Stato di tassa occulta

Sto leggendo le ultime (tsé, ultime…) discussioni sulla prossima legge finanziaria, dove si accavallano mille ricette ed alchimie per far quadrare i conti nel bilancio dello Stato.
Alla fine, ne sono convinto, i soldi li troveranno. Per fare cosa, non si è esattamente capito: togliere l’IMU ed evitare l’aumento dell’IVA, I suppose. Come li troveranno? Con qualche giochetto, senza dubbio. E qualcuno tirerà fuori la solita miracolosa idea dei tagli. Tagli alla spesa pubblica, la panacea dei mali nazionali.
No, davvero: un serio ridimensionamento della spesa pubblica servirebbe. Ma andrebbe fatta con scienza… Invece? Invece quasi certamente non chiuderanno le rappresentanze delle regioni all’estero, ma andranno genericamente a tagliare i fondi, chessò, per scuola ed università.
Tot miliardi in meno per istruzione, nuovi investimenti ecc. ecc.

Bene, su questo vorrei portare una riflessione: già da anni (se non decenni) leggiamo di genitori costretti a contribuire al mantenimento di una scuola tramite l’approvigionamento vuoi di carta igienica, vuoi di gessetti, vuoi di fogli protocollo… insomma, a mille spese che sarebbero di competenza dell’istituto scolastico.
Orbene, queste spese che dovrebbero essere sostenute da enti pubblici e lo sono invece dei privati, vanno a carico delle famiglie: esattamente come farebbe una tassa. La cosa è molto semplice e logica: io pago le tasse perché ci siano soldi per la scuola; avendo soldi, la scuola copre le sue spese essenziali. Ragionamento inverso (e perverso): non pago le tasse; la scuola non ha soldi per coprire le spese primarie (di gestione); io devo contribuire a tali spese.
Insomma, in un modo o nell’altro, sempre i cittadini devono tirar fuori questi soldi.
Guardate, qualcosa di simile avviene con la sanità: per anni si son tagliati gli investimenti in campo sanitario. E si sono introdotti i ticket.
Ergo, queste spese sono una tassa occulta. Dirò di più: i tagli alla spesa pubblica sono una tassa occulta.
Non tutti, ovviamente. Ma quelli indiscriminati, “lineari”, sì.

La cosa grave di tutto questo qual’è? La cosa grave è che questo modo di ragionare per “tagli” è un tipico riflesso dell’ideologia di destra. Un riflesso da “chi consuma, paghi”: usi la scuola (cioè, i tuoi figli la frequentano)? Paga. Usi gli ospedali? Paga.
Un modello economicistico di intendere i servizi pubblici, il welfare, lo Stato sociale (che infatti si vorrebbero privattizzati i primi ed abolito l’ultimo).
Purtroppo questa concezione ha due evidentissimi effetti distorsivi “chi più ha, più paghi” alla base dell’idea redistributiva e proporzionale nel contributo alla spesa pubblica (idea iscritta anche in Costituzione), ovvero -per conseguenza- tende ad accentuare le differenze sociali.
Provo a spiegarlo in termini pratici: se ogni anno Tizio guadagna 100 e Caio guadagna 1000 ed entrambi pagano 10 di tasse, ogni anno Caio aumenterà esponenzialmente il proprio divario da Tizio (dopo un anno Tizio avrà 90, Caio 990; dopo due Tizio avrà 180 e Caio 1980, dopo tre 270 e 2970…). Ma questo avviene anche se si impone una tassazione identica in termini percentuali anziché in termini assoluti: Tizio 100, Caio 1000, entrambi pagano il 50% (dopo un anno Tizio avrà 50, Caio 500; dopo due anni Tizio avrà 100, Caio 1000; dopo tre 150 e 1500….). E’ evidente come, in entrambi i casi, la disparità tende ad aumentare.
Il secondo effetto distorsivo è un’emanazione del primo: poiché non è prevedibile chi fra i cittadini usufruirà dei servizi, è più opportuno “spalmare” il relativo costo fra tutti, in modo da non caricare nessuno di un onere troppo elevato.
Se infatti prendessimo Tizio e Caio, a prescindere dal loro reddito, ed ipotizzassimo che ogni intervento medico costi 5 e Caio ne abbia 10 in un anno e Tizio 0, avremmo un evidente disparità: Caio avrebbe un costo di 50, Tizio di 0.
Ma la cosa più grave di tale concezione è che omette di considerare altri elementi collaterali: infatti, chiunque usufruisca di un servizio pubblico non lo fa per mero piacere, quanto per necessità. I servizi pubblici coprono una fascia di attività particolarmente onerose, che non rientrano nella tipica logica economica di utilità e di piacere cui tenderebbero i consumatori. Non si va a scuola od in ospedale per edonismo, bensì per necessità. E con la necessità spesso si accompagnano ulteriori oneri: a prescindere dai ticket o dalle spese scolastiche, i nostri Tizio e Caio dovrebbero comunque spendere soldi per accompagnare i figli od i parenti a scuola od in ospedale; dovrebbero comprare loro libri e medicine; magari prendere qualche ora di permesso da lavoro…

