ed io che stavo con Morsi

In Egitto è intervenuto l’esercito -nume tutelare dello Stato- per spodestare il presidente Morsi dei “Fratelli Mussulmani” dopo le rinnovate proteste in Piazza Tahrir.
Ebbene, potrà forse risultare sorprendente visto le mie antipatie per i movimenti politici religiosi (islamici o di altro genere che siano), ma trovo l’intervento dell’esercito gravissimo ed inammissibile.
Sinceramente, sto con Morsi.

Il presidente Egiziano ha senza dubbio errato su tutta la linea, dall’economia alla riforma della Costituzione, dal rapporto con l’esercito (anche se rispetto a quest’ultimo appena qualche mese fa pareva esser riuscito a prenderne il controllo, o almeno indirettamente a ridurne l’influenza: lo stesso generale Al Sisi è stato nominato da Morsi) a quello con la società civile e le opposizioni.
Nonostante ciò, la legittimità costituzionale, politica e democratica, era nelle sue mani e la sua deposizione da parte delle forze armate è né più né meno che un golpe. Un colpo di Stato incostituzionale, illegittimo ed antidemocratico, non dissimile da quello dei colonnelli in Grecia, da quello di Pinochet o da quelli che si sono ripetuti nella storia della Turchia.
…ben diverso sarebbe stato se la popolazione da sola fosse insorta ed avesse ottenuto un simile risultato.

Tutto ciò è particolarmente grave in una democrazia “giovane” ed ancora profondamente instabile, senza istituzioni solide e capaci di resistere a simili tensioni. In un tale contesto, infatti, ogni scossone potrebbe risultare rovinoso e far crollare l’intero impianto costituzionale, magari in favore di un “uomo forte” come furono Sadat e Mubarak.

I nostri diplomatici, i nostri politici e noi tutti dobbiamo esser particolarmente cauti nel celebrare la nobiltà d’animo dell’esercito egiziano e la sua difesa della laicità dello Stato dalle ingerenze islamiste dei “Fratelli Mussulmani”.
Questi ultimi sono certamente un movimento politico-religioso con un programma fortemente legato ai dettami dell’Islam, ma hanno vinto le elezioni. L’unico sistema riconosciuto dalla Costituzione dell’Egitto per distribuire il potere politico-istituzionale.
Richiedere, accettare, autorizzare od acclamare l’intervento delle forze armate significa minare alla radice tale principio, assieme a quello altrettando fondante della separazione dei poteri. Separazione dei poteri che esige anche una supremazia del potere civile su quello militare. E nessuna ragione ideale, neppure la laicità, deve permetterci un simile passo.
Perché le ragioni ideali, i contenuti, passano. La forma resta.
Così, un domani potremmo trovarci di fronte ad un altro generale che -richiesto dalla piazza o meno- decide che la democrazia nel proprio paese non funziona più come dovrebbe ed è necessario mettervi mano con la forza.
Questo è il caso del golpe del 1981 da parte di Antonio Tejero, ma anche di molte richieste di piazza nell’Argentina della crisi 2001. Nel primo caso, fu merito del re Juan Carlos attenersi alla Costituzione; nel secondo dell’esercito argentino rifiutare qualsiasi coinvolgimento.
Ovviamente l’Egitto del 2013 non è l’Argentina del 2001 ed anzi è molto più simile all’Argentina degli anni ’70 che portò al potere la junta militar, simile non solo per la crisi economica, quanto per la tradizione “caudillista” che vede nell’esercito un nume tutelare dello Stato in momenti di crisi.
Se domani accadesse ancora qualcosa di simile -chessò, nella stessa Turchia od in Libia?- cosa dovremmo dire? Dovremmo forse rispondere che è legittimo? In nome della laicità? O dovremmo dire che è un ingiustificato ed innammissibile colpo di Stato?

A chi, al contrario, dice che il golpe è stato richiesto dalla popolazione, faccio solo notare che questo è vero solo in parte: innanzitutto, anche in passato (in Grecia, come in Algeria, come in Turchia, come in Argentina ed in Cile) parte della popolazione contraria all’orientamento del governo richiese l’intervento dei militari.
Ma in secondo luogo, ben più importante, bisogna ricordare che lo stesso Morsi è stato eletto per volontà popolare, democraticamente. In realtà, la società egiziana è molto divisa fra le grandi metropoli più laiche e le aree rurali, ancora legale all’islam e dove il sostegno per i “Fratelli Mussulmani” è ancora molto forte.
Non tutti gli egiziani, quindi, hanno richiesto questo interevento.

