Rizzo ci fa o ci è

Sergio Rizzo ha pubblicato ieri sul Corriere della Sera un articolo particolarmente critico intitolato “Province salve e Italia paralizzata” sulla decisione della Corte Costituzionale relativa al decreto legge del governo Monti che modificava le province.

In estrema sintesi, secondo Rizzo la decisione della Corte Costituzionale altro non è che l’ennesima dimostrazione di un Italia troppo legata all’esistente ed incapace di cambiare, anche quando la situazione esistente è evidentemente disastrosa. La mia impressione è, inoltre, che velatamente Rizzo voglia veicolare l’idea che questi “vecchi” giudici siano troppo bloccati come forma mentis, se non come veri e propri interessi personali/ di casta per dare il lasciapassare ad una simile riforma. Scrive: “Al di là del merito, comunque, la sentenza della Corte costituzionale conferma se ce ne fosse stato ancora il bisogno che l’Italia è un Paese in preda a una totale paralisi“.

Devo dire cosa penso di questo articolo? Lo dico lo stesso.
Rizzo o ci fà, o ci è.
Per come la vedo io, esistono solo due possibili spiegazioni ad una tale mis-interpretazione di una sentenza della Corte Costituzionale (mis-interpretazione nascosta dietro il classico “aspettiamo le motivazioni“, quando la motivazione è evidentissima, per chi voglia coglierla): O Rizzo è veramente un completo ignorante i materia giuridica costituzionale e scrive parole in libertà O Rizzo fa lo gnorri ed essendo in cattiva fede presenta i fatti sotto una luce volutamente distorta.

Dicevo sopra che le motivazioni sono evidenti, addirittura lapalissiane, ma per esser tranquilli le chiarisco io stesso.
Nella Costituzione del 1948, all’articolo 114 sono istituite le Province, quali enti amministrativi decentrati ed autonomi. La discipilina istituzionale delle Province è comunque contenuta in atti legislativi ordinari.
Da anni si discute di abolire le Province, senza mai giungere ad alcun risultato.
Il governo Monti, insediato nel novembre 2011, emana nell’ottobre 2012 un decreto legge nel quale, per ovviare al problema di una riforma costituzionale che abolisca in toto le Province, ne riduce il numero accorpandole fra loro.
Luglio 2013, la Corte Costituzionale giudica tale decreto incostituzionale.
Ora, chiunque abbia un minimo di conoscenza giuridica sa che un “decreto legge” è un atto “avente forza di legge” (cioè: non è una legge) emanato dal governo in “casi straordinari di necessità ed urgenza” (art. 77 Costituzione). Ovviamente, come anche i somari sanno, dei requisiti del decreto legge qualsiasi governo se n’è sempre infischiato… così, si sono emanati decreti per ogni stupidata quando il passaggio parlamentare diventava troppo lungo e tedioso. Ciò tuttavia non vuol dire che detti presupposti possano essere disattesi a piacimento.

E questo ha detto la Corte Costituzionale.

Ora, Rizzo può raccontare quel che vuole scrivendo con un certo sarcasmo “Certo, una riforma come l’abolizione delle Province, che doveva essere fatta più di 40 anni fa contestualmente alla nascita delle Regioni, non poteva essere ritenuta tanto impellente da giustificare un decreto” ma, sarcasmo o non sarcasmo, è esattamente così una riforma strutturale non può (per definizione) rientrare in un “caso straordinario di necessità ed urgenza”. Direi inoltre che nel caso specifico mancavano a prescindere tali ragioni di “necessità ed urgenza”, ma questo passi pure in secondo piano (non era, infatti, il momento non era quello del c.d. ‘Salva Italia’, come erroneamente riporta Rizzo).
Poco importa se questa riforma ci fu richiesta dalla tristemente nota lettera della Banca Centrale Europea o meno: il requisito formale (e, come diceva il mio professore di diritto costituzionale, per i giuristi, la forma è sostanza) della “necessità ed urgenza” manca. Radicalmente. Quindi, il decreto legge di Monti era invalido.
Cito le ottime parole di un amico, storico e non giurista, che aveva intravisto il problema già all’epoca: “Esiste un problema di metodo che non va sottovalutato, pena la vanificazione di questa ottima intenzione: l’azzeramento di giunte e consigli provinciali non può avvenire in maniera maldestra. Duole dirlo, ma il minacciato ricorso alla Consulta – che maschera in realtà un istinto di conservazione di questi enti pressoché inutili – sarebbe giustificato. Va bene che in questi ultimi anni la Costituzione è stata più volte piegata ad uso e consumo di Berlusconi, ma questo non autorizza nessuno a continuare su questa strada e a creare qualche precedente pericoloso. Meglio dunque seguire una strada costituzionalmente corretta. Anche se qualcosa mi dice che per la riforma delle Province dovremo attendere ancora parecchio“.

