cercando il monopolio chimico

Le recenti notizie sull’impiego di armi chimiche in Siria aprono ad un interessante dibattito: quello relativo alla sicurezza internazionale connessa al possesso di simili armi.
Armi, sia bene inteso, assolutamente spregevoli ed in giustificabili. Ma, come Koskenniemi insegnava, nel diritto internazionale e nella geopolitica occorre realismo.
Dunque, poiché simili armi esistono, è necessario affrontare la questione in modo pratico.

La domanda che si pone è dunque come limitare i danni? Ovvero, come impedire che simili armi siano effettivamente impiegate.
Una prima risposta è senza dubbio la Convenzione sulle Armi Chimiche che le mette al bando e ne programma la distruzione.
Come la stessa Convenzione riconosce, si tratta tuttavia di sviluppare poi passi concreti per realizzare un simile obiettivo e, nel contesto siriano, la proposta della Russia di porle sotto controllo ONU e distruggerle gradualmente è senza dubbio incoraggiante.
Ricordo, per gli interessati, che una proposta simile è sostenuta anche da un’associazione internazionale in tema di armi atomiche.

Anche in questo caso, il ragionamento pratico teso alla protezione dei civili deve porsi la nefasta domanda: cosa succederebbe se tale piano non potesse realizzarsi?
Ebbene, per quanto sconcertante potrà apparire, la risposta che azzardo è molto semplice: devono restare nelle mani di Assad.
Ovviamente, con tale affermazione non intendo dire né che tali armi dovrebbero essere mantenute, né che Assad dovrebbe restare al governo. Nel primo caso, credo le armi vadano distrutte; nel secondo credo il governo di Assad non sia più legittimo (ma ancora sono da rinvenire delle alternative realistiche).
Dico il governo di Assad esclusivamente perché allo stato attuale esso è l’unico concretamente in piedi in Siria, l’unico dotato di una struttura amministrativa sufficiente a mantenere un reale controllo sul territorio e sulla popolazione. O, almeno, su parti di essi.
Ricordate Max Weber? Secondo la sua celebre definizione, lo Stato è “detentore del monopolio della forza fisica legittima“: ovvero, l’unico che può imporre sanzioni e restrizioni alla libertà personale.
Sulla sua “legittimità” (in particolare nel caso in esame) vi sarebbe molto da discutere, ma credo il dato più importante per questa nostra analisi sia un altro: il monopolio. In pratica: il potere statale è un potere al suo interno -pressoché- incontrastato e senza ingerenze esterne (la sovranità: “esprime la possibilità di esercitare una supremazia nell’ambito di una comunità stanziata su un certo territorio“). Anche questo è un dato relativamente discutibile, per effetto di alcuni recenti sviluppi giuridici (pensiamo alla CEDU ed al diritto penale internazionale), ma all’atto pratico esso resta sostanzialmente vero: nessun gruppo di opposizione; nessuna multinazionale; nessuna corte di giustizia internazionale o sovranazionale possono concretamente impedire un atto di forza da parte dello Stato.
A meno di voler dar credito alle dottrine “preventive” da parte di altri Stati (con tutti i rischi che conosciamo), ad oggi non esiste forza che possa interferire negli affari interni di uno Stato ed impedire allo stesso di agire.

Questo, naturalmente, vale fino a che non incontriamo quei casi di “Stati falliti“: la definizione non è casuale, infatti essa indica quegli Stati nei quali il potere centrale, il “monopolio della forza”, incontra già al proprio interno tali e tanti ostacoli da comprometterne l’operatività.
Il problema fondamentale di detti Stati è proprio l’assenza di un potere centrale, sovrano ed univoco, in grado quindi di imporsi su forze centripete e plurime.

Ma fino a che esiste tale potere, esiste anche una limitata garanzia di prevedibilità sulle sue possibili azioni. Un’aspettativa che ha buone possibilità di essere soddisfatta.
Quando esso viene a mancare, inizia l’imprevedibile.
Nel caso concreto: vi è una certazza riguardo a chi ha la disponibilità di tali armi chimiche; vi è una (relativa) certezza sulla dislocazione delle stesse; vi è una relativa certezza sui possibili bersagli di tali armi. Se il potere passa ad un gruppo eterogeneo e poco coeso (come l’opposizione siriana), le probabilità di sapere chi ne ha la disponibiltà; dove esse sono; contro chi potrebbero essere usate… crollano. Crollando queste certezze, aumenta il pericolo per tutti.

