la fine di silvio b.

C’è un fatto curioso nella storia politica italiane recente, ed è l’innacuratezza di ogni sentenza sull’imminente, inevitabile, incipiente, inarrestabile “fine” della parabola politica di Berlusconi.
Le ultime, in ordine di tempo, le dimissioni dalla presidenza del Consiglio nel novembre 2011 e la recentissima conferma della condanna per frode fiscale da parte della Corte di Cassazione.
E giù che si sussueguono paragoni da “in nessun altro paese al mondo” un leader sconfitto alle elezioni sarebbe ancora in sella; un leader imputato per certi reati sarebbe ancora al comando; un personaggio condannato in primo grado sarebbe ancora in politica; un premier tanto disastroso sarebbe rieletto; un politico condannato in via definitiva avrebbe la faccia di bronzo di presentarsi ancora come vittima innocente…. in nessun altro paese al mondo.
Ma, anche in Italia, nessun altra persona.
Ebbene, anche in questi casi -come tutti i precedenti- un evento che in qualsiasi altro caso avrebbe segnato la fine di quest’avventura politica, pare qui esser passato come una pioggia primaverile, senza lasciar traccia e beatamente ignorato dal diretto interessato e da tutti i suoi seguaci.
Perché? viene inevitabilmente da chiedersi.

Il perché del ragionamento di fondo è presto detto: perché esistono delle regole. Delle norme di diritto e delle consuetudini sociali, delle aspettative civili che impongono un certo comportamento dai candidati alla gestione della cosa pubblica.
Si va da un livello particolarmente rigido, come quello applicato in USA, Germania ed Inghilterra, per il quale un candidato coinvolto da scandali nella propria vita privata (pensiamo a John Edwards) viene punito dagli elettori od uno sconfitto si ritira da ulteriori competizioni (a mia memoria, accadde solo con Nixon che dopo due nomination riuscì ad ottenerne una terza e vincere la presidenza); sino a forme altrettanto stringenti ma molto più tolleranti, per le quali una condanna comporta una definitiva esclusione dall’area politica (come il presidente israeliano Katsav).

Perché nessuno di questi livelli si applica a Berlusconi?
Pur non conoscendo le ragioni ed i meccanismi psicologici profondi, credo la spiegazione sia relativamente semplice: Berlusconi è maestro nel eccezionalità. Potremmo dire anche nel sovvertire le regole, aldilà della precisione terminologica poco cambierebbe. Una figura senza senso del limite.
Il senso vero è il seguente: la regola dice “A”; Berlusconi rilancia “A+B”.
La regola ora recita “A+B”; Berlusconi dice “AB+C”.
La regola è “A+B+C”; Berlusconi dice “ABC+D”.
E così via.
La norma (il buon senso) vorrebbe “nessun imputato si candida”? Berlusconi dice, anzi: fa, “io sì”. La norma vorrebbe “nessuno sconfitto si ri-candida”? Berlusconi risponde “io sì”. La norma impone “nessun condannato può essere eletto”? Berlusconi afferma “io sì”.

Non importa di che genere di regola, di limitazione si tratti (se sociale, penale, costituzionale), il nostro personaggio semplicemente riesce a forarla, attraversarla e portare la sua disciplina ad un nuovo livello -eccezionale, appunto-. E di seguito, tutto il pubblico italiano sta ad osservarlo ad un livello di eversione della normalità civile, dell’ordinamento giuridico sempre più alto pensando ad ogni contraccolpo “bhè, ma ora si dovrà fermare!“.
Insomma, guardiamo allibiti questo processo ancora con l’illusione che anche per un uomo come Berlusconi debba esistere un limite che non può oltrepassare, per senso personale, per resistenza sociale (avete presente i vecchi film, quando si afferma “non oltrepassare questa linea?“, ecco).
Eppure ad ogni nuova prova ci dimostra di non avere senso del limite, del disgusto. Ad ogni nuova prova ci dimostra di non incontrare resistenza tale da fermarlo.
Ovviamente, dalla prospettiva sociale la spiegazione è relativamente semplice: passo dopo passo, siamo stati talmente assuefatti da questa prassi, dal finire per accettarla, dall’essere incapaci di contrapporvi uno sdegno radicale, fondamentale, assoluto (domenica, alcuni berluscones si son fatti 7+7 ore di autobus per ascoltare un discorso di 9 minuti!!).

L’ego smisurato di quest’uomo, l’assenza di ogni altra contrapposizione decente che egli riconosca (perché, come un vero psicopatico, immediatamente nega qualsiasi riconoscimento a chi gli si contrappone), gli da un senso di onnipotenza uebermenschlich: credo, da qualche parte, vi sia qualche figura mitologica che lo rappresenta….
Non mi intendo di psicologia, ma scommetterei che v’è qualche patologia socio-psichica in tutto ciò (ipotesi che potrebbe essere confermata da questa affermazione: “il bambino è tutto per quanto egli ne sappia – “onnipotente” … ogni passo che fa verso la formazione dei propri limiti e confini sarà per lui doloroso perché dovrà perdere questa sensazione originale quasi-divina di onnipotenza“… forse il nostro non ha mai sperimentato limitazioni infantili) -un narcisismo patologico.

Ora, immagino, chi legge queste righe vorrebbe trovare una parola risolutiva, un’affermazione di una via d’uscita dall’impasse rappresentata da questo personaggio.
Confesso che non ne vedo. O forse solo la vecchiaia, un decadimento fisico inarrestabile.
Anzi, dirò di più, dirò una cosa tristissima: poiché una cura psichiatrica mi pare improbabile, l’unica via d’uscita certa che vedo è la sua morte.
Che, beneinteso, non è un mio augurio -per quanto, ad oggi, credo sia comunque un evento inevitabile e solo questione di tempo-.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

12 thoughts on “la fine di silvio b.

