cercando la legittimità d’Egitto

democracy through the army, you’re making it wrong

Sarò io paranoico, ma questa storia dell’Egitto a me ricorda tanto tanti personaggi Sudamericani… anzi, ieri sera mi ricordava tanto quel simpatico tizio che voleva “esportare la democrazia“. Non sapendo meglio come, ha pensato di farlo con l’esercito.
Mi dicono che non gli è riuscito tanto bene. Sarà….
In realtà dovrebbe ricordami l’Egitto stesso: Nasser, Sadat e Mubarak pensavano di esser leader democratici. E per un pò lo sono persino stati.

Bortocal mi dice che la mia posizione sulla legittimità del potere è “scolastica“, ovvero: inapplicabile alla realtà.
E mi domanda da che parte starei in un’ipotetica guerra civile.
Bhè, è curioso ed interessante che fino ad oggi i morti siano tutti (o quasi tutti) fra le fila dei Fratelli Mussulmani e causati dall’esercito.
Questa la chiameremo “guerra civile”?
E quella in Argentina dopo il golpe della junta? O in Cile dopo l’avvento di Pinochet?
Se proprio devo essere schmittiano, al massimo parlerei di guerra partigiana.

In realtà, non trovo affatto che questa discussione sia meramente ideale e “di scuola”: che Nasser, Sadat e Mubarak abbiano preso il potere e lo abbiano mantenuto -nonostante o comunque a prescindere dal popolo- grazie all’esercito è un dato di fatto. E pensiamo solo all’Egitto.
Ma guardiamo pure oltre: questa è stata la realtà di Franco, Videla, Pinochet e dei colonnelli greci.
E’ solo scolastica preoccuparsi che oggi in Egitto possa venir fuori un altro personaggio simile?
Magari proprio mentre vi sono scontri fra i Fratelli Mussulmani e l’esercito e la popolazione comincia a domandarsi se non ha veramente bisogno di una “guida forte”.
In un sistema legal-costituzionale, la legittimità dei poteri è data dalla Costituzione. E questa è il baluardo di tutti i diritti e la sentinella di tutti i poteri dello Stato.
Fra i quali l’esercito.
Se uno di essi travalica i limiti dati, per qualsiasi ragione, questa è una violazione della Costituzione. Ma soprattutto è una violazione delle garanzie date ai cittadini

Per quanto sembri strano, forse incomprensibile, ribadisco la distinzione fondamentale: SE sono i cittadini stessi a ribellarsi da un potere, per quanto originariamente legittimo, questo è un caso diverso.
Infatti, in tal caso, a dispetto dell’originaria legittimità, si palesa come i cittadini contestino radicalmente il potere; negando quella legittimità.
Ma SE questo accade da parte di un altro potere costituzionale, questa è una grave violazione dell’equilibrio statale e delle garanzie civili, civili e politiche.
Il popolo che ribalta il potere non è lo stesso di un potere che ne ribalta un altro.
Una volta accaduto, nulla può assicurare che non si ripeta di nuovo.
Infatti, in Egitto era già accaduto. Così come si è ripetuto più e più volte in Turchia, in Argentina, in Cile e persino in Spagna immediatamente dopo la restaurazione della monarchia.

In Egitto non vi è -ancora- una guerra civile: questa non è la questione.
Perlomeno, non vi è una guerra civile nei comuni termini in cui intendiamo questo concetto: cittadini contro cittadini.
Piuttosto, vi  è una forma di “guerra” irregolare, partigiana come quella descritta da Schmitt: l’esercito regolare contro alcuni cittadini, armati.
Se proprio mi si mette “con le spalle al muro” per dire da che parte sto, ebbene in questo attuale contesto io sto con i Fratelli Mussulmani e Morsi. Almeno, essi hanno il diritto dalla loro parte.
La loro “legittimità” sarà debole e “scolastica”, ma è tutto quel che in un sistema legal-razionale abbiamo.
L’esercito, invece, cos’ha? Una parziale, conflittuale, ambigua volontà popolare.
Ma giriamo la domanda: chi oggi sostiene l’esercito di Al-Sisi in Egitto, da che parte starebbe nei casi di Videla, di Pinochet, di Franco? Immagino la domanda sia particolaremente irritante e scomoda. Me ne rendo ben conto.
Ma questa è la domanda cui chi sostiene l’esercito deve rispondere, questo il dilemma da affrontare.
Se accettiamo di sostenere questi interventi, accettiamo con essi anche tutte le conseguenze -nefaste- che comportano.
Se invece lo neghiamo, allora vorrei sapere su quali basi si distinguono Pinochet, Franco, i colonnelli di Papadopoulos da Al-Sisi.
Davvero l’islamismo politico è una scriminante che ritenete sufficiente?
In quel caso (anche prescindendo dal fatto che Franco, Pinochet, Papadopoulos, Videla e molti altri ritennero -ampiamente sostenuti in patria e da altri Stati- che il comunismo fosse altrettanto pericoloso), dovremmo come minimo accettare che i colpi di Stato militari in Turchia erano perfettamente leciti.

Come ho già scritto nel mio primo post sul tema, una volta che si apre la porta alle “ragioni sostanziali” per prevaricare quelle formali, si apre una breccia pressoché impossibile da richiudere con vane distinzioni.

