framing: Africa (la battaglia per la lingua)

Un post del collega blogger franz che riporta un vecchio articolo di Mario Vargas Llosa sull’immigrazione, ha aperto ad un nuovo interessante confronto linguistico sull’Africa, sviluppo, sottosviluppo, povertà e aiuti. Tutti termini virgolettati.

Paesi “poveri”, tanto per cominciare.
Niente di più sbagliato, dovremmo invece dire! Perché anche il più misero paese d’Africa possiede (o possedeva) in realtà risorse sufficienti a garantire il benessere della propria popolazione. Il coltan del Congo, tanto per dire, è una delle risorse più ricercate dell’ultimo decennio: essenziale per molti apparecchi elettronici. Ed è anche la causa di svariati conflitti.
Non ‘poveri’, ma ‘impoveriti’!” mi disse con severo rimprovero anni fa un volontario che aveva lavorato in Africa: quei paesi non sono stati creati “poveri”, ma son stati depredati delle loro ricchezze ed resi tali. Impoveriti, dunque.
E già questo cambia prospettiva: rimette un pò d’ordine nel flusso degli eventi.

Che dire, poi, degli “aiuti”?
Mai “aiuti”, mi corregge giustamente franz: “restituzioni” o “indennizzi”, semmai.
Se, come detto, tante richezze sono state illecitamente sottratte a quei paesi, i nostri odierni “aiuti” sono solo un’altra menzogna. Se rimettiamo ordine nei fatti, tutto il denaro che oggi diamo (o dovremmo dare) per lo sviluppo dell’Africa, altro non è che una compensazione, una restituzione di quanto mal-tolto. E solo in minima parte va a compensare il danno fatto oggi come allora: un indennizzo, molto forfettario.

Il linguaggio è importante, perché dà forma al nostro mondo (shape), come diceva Wittgenstein: “I limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo“. Ecco perché è tanto importante cominciare a cambiare linguaggio, a porre i temi sotto una prospettiva diversa: si tratta di ricostruire gli avvenimenti in una diversa cornice di senso (framing), come insegna anche George Lakoff.
Svariate ricerche hanno già dimostrato come il nostro modo di formulare ed esprimere i concetti (la lingua) influenzi in generale il nostro modo di pensare ed agire: questo in ambito sociale, economico e persino politico! Si addirittura arrivati a scoprire che il nostro impegno politico a destra/sinistra determina la nostra stessa capacità di immaginare e pensare alcune idee.

Questo è vincere la battaglia delle idee. Senza ciò, si permane nella logica dell’avversario e si è sconfitti in partenza. Finché si accettano i concetti dell’avversario, se ne accettano implicitamente anche le idee, i valori, che quei concetti hanno plasmato.
Ecco perché un nuovo linguaggio è essenziale per una diversa politica.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

10 thoughts on “framing: Africa (la battaglia per la lingua)

    • Leggerei volentieri di/su Willy Brandt, ora mi hai incuriosito!

      Potremmo citare anche Confucio “per prima cosa, mettere ordine nelle parole”. O la Thatcher di “the iron lady”: “cura i tuoi pensieri perché diventeranno le tue parole, cura le tue parole perché diventeranno le tue azioni, cura le tue azioni …”

  1. Negli aiuti io non ci vedo neanche l’indennizzo, l’altro da aiutare non ce lo vedo proprio, sparisce dietro a colui che aiuta che rimane il solo attore, modello da seguire, da cui non sarà mai possibile emanciparsi. Gli aiuti sono supporti al narcisismo, e al portafoglio di chi li elargisce. Quanti progetti inutili ho visto proporre con il solo scopo di non far ridurre il budget di finanziamenti per l’anno successivo. Ma tutte queste cose già le sai.

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