    • forse è sfuggito il senso del mio post, o forse mi sono espresso male io stesso: non ho mai considerato b. “finito”, neppure in quel novembre 2011 -contro tutti gli auspici-

  1. io invece mi trovo più d’accordo col post che con questa successiva parziale ritrattazione.

    Berlusconi è effettivamente finito dal 2011, e perfino se vincesse le elezioni servirebbe a poco.

    i motivi ho provato a illustrarli in un mio post recente, analizzando il “parallelismo ritardato” tra le elezioni americane e gli equilibri di potere in Italia.

    fino a fine 1016, sotto la presidenza Obama, e con la Merkel sul punto di essere rieletta, Berlusconi NON può governare.

    e d’altra parte il groviglio delle sue pendenze giudiziarie è tale che non gli lascia via di scampo.

    il più lucido dei suoi è stato Feltri, che ha scritto che doveva scappare fino a che aveva il passaporto…

    questi sono soltanto gli spasimi dell’agonia del Leviatano, poco interessanti perché la fine è scontata…

    (l’ho detto altre volte, sbagliando ogni volta, però questa volta mi pare di avere qualche ragione in più)

    • bortocal, non capisco il tuo commento.
      Intanto non capisco a che “ritrattazione” ti riferisci, visto che sin da allora son sempre stato particolarmente cauto nel decantare la “fine” politica del nostro….

      ovviamente leggerò il tuo post, ma -per quanto intuisco dalle linee tracciate in questo commento- non mi sento di condividerlo: per “fine” non parliamo della sua effettiva possibilità di governare, bensì (io almeno) di quella di influenzare le vicende politiche nazionali.
      tu credi non ne sia più in grado?
      la fine è senza dubbio scontata, ma oggi come allora i suoi tempi sono ancora da verificare e con essi, i danni che ancora potrà fare.

      • rileggo e mi rendo conto di avere inteso male (due parole staccate, eh… :)).

        avevo capito che tu ti soffermassi nel post di più sulle dinamiche psicologiche intrinseche del personaggio (che sconfinano palesemente nella patologia narcisista trasmessa a tutta la nazione), dando per scontato che comunque non tutto potesse dipendere dalle sue dinamiche interne inarrestabili.

        cioè lo avevo letto dando per scontato che tu condividessi certi miei presupposti di analisi storica, che ridimensionano il ruolo delle personalità nella storia, anche se non lo negano del tutto…

        ma visto che mi sono sbagliato, allargo subito il dissenso anche al post, no problem per me, come sai… 😉 🙂 🙂

        la tua lettura del fenomeno Berlusconi, ora che l’ho capita meglio, rischia di essere succube del fascino vampiresco del personaggio, che come altri casi di border line psichici assorbe nelle proprie dinamiche psichiatriche vischiosamente gli interlocutori…

        ma Berlusconi non è affatto onnipotente come crede infantilmente di essere e come fa credere anche a noi: è salito al potere nel 1994 anche perché è parso agli americani una possibile via di uscita provvisoria ad una situazione politica caotica e pericolosa in Italia, poi le cose si stabilizzarono nel parallelismo governativo Clinton democratico – sinistra democratica italiana post-comunista, una volta silurato Prodi per la sua opposizione ad appoggiar la guerra americana in Serbia; con Bush al governo dall’inizio del 2001, toccava di nuovo a lui, che però è riuscito a farsi del male da solo nel 2006, ma alla fine a tornare in sella appena in tempo a inizio 2008; l’elezione di Obama ha segnato il suo faticoso ma inevitabile declino.

        l’Italia non è un’isola, fa parte di un contesto internazionale, che ci condiziona, ma per alcuni aspetti ci salva: presidenza della repubblica e altre istituzioni ne tengono conto, e alla fine siamo anche nell’Unione Europea, e questa è una grande garanzia…

        il vero problema, semmai, non sta in Berlusconi e nelle sue capacità da super-eroe immaginario, ma in un paese che ha ritrovato il gusto fascista per l’uomo eccezionale nella profondità della sua cultura…

        ma il paese si adeguerà in fretta anche alla scomparsa politica di Berlusconi: resteranno i danni più visibili e profondi che non dipendono del tutto da lui…

        ciao, e grazie.

      • ah scusa, ma forse non ho risposto alla tua domanda principale…

        se parliamo semplicemente di influenza politica parziale, Berlusconi ne avrà fino alla morte se qualcuno non nazionalizzerà Mediaset, ma non mi pare questo il problema: perfino Bossi ha ancora una influenza politica residuale, figurarsi,e il partito monarchico in Italia si estinse più o meno col Sessantotto.

        PS il tuo riferimento a Nixon mi sembra errato: fu liquidato dallo scandalo Watergate a metà della sua seconda presidenza, mi pare…

  2. Pingback: redpoz, la fine di Berlusconi. | bortocommentando

  3. Non dimentichiamoci della capacità pervasiva che, grazie al suo enorme impero mediatico, berlusconi ha da ancor prima che scendesse in politica. I suoi media sono serviti sia da pura fabbrica del consenso, sia per creare modelli sociali e culturali che costituissero l’humus del berlusconismo. L’uomo è certamente abile, nei termini che ricordi nel tuo post, ma certamente la sua fortuna politica è legata strettamente all’uso spregiudicato dei mezzi di comunicazione di massa.

    • infatti, anche per questo son convinto che la sua “fine” non sia affatto vicina: è lui a gestire la narrazione (basta vedere sull’IMU) e con essa ad imporre i tempi del gioco….

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