Ripeto: ricordiamo che anche in Spagna, anche in Argentina, anche in Cile e financo in Turchia, in molti fra la popolazione sostenevano le ragioni dei golpisti. Ma questo non le rendeva certo legittime.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

6 thoughts on “cercando la legittimità d’Egitto

  1. tirato per i capelli per una citazione di cui comunque ringrazio, osservo che intitolando il tuo topic alla “legittimità d’Egitto”, espressione chiaramente sarcastica, ti sei tirato la zappa sui piedi da solo: che legittimità d’Egitto lascialo dire a me, piuttosto, per risponderti.

    pensare che i problemi politici siano problemi di legittimità o legali è scolastico, lo confermo, ma vlendo potrei essere anche più duro e dire puerile.

    beato quel popolo che non ha bisogno di eroi, ha detto Brecht: io mi accontento di dire: beato quel popolo che lotta con una forza mai vista contro il tentativo di instaurare una repubblica islamica e di togliergli dei diritti democratici fondamentali e che trova sulla sua strada un esercito nazionale dalla lunga tradizione democratica.che sfida il potere politico ed appoggi il popolo, mettendo a capo dello stato il presidente della Corte Costituzioale, espressione vivente delle garanzie democratiche ed impegnandosi a nuove elezioni entro sei mesi.

    purtroppo non mancano gli schematici e i saputelli bravissimi a fare l’equazione standard esercito colpo di stato fine della democrazia: per ora non sembra così, pur se la storia è un processo casuale e confuso e nessuno sa come andrà a finire.

    insomma, mi spiace, ma i problemi non si risolvono con formuline che fanno da chiave universale, ma bisogna analizzarli caso per caso e non tutto quello che sembra simile è poi davvero uguale.

    preciso ulteriormente che sono stato contrario al COLPO DI STATO MILITARE in Algeria quando gli integralisti islamici vinsero le elezioni: loro rappresentavano effettivamente una maggioranza elettorale.

    la situazione egiziana è del tutto eccezionale e senza paragoni storici possibili, appartiene ad una fenomenologia che va analizzata dall’interno e non classificata con processi di semplificazione.

    se gli oppositori di Morsi portano in piazza 20 milioni di persone e i sostenitori uno, questo vuole pure dire qualcosa.

    ma sullo sfondo ci sta un altro ben più grave dissenso sotterraneo fra noi due che rendo esplicito: è legittimo, ad esempio, oggi in Italia un governo che si appoggia su un voto raccolto promettendo l’opposizione a Berlusconi e che invece lo appoggia?

    parlo di legittimità politica, non di legittimità giuridica.

    no, non è legittimo; e la legittimità politica è più importante di quella giuridica formale, di fronte a ferite sostanziali della corretta dialettica democratica: per cui in questo momento qualunque mezzo politico è legittimo per abbattere questo governo fondato sul capovolgimento della democrazia e sull’inganno del popolo degli elettori.

    è chiaro che è su questo che non siamo d’accordo, caro redpoz, e non sulla legittimità d’Egitto.

    chiudo riportando il mio ultimo commento qui sul tema, che non ha avuto risposta:

    bortocal il 05/07/2013 alle 19:52 scrive:
    per me democrazia non è sinonimo di parlamentarismo.

    a proseguire sulla tua strada tra un poco diremo che anche il 4, il 14 e il 25 luglio sono stati incostituzionali – come in effetti è vero, per i loro tempi.

    tu dici che la società civile egiziana avrebbe dovuto risolvere da sola il rifiuto di Morsi di dare le dimissioni di fronte alla più grande manifestazione pacifica di protesta della storia umana; ma pare che tu non ti renda conto che questo avrebbe voluto dire dare il via ad un regolamento dei conti molto più sanguinoso e ad una guerra civile che i militari stanno cercando di evitare (e non è detto che ci riescano).

    se in Italia 20 milioni di persone fossero scese in piazza a chiedere le dimissioni di Berlusconi, Berlusconi avesse rifiutato di darle e un generale ne avesse tratto le conseguenze io sarei stato d’accordo.

    ma sono ipotesi di strada, perché parlarne, dato che gli italiani amano Berlusconi tanto è vero che ci sono 9 milioni di elettori democratici almeno che lo stanno mantenendo ancora in una posizione chiave e ne seguono le indicazioni politiche.

    sullo sfondo ci sta una grossa domanda che abbiamo già sfiorato discutendo da me: che valore ha una democrazia rappresentativa che rinnova il parlamento ogni 5 anni in un’epoca in cui la comunicazione di massa rende molto mutevoli le opinioni politiche delle masse?

    problemi di questo tipo (abbiamo appena visto la Turchia) tenderanno a diventare sempre più frequenti nell’epoca di internet che rende liquida l’opinione pubblica.

    • ti rispondo con maggiore calma a breve.
      per il momento solo l’annotazione che ero in dubbio se includere o meno la citazione ed ho pubblicato il tutto dimenticando di rivedere il punto.
      se preferisci, la elimino.

      • scherzi? noi qui tutti scriviamo per essere citati, direi.

        volevo solo dire che non mi piace andare nei blog altrui a criticare, forse non è proprio netiquette.

        se posso, aggiungo che. usando l’aggettivo scolastico, non mi riferivo affatto né al tema né alla discussione, che ritengo anzi molto interessante, ma proprio alla posizione che hai assunto tu. 😉

  2. Pingback: che legittimità d’Egitto… | I discutibili

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