Giustamente, immediatamente dopo il golpe, diverse diplomazie hanno inviato alla cautela, anche sospendendo gli aiuti economici.
Quel che accadrà ora, nei prossimi giorni, sarà tutto ancora da vedere.
La mia unica, personale, speranza è che l’esercito ritorni rapidamente sulle proprie posizioni, lasciando spazio ad un governo di unità nazionale che includa anche i “Fratelli Mussulmani” o convocando nuove elezioni entro pochi mesi (nel qual caso, sarà comunque necessario nominare un governo di transizione civile). Il ruolo del leader ad interim, l’ex giudice Al Mansour, non mi pare affatto chiaro.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

9 thoughts on “ed io che stavo con Morsi

    • sì, però io da me ho detto proprio il contrario di redpoz, questa volta, e sarebbe decisamente interessante un approfondimento, che spero di riuscire a fare in giornata, dato che le considerazione di red non sono affatto banali, anche se non le condivido… 🙂

      • a me sembra sbagliato affrontare situazioni molto diverse con regole astratte valide per tutte le stagioni.

        in un paese nel quale sono state raccolte 22 milioni di firme per chiedere le dimissioni di un governo totalmente incapace che sta rappresentando un pericolo immediato per la sopravvivenza stessa di quel popolo e in cui milioni di persone sono in piazza da giorni per chiedergli di andarsene, l’intervento dell’esercito che mette il Presidente della Corte Costituzionale a capo di un nuovo governo che deve preparare nuove elezioni, è un colpo di stato classico oppure un atto estremo di difesa della democrazia?

        anche se nel mio blog ho espresso la mia preferenza per l seconda ipotesi, sarebbe ragionevole almeno tenere aperto il dubbio.

        tra redpoz e me da tempo corre una differenza sostanziale nella definizione del concetto di democrazia: per lui è soprattutto il rispetto di regole formali, per me, che non nego questo principio di regola, ci sono però situazioni in cui l’eccessivo formalismo uccide e occorre anche violare le regole per salvare la sostanza.

        se redpoz pensa che l’esercito doveva stare a guardare senza agire il crollo imminente economico e sociale dell’Egittoper altri 4 anni, perché le elezioni avevano dato la maggioranza ad un partito che aveva quindi il diritto di continuare a distruggere l’Egitto per altri 4 anni, nonostante un dissenso popolare incontenibile perché nato dalla disperazione, io non sono affatto d’accordo.

        e questo giudizio non giustifica i militari argentini oppure il colpo di stato dei militari in Algeria nel passato perché c’è una differenza essenziale e tutt’altro che trascurabile: che quelli sono stati fatti contro la volontà popolare e questi hanno raccolto una volontà popolare chiaramente espressa.

        che poi le prime mosse del novo governo vadano nella direzione di cercare di costruire l’unità delle forze che Morsi aveva rifiutato può non avere un grande significato in questo contesto, comunque è quanto meno una indicazione positiva che siamo di fronte, almeno per ora, ad un intervento non cruento, che potrà diventare tale solo se i Fratelli Musulmani non accetteranno il loro palese fallimento politico e passeranno all’opposizione armata.

  1. La questione è spinosa: a me un’organizzazione che si dà come nome ‘Fratelli Musulmani’ mi lascia un pò inquieto e diffidente (e chi non è ‘fratello’? Che fine fa?); è anche vero però, come ha ricordato qualcuno, che in Algeria quando le elezioni portarono al potere gli islamici (in quel caso estremisti), l’esercito sconfessò il risultato del voto e tutto sfociò in una guerra civile sanguinosissima, dichiarata proprio dagli islamici… Né credo si possa pensare che l’Egitto vada avanti in forza di elezioni regolari che producono un Presidente che poi viene ribaltato puntualmente dalla piazza e dall’esercito… se le piazze però si sono riempite come manco ai tempi della deposizione di Mubarak, un motivo ci sarà: non ho seguito moltissimo, ma ho l’impressione che ‘sto Morsi abbia toppato su tutta la linea, al cominciare da accrescersi costantemente i poteri (chissà, forse sperava di rimanere al potere 40 anni come il suo predecessore); l’importante a questo punto è evitare che gli islamici si sentano defraudati, altrimenti avremo bombe e terrorismo a tonnellate…

  2. cosa succede quando a muovere le pedine sono i militari è molto spesso qualcosa di cattivo, ma non si può mai dire, certo che stanno tutti sul filo del rasoio.

