addio generale Giap

Immagino questo post che mi accingo a scrivere si quanto di meno opportuno si possa pensare e fare nel momento in cui si allineano ancora quasi 200 corpi nelle spiagge di Lampedusa. Immagino.
Tuttavia, anche nel silenzio in cui questo evento (e direi che si tratta di un vero e proprio evento, che segnerà sicuramente la storia dei prossimi anni), personalmente sento di non potermi esimere dallo spendere due parole su quanto accaduto venerdì 4 ottobre.

Venerdì 4 ottobre, nella tarda serata italiana si è spento ad Hanoi il generale Vo Nguyen Giap.
Personalmente non ho la memoria storica di altri, nella blogsfera e fuori, da porter rammentare personalmente aneddoti sulla figura del generale. Nondimeno, ho sempre provato un grandissimo fascino ed una strana sorta di remota vicinanza ed affinità, intellettuale e politica, per questa figura.
Potrà apparire strano, ma l’annuncio della sua morte ha profondamente turbato quel mio venerdì sera.

Adieu, général.

Come detto, mi è difficile spiegare perché senta tanto attaccamento e, nei limiti del possibile, affetto nel confronti del generale Giap. Credo almeno all’inizio fosse dovuto al fascito congiunto esercitato in me dalla strategia militare e dall’epopea della guerra in Vietnam: il mito del grande stratega di Dien Bien Phu; della conquista di Saigon all’invasione della Cambogia contro il regime di Pol Pot, sino al ritiro al ruolo di (sempre più inascoltato) “padre della patria”. Il tutto, passando attraverso le battaglie contro i colonialisti francesi, l’invasione giapponese e l’intervento americano: per oltre trent’anni, Giap ha rappresentato il baluardo di una resistenza armata e morale dei popoli del Terzo Mondo.
Declinato il ruolo militare, non ha comunque mai cessato di esercitare quello morale: le dichiarazione fortemente critiche contro il sistema economico del suo paese, contro la corruzione, rilasciate a Milena Gabanelli nell’intervista del 1998 (anche qui) ne sono un esempio, fra molti. Ancora nel 2009, a più di novantanni, si batteva apertamente contro la devastazione delle colline nel Vietnam centrale per aprire miniere di bauxite.
Intelletto sveglio, schiena dritta.

Eppoi, eppoi il braccio destro di Ho Chi Minh è sempre rimasto un uomo modesto, uno “del popolo”, lontano dal potere, complotti e sfarzi delle oligarchie. Dal 1930 al 1998, bastava guardarlo in faccia, con quei suoi tratti dolci, per provare quasi una certa tenerezza, unita a profondo rispetto. Non sorprende, dunque che in Vietnam godesse ancora di una certa devozione popolare.

Giap_Ivan_FedericoSarà che io provo un fascino speciale per queste strane figure che la storia ci riserva: personaggi misconosciuti, come Aleksandr Dubcek, come Patrice Lumumba. Personaggi inequivocabilmente, sempre, dalla parte degli ultimi e personaggi che hanno avuto anche la forza di guardare in faccia le conseguenze della storia: nulla contro Madre Teresa, ma ad un certo punto ci vuole anche un Giap.

Senza dubbio, una delle figure più significative del 1900: un uomo che ha segnato come pochi altri la Storia di quel secolo e  ne ha marcato il corso. Proprio per questo, mi stupisce ed intristisce il silenzio con cui i nostri media ora trattano la notizia.
Qui l’articolo di Wu Ming per il centenario del generale, quello in occasione della morte, il ricordo di Raimondo Bultrini su Repubblica (ce n’è anche uno di Bernardo Valli, ma non lo trovo online). Qui, infine, un ricordo del sen. John McCain.

Io, per conto mio, ricordo quei tre giorni passati a passeggiare per Hanoi (e qualche ora a Saigon e Hue) fra la festa nazionale per la liberazione del 30 aprile, il 1° maggio e qualche settimana dopo. Perché le ricordo? Non che sperassi di inconrarlo per strada, ma in fondo mi faceva piacere sapere di calpestare le strade dove anche Giap doveva essere passato, mi faceva piacere sentirlo tanto vicino.

Ecco, mi mancherà Giap.
Sembra assurdo, lo so, come potrò sentire la mancanza di una persona che non ho mai neppure lontanamente incontrato, che vive ad 8.000 kilometri di distanza da me, che appartiene ad un’altra epoca storica. Eppure, mi mancherà: mi mancherà anche solo l’idea del generale come coscienza morale di un popolo, di una generazione, pronto a levare la sua voce quando ancora la tutela dei più deboli lo richieda; mi mancherà anche solo l’idea di una figura in carne ed ossa che ha solcato la storia (la Storia che confina con l’epica, col mito) e ancora lascia la sua impronta, la sua voce. Mi mancherà quel senso di continuità con un mondo che sta morendo (il mondo di Lumumba, Nyerere, Ho Chi Minh, Chou Enlai, Aleksandr Dubcek…), che era tenuta ancora in vita da Giap. Mi mancherà l’immagine che di quel mondo almeno qualcuno “ce l’ha fatta”, è riuscito almeno un pò a far trionfare le idee per cui s’è battuto.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

5 thoughts on “addio generale Giap

  1. e io ancora non ho trovato risposta al fatto che gente come giap, lumumba, sankara dovrà lottare contro l’oblio della storia, destino a cui altri personaggi (di indubbio spessore, per carità, ma a cui i suddetti hanno poco da invidiare) sono scampati.
    ultimamente adoro ciò che scrivi.

    • Non mi ci far pensare… Jobs e Berlusconi saranno ricordati forse persino nei libri di storia, mentre dei primi tre pochissimi hanno anche solo una vaga idea…

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