“Il diritto aborra il caos” ha detto qualcuno. In effetti è vero: per quanto spregevole, il peggior governo è comunque meglio di nessun governo.
Siano la Germania nazista, l’Iran khomeinista o la Corea del Nord, di essi possiamo conoscere i “nemici” e sapere contro chi si indirizzeranno (la Cina, per esempio, ha poche o nessuna ragione di temere i nord coreani). Ma se al loro posto vi è un “vuoto” di potere, una frammentazione nella quale “signori della guerra”, terroristi, fondamentalisti islamici, milizie cristiane o chissà che altro si spartiscono il controllo, diventa quasi impossibile sapere chi potrebbe subire un attacco (i cristiano contro l’Iran? i quaedisti contro gli USA? i generali deposti contro i sauditi?).

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

9 thoughts on “cercando il monopolio chimico

  1. ti segnalo questo post, che ho ripubblicato sulla mia pagina twitter: http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2013/09/12/siria-lintollerabile-leggerezza-di-obama/

    in particolare questi passaggi:

    “Lasciando stare le migliaia di tonnellate di gas usate dagli Usa in Vietnam, Laos e Cambogia (dove fecero 800 mila vittime e aprirono la strada a Pol Pot), le armi chimiche sono state usate – dagli USA – proprio in Irak, nella distruzione di Falluja. Gli Usa tentarono poi di mentire sull’episodio ed evitare la figuraccia di aver fatto esattamente quello che dicevano di voler impedire a Saddam e di aver violato nella maniera più atroce la convenzione (qui e qui la documentazione)”.

    “La presenza di armi chimiche in medio oriente e in particolare in Siria era tollerata da una specie di accordo informale di cui proprio gli Usa si erano resi garanti, per controbilanciare la presenza di armi nucleari in Israele costruite al di fuori del trattato di non proliferazione. (qui l’articolo della Washington Post che tratta dell’argomento). Quindi la “sorpresa” è una sostanziale menzogna”.

    ma soprattutto questo:

    “E’ davvero singolare se non grottesca la denuncia di Obama secondo il quale un mancato intervento ”minaccia di svuotare la norma internazionale contro le armi chimiche abbracciato da 189 paesi” (qui il testo integrale della conferenza stampa alla Casa Bianca) perché proprio gli Usa si sono sottratti alla norma.
    Com’è noto – o dovrebbe esserlo – nel 1997, gli Stati Uniti dichiararono di voler smantellare entro 10 anni le 31.000 tonnellate di sarin, VX, iprite e di altre sostanze che possedevano.
    Nel 2007 hanno chiesto la proroga massima consentita dalla convenzione sulle armi chimiche, vale a dire 5 anni.
    Ma niente, nel 2012 i gas c’erano ancora in piena violazione dei trattati e l’amministrazione statunitense ha fatto sapere che – forse – sarebbero stati distrutti entro il 2021.
    Quale difficoltà si oppone allo smantellamento di questi arsenali ancora in piena efficienza dopo 16 anni?”

    aggiungo qui ora da un’altra fonte: http://www.antimperialista.it/index.php?option=com_content&view=article&id=2588:armi-chimiche-quanta-ipocrisia&catid=28:siria-cat&Itemid=11
    “L’uso di fosforo bianco a Gaza nel 2009 da parte di Israele è ormai ammesso dallo stesso esercito israeliano[8]. Israele ha firmato nel 2007 il Protocollo della Convenzione su alcune armi convenzionali (“Protocollo III”) – che vieta l’uso di ordigni incendiari in guerra – e quindi è colpevole di crimine di guerra[9]”.

    stiamo dunque parlando di un paese, gli USA, che ha 31.000 tonnellate di armi chimiche nei propri depositi, non distrutte nonostante siano state messe al bando dopo la prima guerra mondiale e neppure dopo l’adesione al trattato del 1993, entrato in vigore il 29 aprile 1997!

    e che impone. attraverso l’Onu e quindi giustamente, adesso, e non più come atto unilaterale di imperialismo e banditismo internazionale, la distruzione delle armi chimiche del regime di Assad entro il giugno 2014…

    quante tonnellate qui? 😦

  2. In tutto questo non si può fare a meno di notare l’ipocrisia della comunità internazionale che fissa la ‘linea rossa’ sulle armi chimiche e si muove per un migliaio di morti circa, mentre ha lasciato senza battere ciglio che centomila persone morissero per le cosiddette ‘armi convenzionali’… mah…

