cercando la condanna di B.

Ricordate le lunghe discussioni, le analisi, i giudizi sulla successione al trono politico di Berlusconi Silvio da parte di sua figlia Marina? Certo che le ricordate!
E ricordate di certo pure come si sono concluse: la figlia che abdica prima ancora di salire al trono.
Chiedersi come mai sarebbe troppo. Ma una cosa, credo, possiamo dedurla da quella vicenda:

LA CONDANNA DI BERLUSCONI SI CHIAMA MARINA

Pare strano? Sì? Eppure, pensateci: nonostante tutte le celebrazioni della primogenita da parte dei pasdaran berlusconiani, Silvio è rimasto al suo posto e Marina si è gentilmente fatta da parte, lasciando all’anziano padre tutto l’onore e l’onere di continuare a condurre la battaglia politica.
Perché?
Vogliamo essere franchi, sfacciati? Perché non ne è all’altezza.
Nonostante le lodi sperticate dei berluscones per la figlia del capo, evidentemente resta valido il semplice ragionamento che “di Berlusconi ce n’è uno” (e tutti gli altri…). Perché l’enorme carisma politico di Silvio Berlusconi è una qualità sua propria, unica, esclusiva, non trasferibile.
Nei mesi precedenti le elezioni ci siamo persi a giudicare Alfano e la sua mancanza di “quid“: da anni ripetiamo come manchi nel panorama politico italiano un personaggio altrettanto istrionico, uomo da palcoscenico (forse lo poteva esser Bossi, forse a suo modo lo è Grillo), arringatore di folle, magnetico di passioni e sentimenti di quello che chiama “il suo popolo”. In una parola: carismatico. Oggi vediamo la stessa mancanza anche in famiglia.

Forse qualcuno fra voi lettori ricorda -dovrei averlo già citato in passato- l’altro esempio storico del carisma politico e della sua eventuale successione: Adolf Hitler. Hitler, si sa, incarnò il modello del Fuehrer, della politica carismatica: agli occhi dei tedeschi del suo tempo apparve come un personaggio eccezionale, della provvidenza, quasi sovrumano (fateci caso: la stessa retorica di Berlusconi “unto del signore”, “uno con due palle così..” etc. etc.). Un incantatore di folle. Un capo carismatico, indiscusso (consiglio qui di leggere le pagine relative del suo “Mein Kampf” dove si celebra l’assoluta indiscutibilità del Fuehrer, in quanto uomo dotato di qualità eccezionali – il Führerprinzip).
Ebbene, anche Hitler si trovò ad affrontare la questione della successione, confidando di trasmettere il suo potere ad un nuovo Fuehrer del ricostituito Reich. Tuttavia, cogliendo la pochezza dei suoi seguaci in confronto a sé stesso, certo immaginava la difficoltà che il successore avrebbe avuto nel continuare l’opera di affabulare la massa con il proprio carisma.
Come efficacemente scrive Elias Canetti “la massa o si accresce, o si dissolve”. Cito: “Gli edifici di Hitler sono destinati ad attrarre e a contenere le più grandi masse possibili. Mediante la creazione di tali masse egli è riuscito a ottenere il potere, ma sa con quanta facilità le grandi masse tendano a dissolversi. Prescindendo dalla guerra, ci sono solo due mezzi per contrapporsi alla dissoluzione della massa. Uno è la sua crescita, l’altro è la sua regolare ripetizione. Da empirico della massa, Hitler ne conosce le forme e i mezzi.”
Proprio per tale ragione (come già spiegavo in un precedente post), i progetti di Hitler (e dell’architetto Speer) per la futura Berlino capitale del Reich includevano un’enorme Volkshalle, un’immensa sala per manifestazioni e celebrazioni del capo: un luogo ove radunare la massa, per impedire alla stessa di disperdersi anche di fronte a prestazioni “modeste”. Quasi un luogo di culto (Speer: “Hitler credeva che al passare dei secoli la sua sala assembleare con la sua enorme cupola avrebbe acquisito un forte significato sacrale e sarebbe diventata un santuario del Nazionalsocialismo come San Pietro per il Cattolicesimo. Tale tendenza al sacro era alla base dell’intero piano.“).
L’immagine della Halle appare ripetutamente anche nel film “Fatherland“.
Insomma, Hitler già “spianava la strada” al suo modesto successore. E non c’è da stupirsi: anche in termini comparativi, persino un buonissimo oratore in confronto ad uno eccezionale sarebbe parso poca cosa.

Cosa significa tutto ciò? Semplicemente, significa che “come Silvio c’è solo Silvio”.
In fondo, per gli adepti della casata di Arcore la canzoncina “meno male che Silvio c’è” ha un fondo di verità.
La figlia Marina sarà anche una donna eccezionale: potrà persino essere un’imprenditrice migliore del padre, una fantastica madre di famiglia, un’intelligenza sopraffina. Ma non ha il carisma del padre: non ha quello stile spregiudicato e magnetico, quella capacità da incantatrice. Non è una “bestia politica”.
D’altronde, non si diventa maestri di notorietà dans l’espace d’un matin.
In confronto al padre, Marina come affabulatrice della massa è poca cosa.