Ciò detto, semplicemente, la Corte Costituzionale non poteva giungere ad altra conclusione. Non senza volutamente distorcere il senso delle parole in Costituzione.
Rizzo ha quindi ben poco da lamentarsi: o si lamenta dell’ignoranza propria e dei redattori di quell’infausto decreto legge, che avrebbero dovuto ben sapere i limiti di un simile intervento!; oppure si lamenta ipocritamente della nostra stessa Costituzione, dei limiti e bilanciamenti dei poteri che essa prevede e che la Corte Costituzionale ha solo adeguatamente tutelato.
Nel primo caso, più che lamentarsi dell’immobilismo italiano, Rizzo dovrebbe incazzarsi contro Monti e la sua incapacità in materia. Nel secondo, Rizzo altro non si dimostra essere se non l’ennesimo esponente di “rivoluzionari” pronti a mescolare nel torbido pur di far passare un’immagine distorta della realtà che risponda alle proprie esigenze.

– – –

Per completezza, segnalo che oggi lo stesso Corriere della Sera pubblica una lettera del presidente emerito della Corte Costituzionale, Alfonso Quaranta, nella quale si contrasta duramente la logica di Rizzo e del suo sodale Galli della Loggia. Lettera che sfortunatamente non si trova nel sito.
Purtroppo, nel rispondervi Galli della Loggia non coglie affatto il punto.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

12 thoughts on “Rizzo ci fa o ci è

  1. resta il fatto che le province vanno abolite..Rizzo o non Rizzo..
    il problema, è che manca la volontà di farlo…prima era colpa della Lega..adesso???

  2. Ottimo articolo, condivido il tuo pensiero..
    Il fatto che ha innescato, forse, il problema delle province è stato il proliferare in maniera eccessiva delle stesse, ma tant’è. Una soluzione non credo stia nella loro abolizione (ci ritenta anche il Governo Letta che ha annunciato la presentazione di un DdL, come certamente sai) quanto nel ridimensionamento degli organici, in qualche realtà oggettivamente debordante. . Ma questo ridimensionamento dovrebbe fare il paio con il dimezzamento dei parlamentari, in un discorso complessivo di modernità, rilancio della P.A, e attenzione ai conti dello Stato.

    Noticina a margine: a mio parere, la forma è sempre sostanza, poiché è rappresentazione visiva e tangibile della stessa, quando non diventa mascheramento di fini “altri”.

  3. @ luigi: ho scritto ripetutamente che a mio modesto avviso, più che ad un’abolizione si dovrebbe lavorare ad una riforma delle province che le strutturi come coordinamento dei comuni di una data zona.
    similmente a quanto avviene in Germania, con i sindaci che partecipano a tale coordinamento e senza nuovi organi.
    ciò detto, l’errore di Rizzo non è perdonabile.

    @ Francesca: bentrovata.
    grazie dell’apprezzamento.
    come detto anche a luigi, capisco tutte le ragioni, le esigenze e la volontà di riformare le province od abolirle, ma questo non giustifica simili errori.
    come detto sopra, per me la soluzione ideale sarebbe un coordinamento cui partecipano tutti i sindaci di una data zona, come avviene in Germania e senza creare nuovi organi.
    Un’annotazione: io sono contrario alla riduzione dei parlamentari. Perché questo indice sì sulle spese, ma marginalmente e risponde solo a demoagogia. Ma, soprattutto, ha un grave svantaggio: riduce il controllo democratico, aumentando a dismisura il rapporto fra eletti ed elettori (se oggi è, ipotesi, 1:100.000, domani potrebbe essere 1:300.000, non va bene, non aiuta il controllo dei cittadini)

  4. Rizzo è fazioso e volutamente ammiccante al popolino che non sa nulla di diritto e non fa nulla per informarsi. Spesso i suoi pezzi cavalcano quest’onda senza grandi approfondimenti…

    Io sarei favorevole ad una riduzione dei parlamentari e ad una differenziazione delle funzioni di Camera e Senato…

  5. “Ora, chiunque abbia un minimo di conoscenza giuridica sa che un “decreto legge” è un atto “avente forza di legge” (cioè: non è una legge) emanato dal governo in “casi straordinari di necessità ed urgenza” (art. 77 Costituzione).”