  3. «il peggior governo è comunque meglio di nessun governo»

    per quanto sia poco divertente come affermazione, trovo che sia giusta

  4. @ bortocal: il tuo commento era finito fra lo spam… boh
    ti ringrazio del link, tema che abbiamo già discusso.
    ma credo possa essere interessante da integrare con questo: http://opiniojuris.org/2013/09/07/obamas-bizarre-new-theory-customary-international-law/ (sulla dichiarazione secondo cui il “98% del mondo non usa armi chimiche”).
    fra l’altro, Assad ha dichiarato alla Fox che servirà un anno ed un miliardo di dollari…

    @ crimson: più che ipocrisia, parlerei di inefficienza od insufficienza dell’ONU. è evidente che il sistema dei membri permanenti, se aveva una sua logica durante la guerra fredda, oggi non è più funzionale e porta a situazioni perverse come quella in Siria

    @ diegod: può sembrare triste, ma è così

    • col mio poverissimo inglese n quel testo ho però capito una cosa leggermente diversa: e cioè che i paesi che rappresentano il 98% della popolazione mondiale hanno sottoscritto il trattato contro l’uso delle armi chimiche.

      ma tra questi ci stanno anche gli Stati Uniti, che lo hanno sottoscritto, ma non lo stanno rispettando, e non hanno distrutto le armi chimiche in loro possesso entro i termini previsti dal trattato.

      tra gli stati che non lo hanno sottoscritto c’è anche Israele e che le ha usate di recente a Gaza, che però non mi pare venga dagli Stati Uniti richiamato a farlo in modo neppure lontanamente paragonabile al trattamento riservato alla Siria, almeno nelle intenzioni.

      anzi l’uso israeliano del fosforo nei bombardamenti di Gaza, avvenuto sotto gli occhi del mondo, non ha suscitato la più flebile delle osservazioni critiche e i bambini vittima di questa barbarie non ci sono stati mostrati sui media per giustificare un intervento.

      colgo l’occasione per uscire – apparentemente – dal seminato e dire che non condivido affatto l’affermazione di Diego e tua che «il peggior governo è comunque meglio di nessun governo».

      essa giustifica ogni dittatura possibile in nome del bene, dichiarato superiore, della “stabilità”.

      ricordo come punto di vista alternativo (ma non perché lo condivida) che da un punto di vita anarchico l’assenza di governo appare anzi come la migliore condizione politica possibile e che persino nel pensiero marxista la realizzazione del comunismo si accompagna alla dissoluzione dello stato e quindi anche del governo.

      la bontà di un governo qualunque non può quindi essere espressa come un postulato indiscutibile, ma va concretamente argomentata, governo per governo.

      dovesse esserci una simile argomentazione, mi piacerebbe discuterne.

      • Esattamente: fa riferimento alla percentuale di popolazione mondiale. Putroppo, omette di dire che essendo gli USA circa il 5%, mettendo il limite al 98% ipso facto nessun trattato non sottoscritto dagli USA potrà avere tali effetti..
        Sul fosforo bianco in realtà non credo ci sia consenso se è considerato arma chimica o meno.

        Ti rispondo invece sul governo, che è un punto importante della discussione: senza entrare nel merito delle idee anarchiche o del comunismo compiuto (nel quale, comunque, una forma di organizzazione della società complessa vi dovrà pure essere… possiamo non chiamarlo “governo” o “Stato”, ma il senso rimane invariato), il problema qui non è quello della stabilità.
        Come ben spiegato nel post, è semmai quello della prevedibilità dei comportamenti collettivi. Il governo (” “) svolge in questo senso una funzione di indirizzo, necessaria nelle relazioni internazionali, senza la quale saremo ad una situazione ben peggiore dello “stato di natura”.
        Inoltre, io non parlo genericamente di “bontà” di un governo, quanto della sua bontà rispetto l’assenza dello stesso: certamente se caliamo nel concreto il giudizio ed andiamo a vedere l’operato del governo, i parametri cambiamo ed il giudizio diventa una comparazione fra governi. Ma resta ancora il dato che -qualsiasi parametro si prenda: welfare, diritti, PIL, infrastrutture…- senza un governo (” “) i risultati sarebbero peggiori.

  5. non credo che scoppierà una guerra…
    troveranno una soluzione di comodo per tutti, meno che per quei poveracci che sono morti…

  6. Pingback: redpoz, il governo dei gas? | bortocommentando

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