  3. @ bortocal: la regola sarà astratta, ma è LA regola fondante della democrazia.
    perché oggi i militari possono essere “salvatori”, domani oppressori.
    violare le regole formali in nome della “sostanza” apre sempre la porta a “sostanze” diverse, che spesso potrebbero non piacerci affatto.
    le regole servono proprio a questo: moderare e rendere accettabile per tutti il gioco.

    se la Costituzione non prevede simili interventi, essi sono semplicemente incostituzionali. e se anche li prevedesse, sarebbero molto, molto ambigui.

    io non nego le mancanze di Morsi, dei Fratelli Mussulmani e l’importanza di un cambiamento. ma è il ragionamento di fondo (“ci pensa l’esercito”) ad essere sbagliato.
    ben diverso è quando è la stessa società civile ad ottenere -da sola!- tale risultato.
    questo anche considerando quanto divisa sia la società egiziana.

    l’Italia si è tenuta Berlusconi per decenni.
    o avremmo dovuto chiedere ai nostri generali di intervenire?
    ma ci rendiamo conto?????

    tu dici che in Algeria ed Argentina ciò era contro la volontà popolare.
    questo è vero solo in parte: anche lì, parte della popolazione era totalmente favorevole all’intervento dei militari (nel 2001, ripeto, alcuni argentini lo richiesero pubblicamente).
    ed anche in Egitto, come detto, la volontà popolare si era chiaramente espressa: Morsi è stato eletto appena un anno fa, democraticamente.

    @ crimson: non si può certo dire che io sia un simpatizzante dei Fratelli Mussulmani o di qualsiasi altro movimento religioso-politico. ma rispetto la democrazia.
    Morsi ha sbagliato tutto, senza dubbio.
    ma i militari controllano i potere in Egitto da oltre mezzo secolo. la china è pericoloso a bisogna stare attenti a seguirla.

    @ franz: a me ricorda molto l’Argentina ante- giunta militare. anche lì, i militari erano una sorta di “nume tutelare” ed intervenivano di frequente in momenti di crisi per “riordinare” lo Stato.
    in una democrazia matura, ciò non può e non deve avvenire. se l’Egitto vuole incamminarsi su questo percorso democratico, tale prassi deve cessare.

  4. per me democrazia non è sinonimo di parlamentarismo.

    a proseguire sulla tua strada tra un poco diremo che anche il 4, il 14 e il 25 luglio sono stati incostituzionali – come in effetti è vero, per i loro tempi.

    tu dici che la società civile egiziana avrebbe dovuto risolvere da sola il rifiuto di Morsi di dare le dimissioni di fronte alla più grande manifestazione pacifica di protesta della storia umana_pare che tu non ti renda conto che questo avrebbe voluto dire dare il via ad un regolamento dei conti molto più sanguinoso e ad una guerra civile che i militari stanno cercando di evitare (e non è detto che ci riescano).

    se in Italia 20 milioni di persone fossero scese in piazza a chiedere le dimissioni di Berlusconi, Berlusconi avesse rifiutato di darle e un generale ne avesse tratto le conseguenze io sarei stato d’accordo.

    ma sono ipotesi di strada, perché parlarne, dato che gli italiani amano Berlusconi tanto è vero che ci sono 9 milioni di elettori democratici almeno che lo stanno mantenendo ancora in una posizione chiave e ne seguono le indicazioni politiche.

    sullo sfondo ci sta una grossa domanda che abbiamo già sfiorato discutendo da me: che valore ha una democrazia rappresentativa che rinnova il parlamento ogni 5 anni in un’epoca in cui la comunicazione di massa rende molto mutevoli le opinioni politiche delle masse?

    problemi di questo tipo (abbiamo appena visto la Turchia) tenderanno a diventare sempre più frequenti nell’epoca di internet che rende liquida l’opinione pubblica.

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