    Che Rizzo non colga la sottigliezza, pazienza: dai giornalisti omologati ormai non mi aspetto granché di meglio. Più grave che non l’abbia colta l’algido Monti e gli altri “tecnici” che affollavano quell’infausto governo. Ma che dire del nostro Presidente Napolitano, che all’epoca non ha eccepito nulla? La decisione della Corte è una censura a quel decreto legge, e quindi: a chi lo ha deliberato (Consiglio dei Ministri) e a chi lo ha emanato (Presidente Repubblica).

    • Scusa Mauro, sono d’accordo su tutto tranne che sulla censura a Napolitano.
      come certo sai, infatti, il Presidente della Repubblica è tenuto a controfirmare gli atti del governo, salvo casi eccezionali….
      casi eccezionali, che francamente non m paiono ravvisabili.

  6. A mio avviso non è così, Red… Che in passato i Presidenti di turno abbiano spesso e volentieri chiuso un occhio è innegabile, ma l’eccezione di mancanza dei requisiti di necessità e urgenza mi sembra più che sufficiente per non contro-firmare un decreto.
    Da non specialista, il primo caso che mi viene in mente è quello legato alla triste (sotto tutti gli aspetti) vicenda di Eluana Englaro :

    http://goo.gl/4mRYM

    Ovviamente, sollevare o meno l’eccezione ha per il Presidente precise implicazioni politiche: nel caso Eluana la dissociazione (a mio avviso sacrosanta) con l’operare del governo Berlusconi, nel caso Province l’appoggio (a mio avviso discutibile) al governo Monti, col quale non poteva – né voleva – entrare in rotta di collisione avendolo fortemente voluto.

    (OT: a proposito di “forzature” costituzionali, qual è la tua opinione in merito alla nomina “preventiva” di Monti a senatore a vita, tenuto conto di quanto la Costituzione prescrive all’art 59 comma 2 Cost ?).

    • in merito al rifiuto di controfirmare il decreto, ricordo solo che il governo avrebbe potuto ripresentarlo uguale e Napolitano in quel caso l’avrebbe dovuto firmare.
      Evidentemente, il caso Englaro (sic) presentava differenze radicali (anche perché in quel caso era evidente come lo strumento normativo ‘generale ed astratto’ fosse piegato ad un esigenza ‘speciale e concreta’).

      Sulla nomina di Monti… personalmente all’epoca la trovai abbastanza ingiustificata. Non tanto per i parametri di cui all’art. 59 2°co Cost, quanto perché non trovavo imprescindibile che il capo del governo fosse anche parlamentare.
      Ragionando su quei parametri, in fondo direi che ci può stare: in fin dei conti Monti è uno stimanto professore con una significativa carriera internazionale.

  7. Mi pare (sempre da non specialista) che l’obbligo di firmare alla seconda tornata sia riferito alle leggi presentate per via ordinaria. Se un decreto legge viene rispedito al mittente per mancanza dei requisiti costituzionali di necessità e urgenza la vedo male che possa essere ripresentato con le stesse modalità (nel caso Eluana si procedette in tutta fretta a un disegno di legge che fu approvato in tempi record, mi pare).
    In ogni caso il significato politico di un rinvio alle camere è sempre molto alto, anche se in seconda battuta la firma è inevitabile.
    Su Monti non condivido. Il fatto che fosse uno “stimato professore con una significativa carriera internazionale” non lo rende un cittadino che abbia ” illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario”. Secondo me si è trattato di una forzatura costituzionale. Difficile dire il perché, giacché come dici il Capo del governo non è tenuto a essere parlamentare. Ovviamente in merito mi sono fatto un’opinione, ma siamo già abbastanza fuori tema e mi scuso per aver sollevato il punto.

