Chicca si sposa

Odio camminare per il mio paese. Soprattutto la domenica.
Odio camminare per questo paesotto che è “mio”, che mi è toccato per genetica e per scelte di altri e che detesto di tutto cuore.
Odio questi paesi insignificanti della campagna veneta, il cui ultimo “momento di gloria” risale ai nobili veneziani o alle battaglie del Piave: comunque troppo lontani del tempo per trasmettervi un senso. Odio questi paesi troppo piccoli per avere alcunché di significativo e troppo grandi per essere semplicemente cancellati dalle carte geografiche, come si converrebbe.

Così, mi ritrovo anche questo sabato a passeggiare fra le bancarelle del mercato e troppa gente attorno che non fa altro che irritarmi con la sua sola presenza. Tiro dritto, il solo fatto di esser dovuto uscire di casa con questa folla mi mette di pessimo umore. Tiro dritto, spero di cavarmela in fretta e tornare a chiudermi in camera con il sole che mi batte sulle spalle ed un testo da leggere di fronte. Forse per quando rientrerò sarà ancora troppo presto per un gin tonic. Ma non lo sarà per un Pernot con cassis.

Tiro dritto.
Tiro dritto ed appesi su tutti i lampioni trovo quegli osceni volantini falsamente simpatici che annunciano il matrimonio di Ciccio e Ciccia.
Già di per sé sono irritanti, ma stavolta superano ogni decenza: li hanno fatti persino plastificati. Così puoi prenderli e portarteli a casa, da appendere come foto ricordo. Almeno la cara buona vecchia carta dopo un paio di giorni all’aperto compie il suo ciclo vitale e la memoria doverosamente si perde (infatti, oggi ad oltre una settimana sono ancora tutti lì, integri ed al loro posto…)
La sola cosa peggiore, sono le scritte di vernice bianca sul manto stradale che invitano lo sposo a “rinsavire”, girare la macchina e tornare a casa. Credono davvero di essere simpatici?
Già qualche settimana fa, a vedere questi annunci plebei avevo provato la sgradevolissima sensazione di conoscere almeno uno degli sposi. Sgradevolissimo: rendersi conto che i tuoi compagni di classe cominciano (cominciamo?? metà di quelli del liceo già lo sono…) a sposarsi da una sensazione del flusso del tempo a dir poco irritante.
Non sai se commiserare loro o commiserare te stesso, che ti senti tagliato fuori.
Poi li guardi in faccia, ripensi a per quelli che li conoscevi e commiseri decisamente loro. Bloccati in questo paesotto, magari con un ragazzotto nato e cresciuto qui, conosciuto e sposato qui. Qui, dove cresceranno i loro bambini (un momento di raccoglimento, please).
Inutile che postiate tante foto delle vostre belle faccine a New York, a Shanghai o Londra se poi “mettete radici” in questi paesi indegni della geografia umana.
(oh, come siamo antropologicamente lontani dalla povertà di Pasolini!)

Tiro dritto.
Oggi la faccia mi è indubbiamente nota. Sul momento resto perplesso: non viveva già con i due bocchia e l’amato da qualche anno? Cioè, ahn, si sposa ora?
Chicca si sposa.
Tanto per dire, quella Chicca di cui ero “innamorato” perso a dieci anni.
Signore, per un attimo solo sono costretto ad ammettere la tua esistenza e ringraziarti di avermi fatto guarire da questa infatuazione malsana.
Già che ci sono, ti ringrazio tanto di avermi mandato lontano da tutto ciò: a Trento, ad Hamburg, a Phnom Penh… abbastanza lontano da dimenticare i pensieri di dieci anni e farmici rider sopra. Geografia e memoria, meriterebbe un libro.
Vedo le foto sugli annunci appesi in strada, foto che ripercorrono le tappe della love story, fra un weekend abbracciati al mare e le passeggiate in montagna.
Vedo le foto a celebrazione del lieto evento (ooooh, quante belle memorie della vostra recita tutta bene impostata). Le taccio. Ma non taccio quel “cigars and chocolate for a moment of relax” con in bella vista rum Havana Club e whisky Jack Daniels. No, dico: Havana Club e Jack Daniels?? E grazie -di nuovo- a dio che avete risparmiato il Bacardi. Sarebbe questa l’idea di stile che trasmettete con la vostra foto patinata e l’invito “sigari e cioccolato”? Non pretendo certo di disquisire su single malts Lagavulin o Jura, ma proprio il Jack Daniels? Il whisky più grezzo in commercio? Se esiste un dio, rimpiangerete questo genere di scelte. Sullo sfondo, la campagna veneta, forse la voto è presa da una villa. Tipico.
Grazie, signore, per avermi aperto gli occhi sulla nostra miseria.

