sarebbe “a costo zero”? Improbabile.

    @ diegod & crimson: anche io rispetto (salvo alcuni casi “patologici”, ma quelli ci sono nel M5S come nel PD, PDL, Lega…) gli attivisti ed elettori di M5S. E’ il loro “megafono” che mi sento molto meno di rispettare.
    condivido quanto dice diegod sulle primarie del PD: ovvio che i problemi ci sono, eccome. Ma rimane uno dei tentativi migliori questo paese da decenni per coinvolgere i cittadini.

    @ RW: oltre al merito, non ha neppure la rappresentatività sociale.
    questo è un vero paradosso: Grillo avrebbe potuto aprire le sue “parlamentarie” solo ai milionari (per fare un esempio)…. e comunque il 25% di italiani (fra i quali molti precari, disoccupati….) lo avrebbero comunque votato!
    insomma, un sistema pensato per favorire proprio quella gratitudine, quindi dipendenza, degli eletti M5S da Grillo di cui parla Diego Cugia
    http://www.stanlec.blogspot.it/2013/06/grillo-e-i-miserabili-jack-folla-diego.html

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