  8. lascio perdere la seconda questione sollevata da Poggi, perché mi sembra pretestuosa rispetto a una storia della repubblica che ha visto nominare senatori a vita Andreotti il mafioso e Colombo coinvolto a ottant’anni in orge gay a base di cocaina e intervengo anche io sul tema delle province, dato che lo seguo da tempo: http://bortocal.wordpress.com/?s=province

    su questo punto ha ragione Poggi, secondo me, e l’avevo scritto per mio conto qualche tempo fa:
    “in realtà la Corte Costituzionale ha soltanto detto che la riforma non si può fare con un decreto legge, perché mancano i requisiti di urgenza, e ha quindi anche bacchettato il presidente della Repubblica che ha emanato il decreto relativo senza accorgersi che ne mancavano i presupposti.
    questo secondo aspetto sfugge del tutto ai giornalisti.
    vogliono risparmiare a Napolitano le critiche dei blogger?”
    http://bortocal.wordpress.com/2013/07/04/282-giornalisti-provinciali-e-generali-che-scrivono-sui-giornali/

    aggiungo che il vizio dei decreti legge continua e sottolineo quello di oggi, per esempio: per quanto possa essere lodevole la causa, che senso ha un decreto legge sulla equiparazione dei diritti dei figli naturali? dove sono i requisti di straordinaria urgenza? forse la straordinaria urgenza del governo Letta di far credere che fa qualcosa, non dico qualcosa di buono. che sarebbe troppo…

    Napolitano dovrebbe agire da presidente garante della Costituzione e non sottoscrivere decreti legge su questioni che la Costituzione riserva alla legislazione ordinaria.

    però è difficile riconoscere nell’ultimo Napolitano di fatto presidenzialista e schierato politicamente il rispetto rigoroso del suo ruolo.

  9. Ciao, sono arrivata qui (a curiosare) da I discutibili e mi soffermo un attimo su questo post. Sono siciliana e come si sa, Crocetta ha eliminato le province sull’onda dell’emotività nazionale…Beh, al momento c’è il caos e soprattutto tanta perplessità. Non essendo preparata in materia, esporrò in modo molto semplice le mie impressioni, che magari potranno sembrare banali, ma tant’è…
    Crocetta elimina 9 province ed istituisce ben 33-35 consorzi (TRENTATRE…) che saranno NON a costo zero, ma a costo basso poichè vero è che sindaci e consiglieri non riceveranno compensi, ma rimborsi spese (e qua ti voglio), inoltre ci saranno i consulenti esterni, pagati(e ti rivoglio) e direttamente scelti dalla politica (rivoglio bis e tris!!). Saranno enti di secondo grado e non saranno scelti dagli elettori, bensì dai capi politici (Crocetta al momento) che legittimeranno ancor più lo strapotere, qualunque esso sia o sarà. Risparmi? sì, pare ci saranno: i consorzi manterranno tutte le funzioni delle ex province ad esclusione di strade (al genio civile) e di scuole (ai comuni). I tra parentesi riceveranno quindi più contributi? certo che sì…pare, forse, chissà, ma in fondo se le scuole cadranno a pezzi che importanza avrà? (!!) Chiedo scusa per la connotazione, ma essendo io un’insegnante statale…
    Buona cosa sarà la sparizione di società per l’acqua e i rifiuti e forse questo sarà un risparmio vero e, si spera, contribuirà ad un’efficienza maggiore.
    Potrei stare ancora a descrivere la situazione che aggraverebbe le perplessità che in molti abbiamo. Insomma, la riforma siciliana appare fortemente viziata da contraddizioni e carenze normative e finanziarie, che rendono praticamente inevitabile andare incontro al caos.Ed è un caos che è appena iniziato e durerà decenni perchè in Italia, in Sicilia, prima si fanno le case e poi si presentano i progetti con le relative schede tecniche!
    Abbiamo fatto un salto nel buio per compiacere la stampa e l’opinione pubblica e certi partiti politici che hanno magari 5 stars e adesso 5 milioni di abitanti siciliani staranno a guardare (le stelle? le stalle?)
    ciao
    Maria rosaria

    • ciao e grazie a te di essere passata di qui.
      ammetto di leggere solo ora la notizia di Crocetta. ti confesso che comunque la soluzione dei consorzi non mi sembra male: il mio comune fa parte di una “confederazione” composta dai sindaci dei vari comuni -senza compenso- che hanno messo assieme alcune competenze, tipo la polizia locale.
      secondo me, questo dovrebbe essere il modello per le province (magari a grandezza variabile), sulla scia dei Grossbuergermeister tedeschi.
      questo ovviamente al netto di tutti i problemi che presenti.
      come sempre accade, il problema è che manca una visione strutturale su come riorganizzare questo aspetto.

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