alcune considerazioni democratiche sulla condanna a Berlusconi

La conferma da parte della Corte di Cassazione della condanna a Silvio Berlusconi apre ad alcune -relativamente- interessanti considerazioni sulla democrazia, o forse sarebbe opportuno dire sulla concezione berlusconiana della democrazia.

Il primo punto, facimente confutabile anche da chi abbia la semplice licenza media, riguarda la magistratura (la giustizia) come “ordine dello Stato“.
Questa l’affermazione di Berlusconi nel proprio videomessaggio dopo la condanna: “una parte della magistratura, nel nostro Paese sia diventata un soggetto irresponsabile, una variabile incontrollabile ed incontrollata, che è assurta da ‘ordine dello Stato’ (con magistrati non eletti dal popolo ma selezionati attraverso un concorso come tutti i funzionari pubblici) a un vero e proprio ‘potere dello Stato’” – l’intero transcript qui.
Mi dispiace dove ricorrere a tale autorità intellettuale per demistificare una simile affermazione, ma basterà ricorda come Montesquieu nel proprio “Lo spirito delle leggi” parlasse di divisione dei poteri fra un potere legislativo, potere esecutivo e potere giudiziari.
Insomma, l’idea berlusconiana che la giustizia debba essere un “ordine” dello Stato, in qualche modo subordinato agli altri poteri, è un puro e semplice sovvertimento dell’idea democratica.

La seconda riguarda l’idea di Berlusconi secondo la quale la giustizia (i giudici) non può “sovvertire” il risultato democratico, inteso come espressione della volontà popolare.
Larry Diamond, professore di “democratic developmentStanford ed affermato studioso che certo non corre il rischio di essere bollato come “comunista”, ha in realtà un’idea leggermente diversa. In proprio mooc accessibile a tutti, egli afferma discutento delle fonti della legittimazione democratica: “over time, a democratic system must make a transition, from a charismatic authority -if that played a role at the beginning. The founding of a democracy to a rational system of authority based on the law or the Constitution. Seymour Lipset and Martin Lipset argued that there needs to be a separation between the source of authority and the agent of authority. In a democracy the source of authority is the Constitution. It’s the sacred legal document defining the rules of the game” proseguendo poi “But in terms of genuine power and authority, in a presidential system even, what lies above the elected, the ruler, is the Constitution as the source of authority“.
Insomma, secondo Diamond “la più alta autorità [highest authority] in una democrazia” è rappresentata dalla “Costituzione e dal sistema giudiziario“, in quanto potere destinato al suo controllo e tutela (quanto già affermato da Carl Schmitt nel proprio “Il custode della Costituzione“).
– di Diamond consiglio anche questo video, specie per la parte relativa alle riforme costituzionali –

Terza ed ultima considerazione, strettamente collegata alle precedenti, riguardante l’affermazione –sostenuta da ultima da Daniela Santanchè– è l’idea per la quale essendo Berlusconi un leader politico chiave del nostro paese, per continuare a garantire la rappresentanza democratica, gli deve essere concessa una grazia.
Anche questa, un’idea fortemente distorta.
In democrazia, le istituzioni e le idee rimangono, mentre le persone (inclusi i leaders) vanno e vengono. L’idea che una parte politica necessiti imprescindibilmente di una specifica persona per poter essere rappresentata, è ovviamente una forzatura: se non si trovano altri esponenti validi (“validi” presumibilmente nel senso di in grado di competere con gli avversari politici: quindi implicitamente si rinnega persino lo stesso principio democratico di sovranità popolare!), è evidente che detta parte politica rappresenta una miseria intellettuale e personale incapace di rigenerarsi a seconda dei temi ed indegna di essere rappresentata.

 

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

4 thoughts on “alcune considerazioni democratiche sulla condanna a Berlusconi

  1. Se il PdL fosse un partito normale di un Paese normale, avrebbe a seguito della condanna in via definitiva provveduto ad allontanare e quindi sostituire berlusconi con un altro leader. Invece per ovvi motivi (senza berluscuni il PdL non esiste) ciò non è possibile. La tesi poi secondo cui siccome mi votano milioni di persone allora mi si deve garantire l’agibilità politica è semplicemente agghiacciante, così come è agghiacciante il tentativo di subordinare la Magistratura al potere politico. Cardine della democrazia è e deve rimanere la separazione dei poteri.

  2. Quello che scrivi mi riporta tra l’altro alle polemiche ‘municipali’ di questi giorni: il Comune di Roma ha denunciato gli organizzatori della manifestazione dell’altro giorno 1) Perché a quanto sembra non era stata chiesta l’autorizzazione per costruire il palco 2) Perché, sempre a quanto sembra, la costruzione del suddetto palco ha reso necessario segare alcuni cartelli stradali… Alla denuncia è seguita l’alzata di scudi del PDL, all’insegna del consueto ‘che vuoi che sia’ che caratterizza la loro forma – mentis (la medesima secondo cui dopo tutto su certi abusi edilizi ‘ci si può mettere d’accordo’, e non parliamo poi dell’evasione fiscale), arrivando all’ineffabile Cicchitto che per questo ha dato del cretino al sindaco… Alla fine è tutto collegato: dalla Costituzione fino ai regolamenti comunali, il modo di affrontare qualsivoglia norma è il medesimo, in forza del ‘potere’ e, naturalmente, dei soldi…

  3. Pingback: severità (cercando il check-up) | redpoz

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