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

5 thoughts on “Stato di tassa occulta

  1. Osservazione n°1: la nuova ‘finanziaria’ è stata ribattezzata ‘Legge di stabilità’, ergo: obbiettivo del Governo è restare così come siamo… attendo a gloria il giorno in cui si parlerà di ‘legge di crescita’. Osservazione n°2: è dai tempi del Governo Monti che si parla di ‘spending review’. Il risultato? L’unico abbattimento della spesa pubblica (legge Fornero a parte) è consistito in atti di ‘buona volontà’ della Presidenza del Consiglio per ridurre le proprie spese… Non si è manco riuscito a ridurre le spese del Parlamento, il provvedimento sul finanziamento pubblico si sta rivelando una presa in giro, l’abolizione delle province è stata messa in soffitta, e di procedere scartabellando le spese delle varie amministrazioni pubbliche, manco per idea…

  2. L’unico taglio serio alla P.A. sarebbe il licenziamento di chi viene pagato e non lavora o lavora male. Un numero folle di persone.
    Non serve a niente accorpare i Tribunali, tanto per fare un esempio di riforma fatta “a cazzo di cane”, senza nessun serio ragionamento.
    La politica costa troppo ma paradossalmente è una goccia in mezzo al mare.

    Abbiamo servizi spesso scadenti e paghiamo tasse altissime… l’aumento dell’IVA è l’ennesima mazzata che non farà altro che far aumentare l’evasione.

  3. Non sono granché d’accordo: in Italia è assodato che il ‘sistema giustizia’ dia da mangiare a troppe persone, con scarsi risultati: una razionalizzazione era d’obbligo; le lamentele e le polemiche ‘popolari’ non le capisco, mi sembrano le stesse sorte con l’abolizione delle province: essere ‘provincia’ fa figo, così come avere un tribunale… se poi il tutto contribuisce a buttare soldi, chissene; detto questo, sarebbe il caso di intervenire in Italia sul vero problema – giustizia: il numero esorbitante di avvocati, che pur di lavorare producono un numero di cause francamente ingestibile

    • rispondo a tutto qui:
      1. il cambiamento di definizioni in “legge di stabilità” non risale a questo governo, quindi non può essere a lui imputato.
      2. il taglio delle spese è necessario, ma è sempre stato fatto male, cioè: a caso.
      bisognerebbe invece selezionare le spese utili e necessarie da quelle inutili. spero si provveda.
      3. una revisione dei tribunali era opportuna, ma è stata fatta male: si è vista la popolazione per sedi distaccate e le si è tagliate, senza considerare altri elementi importanti.
      per esempio, si sono chiusi tribunali efficienti ed appena ristrutturati, per i quali si poteva creare una nuova circoscrizione autonoma, anziché considerarli sedi distaccate.
      che dopo per molti facesse “figo” avere la sede discatta solo per orgoglio campanilistico, è vero. com’è vero che c’è un abuso del processo. e che servirebbe una radicale riforma della procedura civile.

  4. Pingback: Tasse e burocrazia a nulla valgono contro lo Stato « ilpicchioparlante

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