Ecco spiegata la “condanna” di Silvio Berlusconi. Aldilà degli aspetti giudiziari, Berlusconi senior sa una cosa importante: ora come ora, per i suoi rimane insostituibile. Certo, insostituibile dentro questo modello di destra populista e demagogica: in una destra ragionevole, liberale e moderata sarebbe un’altra cosa. Ma questo abbiamo.
Quando si sceglie come criterio di selezione della dirigenza il semplice carisma, inizia una devastante gara dove veramente “chi si ferma è perduto”. La massa o si accresce o si dissolve. Così il carisma: o si accresce o si dissolve.
Allora, per continuare a difendere gli interessi di famiglia, Silvio Berluconi non può che dire “di qui non mi muovo” e restare saldamente al timone. Nessuno come lui saprebbe tutelare quegli interessi.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

7 thoughts on “cercando la condanna di B.

  1. Perfettamente d’ accordo con la brillante analisi che aiuta a capire il fenomeno Berlusconi e le sue contraddizioni. Il berlusconismo non può esistere senza Berlisconi. In fondo e’ una buona notizia perche’ il nostro Silvio nazionale non e’ eterno ne’ politicamente ne’ biologicamente. Da parte mia condivido la nota sulla mia pagina Facebook.

  2. Personalmente ritengo che uno dei mali della politica italiana sia il leaderismo. Siamo sempre alla ricerca dell’uomo della provvidenza che ci risolva tutti i problemi. I partiti padronali (PdL, M5S e la prima Lega) sono forze populiste in cui al proprio interno manca una dimensione democratica. Un partito ha certo bisogno di una guida che coordina e dirige, ma deve essere espressione di una struttura collettiva, ricca di personalità, confronti ed idee. Fino a quando si voterà per l’uomo e basta, senza considerare il sistema alle sue spalle, si sbaglierà.

  3. La considerazione è interessante: in senso ‘assoluto’ hai ragione: Berlusconi è insostituibile; tuttavia, in termini relativi mi pare che Marina possa più di altri intercettare il voto paterno… e considera che a suo favore avrebbe la formidabile macchina di propaganda del padre; inoltre, aspetterei a metterla fuori dai giochi, è ancora troppo presto, bisogna vedere come si articolerà la nuova Forza Italia, capire se il Governo durerà (come credo), vedere quale sarà l’atteggiamento del PD su Berlusconi (RW ha ragione, a dire che il leaderismo è un rischio: sono altrettanto rischiosi però partiti come il PD dove appena uno apre bocca per dire ‘si’, qualcuno si sente in dovere di riequilibrare subito dicendo ‘no’, e da qui nasce il problema di un partito che sostanzialmente è inadatto al Governo a causa delle sue divisioni interne). Se il centrodestra resterà articolato più o meno com’è adesso, Marina non ha rivali: non Alfano, non Santanché, non Formigoni…; se invece il centrodestra si articolerà in qualcosa di diverso, allora potranno emergere altre personalità… in tutti i casi, Marina non avrà il carisma del padre, ma è una che comunque prenderebbe più voti di tanti altri.

  4. mi scuso per il ritardo con cui rispondo a questi commenti.

    @ Francesco: ti ringrazio della considerazione. Probabilmente hai ragione, è una buona notizia.
    Ma, come sintomo, è una pessima notizia: significa che viviamo in una democrazia nella quale qualcuno è insostituibile. Questo non è il senso della politica! Neanche in monarchia.

    @ RW: d’accordissimo con te.
    Ripeto anche qui quanto detto in risposta a Francesco: è un pessimo sintomo della nostra politica. In democrazia, nessuno dovrebbe essere insostituibile.

    @ franz: magari fosse il liquore….

    @ crimson: in termini relativi probabilmente hai ragione.
    ma quanto relativi? Se l’ultimo Berlusconi senior raggiunge quasi il 30% dei voti, la figlia potrebbe fare altrettanto? O si fermerebbe al 25? Al 20? Per salvare tutto l’impero, servono risultati schiaccianti: lei ce la potrebbe fare?
    Certo tutte le tue restanti considerazioni son giuste: questa è una valutazione momentanea e le cose potrebbero cambiare… ma il carattere, le qualità carismatiche non si formano ne “l’espace d’un matin”

  5. In realtà “di qui non mi muovo” è una posizione osteggiata dalla famiglia con la sponda del Vecchio.Ieri Macaluso – io sto sempre a sentire Macaluso – lasciava intendere che l’ipotesi perseguita è quella di fargli dare le dimissioni.Se ci pensi sarebbe la soluzione più pulita : si beccherebbe il ricalcolo senza l’umiliazione del voto sfavorevole in Giunta che tanto prima o dopo arriva e si sa come va a finire.Anche perché ad ogni ricatto sul governo i mercati fibrillano e le sue aziende perdono e questo è senz ‘altro un argomento “forte” per il disinteressato clan.
    la successione è un problema loro.Noi abbiamo già abbastanza grane con le nostre (successioni)

    • sarebbe la soluzione più pulita e più decente.
      Ma il problema vero, secondo me, è il suo terrore di finire in carcere: le inchieste aperte o che potrebbero aprirsi sono tante e solo il Parlamento potrebbe proteggerlo.
      Altrimenti tanto accanimento non si spiegherebbe.
      (che poi, l’ipotesi ventilata di dimissioni e “tutela” non ha modo di esistere)

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