Chicca si sposa.
Sarei veramente troppo infame se proseguissi il mio caustico giudizio sullo stile di queste cerimonie. Ma credo abbiate capito l’antifona: vestito bianco sgargiante; i bimbi in serissimo gillet grigioperla coordinato col papà; interno cena tutto in beige… eppoi? Eppoi gli amici che lanciano coriandoli con il soffiatore; lo sfondo con le reti di recinzione da campi; il momento di relax a Jack Daniels; l’auto degli sposi che è una moto. Cafonal.
Briatore style. Il passo al Billionaire è dietro l’angolo (e godetevi la dichiarazione di Cacciari su Briatore, genio).
Quello stile pretenzioso, di classe che vorrebbe essere classe ma cade tristemente nei dettagli; in uno sforzo vanamente profuso per ostentare modelli di comportamento altolocati (ah, Norber Elias!) puntalmente affossati da comportamenti volgari. Sono l’unico a cui torna in mente “Quello che non ho” di De Andrè?
A questo punto, preferisco i matrimoni dei bikers. Almeno loro sono onesti nel presentarsi per quello che sono.
(oh, come siamo terribilmente lontani dalla nobiltà!)

Che la mia sia spocchia?
Non lo nego: potrebbe benissimo. Ma io, eventualmente, al mio matrimonio non andrei certo di Jack Daniels (scusate, questa me la son legata al dito, non la digerisco: dimmi di che ti ubriachi e ti dirò chi sei).
Che la mia sia superbia, ira, accidia nel vedere i miei coetanei compiere un passo tanto importante mentre sarei “qui bloccato” sentimentalmente (e non solo) parlando? Ah, ed invidia?
Non nego neanche questo: potrebbe benissimo. Ma la cecità dell’amore consente tali cadute di stile?
No, non credo affatto: lo stile cafonal à la Briatore ha messo radici profonde fra i paroni del Veneto già da diversi anni. La logica degli schei produce i suoi frutti. Ora e sempre, nei secoli dei secoli.
Per esser chiaro di quel che sto parlando, dovrei mostrarvi le foto. Ma, Edward Snowen o non Edward Snowen, ho troppa considerazione della privacy per farlo.
Per esser ancora più chiaro dovrei mostrarvi anche le foto del prossimo matrimonio di Mary & P., ma ve lo renderò a parole, se posso: lo organizzano dal Congo. Hanno inviato svariati amici, conosciuti in giro per il globo, incluse persone che hanno frequentato solo per pochi mesi. La foto d’apertura della pagina cui rispondere all’invito è una vecchia cascina emiliana; le loro foto sono improbabili, cogliendoli nella felice spontaneità di tanti attimi; il ristorante propone in apertura Lambrusco (chiedere ad Intesomale) e scopri poi mille confetture…
Oppure, sarà perché sono all’altro capo del mondo, mi basta rivedere le foto del matrimonio di J & J. Chissà se anche laggiù dipingono le strade ed appendono quelle odiose foto-annuncio.
Ma nonostante l’atmosfera da wedding planner che colpisce anche laggiù, basta un’impressione colta negli occhi degli sposi per rendersi conto che qualcosa è diverso.

Non parlo d’amore.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

7 thoughts on “Chicca si sposa

  1. spocchia o non spocchia, hai tutta la mia solidarietà.
    e chissà che un giorno o l’altro, in questo paese, ammetteremo che il matrimonio è un’istituzione che socialmente ha fallito alla grande (forse posso parerti troppo drastico, ma ne sono abbastanza convinto…)

  2. Mi sfugge un concetto: dalle parti tue si usa attaccare in giro le foto dei matrimoni, così per farlo sapere all’universo mondo? Usanza bizzarra, che non conoscevo… 😉

  3. vedo che sei molto attaccato al tuo paesello….
    l’usanza delle scritte, delle foto appese in giro, ormai è ovunque, fattene una ragione…

  4. questo post avrei potuto scriverlo io dieci anni fa, e allora mi dicevano che ero snobberrima. Poi son cambiate molte cose, nel frattempo un matrimonio stile Mary e P. che qui dal profondo nordest (vicinissimo a te, vicino vicino e la parola bocchia ti frega), dicono sia stato il più bello mai visto.

  5. @ ammennicolidipensiero: grazie.
    soprattutto per includere “spocchia o non spocchia” (che poi è quasi il punto chiave…)
    un giorno capiremo anche quanto male fa questa geografia mediocre…

    @ crimson: da te non si usa? invidia… si vede che siete di un’altra civiltà!
    credo servano un pò come annunci, per un pò ho creduto che fossero quasi dovuti….

    @ luigi: in realtà crimson ci dice che da lui non si usa attaccare le foto.
    comunque, plastificate??? pessimo.
    quanto al mio paesello, rimando a quanto nel post.

    @ edp: anche “schei” dovrebbe sgamarmi abbastanza… ma sta diventando comune pure nei giornali quando si deve parlare di “territorio”, sic.
    come dire, lo stile è tutto.
    e quando non si sa quale sia il vero “stile”, solo la franchezza salva. altrimenti è tutta messa in scena.

  6. Pingback: Mery si sposa | I discutibili

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