delle tante cose dette sul ministro Cancellieri

Della vicenda Cancellieri- Ligresti vi sono moltissimi aspetti interessanti, tutti che meriterebbero molta attenzione, abbastanza tipici del comune modo di intendere i rapporti personali, professionali e politici in Italia.
Son certo che molti analisti affronteranno a vario titolo e modo alcuni di questi aspetti. Praticamente tutti.
Lo stesso Michele Serra rifletteva ieri sull’ingente “buonuscita” percepita dal figlio del ministro dopo appena un anno di lavoro nel gruppo Fondiaria-SAI (3,6 milioni di Euro).

Io, dal canto mio, vorrei limitarmi ad una considerazione proto-giuridica, molto marginale e forse persino insignificante nel complesso degli eventi.
Mi riferisco ad una delle motivazioni adotte dalla procura di Torino e dal consulente tecnico (un medico, se ho ben letto) che ha redatto la perizia a giustificazione della scarcerazione di Giulia Ligresti. Cito: “la detenzione è un evento più stressante per chi sia alla prima detenzione e in particolar modo per chi sia abituato a una vita particolarmente agiata.

scusa, scusa, scusa??

Cioè, siccome la signorina Ligresti ha -per sua fortuna- avuto fino ad ora una vita agita e l’adattamento al carcere le risulta (senza sorpresa) più gravoso che per altri, dovrebbe essere scarcerata anticipatamente?
Ora, io comprendo senza particolari difficoltà come questo primo impatto ed adattamento debba essere disagevole (vedere, per esempio, qui). Comprendo persino che queste difficoltà siano legate allo stile di vita antecedente.
Purtroppo, questo non è un argomento giuridico. La custodia cautelare in carcere (art. 275 cpp) preventiva, per quanto spesso disumana, si fonda su tre semplici presupposti: pericolo di fuga, di reiterazione del reato o di alterazione delle indagini, ciò solo quando nessun altra misura risulti proporzionata ed adeguata per prevenire il pericolo.
Comprendo le nobilissime “ragioni umanitarie” nel tutelare la salute della signorina Ligresti, ma se i presupposti non sono cambiati, non vedo la ragione di concedere la scarcerazione. Richiesta che, proprio perché persistevano i presupposti, il GIP aveva rigettato.

Per fare una battuta, questa bislacca argomentazione mi ricorda questa affermazione:

you-can-tell-monopoly-is-an-old-gameTrovo l’argomento sconcertante, perché significa mandare al diavolo tutta la logica dell’uguaglianza dinnanzi alla legge e legittimare un trattamento differenziato, pur in presenza di condizioni identiche, solo sulla base di condizioni economiche personali.

Dobbiamo dunque dedurne che un poveraccio può tranquillamente restare in carcere “perché vi è abituato“?

Annunci
Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

9 thoughts on “delle tante cose dette sul ministro Cancellieri

  1. Secondo me ci sono due questioni di fondo: la prima è la solita, quella dei fitti legami che collegano la ‘classe dirigente’ del Paese… non so come vada altrove, ma a me sembra anormale, che ogni volta si scoprano degli ‘elementi’ che portano a pensare male… Insomma, escono sempre fuori legami parentali, di amicizia o consuetudine che poi portano a pensare che davvero esista una ‘casta’ che si fa favori a vicenda, al ‘noi da una parte, loro dall’altra… se la Cancellieri non fosse stata legata da amicizia personale alla famiglia Ligresti, avendo pure avuto il figlio in quella carica, non si sarebbe potuto sollevare alcun vespaio. La seconda questione è quella della custodia cautelare e delle ampie zone grigie che la circondano: l’elevato numero di detenuti in attesa di giudizio è il segno evidente che questo istituto in Italia non funziona e va riformato, che si parli di Ligresti o meno.

    • Entrambi punti correttissimi, ma -come detto in premessa- abbastanza noti e non vi era bisogno che li ripetessi anche io.
      Comunque, sono indubbiamente due temi sui quali riflettere: la custodia cautelare in carcere è un istituto terribile ed è grave che vi si ricorra così di frequente. Così com’è grave che non esistano luoghi di detenzione appositi (in fondo, non sono condannati per nulla!).
      Concordo anche sulla “casta”: ogni volta, si scoprono legami “sotterranei” che fanno solo crescere i sospetti. Certo, buon senso inviterebbe anche ad evitare interventi simili.

  2. Il problema, a mio sommesso avviso, si può risolvere solo in due modi: edilizia carceraria e riforma del codice penale.
    Dovrebbero giustamente essere costruite strutture per chi è in attesa di giudizio, così si libererebbero molti posti nelle attuali carceri. Servono nuove carceri “normali” perchè quelle attuali sono insufficienti e spesso fatiscenti (che senso hanno carceri costruite nel 1800 e utilizzate ancora oggi?).

    Sulla Cancellieri non so davvero che dire, se non “siamo alle solite”…

    • Avvocato, il suo parere non deve affatto esser sommesso!
      Concordo con te, in una prospettiva di più largo respiro e strutturale: sono cose che ogni giurista non in mala fede ormai ripete da decenni.
      Purtroppo, molti sono evidentemente in mala fede.

      • Ma quanto dev’essere largo e lungo ‘sto respiro? Non abbastanza da rendere ariosa la prospettiva di carceri apposite per le custodie cautelari.Anche ammesso che ne avessimo le risorse, ciò sancirebbe l’irrinunziabilità di un istituto che andrebbe invece limitato ai casi di legge.
        Il 40% dei detenuti è in attesa di giudizio.Di un primo giudizio.Tutti possibili fuggitivi,inquinatori di prove, socialmente pericolosi? Suvvia.
        E poi che facciamo? Quelli in attesa di giudizio in carceri nuove di zecca e gli altri in quelle ottocentesche?
        Qualche visita in carcere in più per rendersi conto della reale situazione.In quel caso non serve la buona o la cattiva fede.Basta vedere.

        • Sono convinto anche io che la custodia cautelare in carcere andrebbe fortemente limitata, in fondo è previsto negli stessi presupposti di legge.
          Ed un 40% di detenuti in attesa di giudizio sono uno sproposito che basterebbe da solo a farci rientrare in parametri di decenza della popolazione carceraria.

          Purtroppo, il pericolo di fuga diventa facilmente interpretabile, specie quando si perseguono tanti crimini commessi da senza fissa dimora…

          In ogni caso, prevedere istituti appositi non nega l’esigenza di limitarne l’uso, semmai attua un’altra regola di decenza: quella che l’istituto non divenga esso stesso criminogeno associando condannati ed non-colpevoli.

          • In realtà in carcerazione preventiva va solo chi non può permettersi di pagare un avvocato che argomenti adeguatamente.Ergo sono i più poveri e sprovveduti a subirne le conseguenze.
            Per il resto, Il carcere è come il manicomio di buona memoria.Criminogeno di per sé: moltiplicatore di delitti che serve solo ad allontanare il “problema” chiudendolo temporaneamente a chiave.Senza contare l’elemento discriminante di un carcere apposito per quella che è detenzione a tutti gli effetti.
            Allo stato,è impossibile, soprattutto per sovrappopolazione, attuare le misure rieducative previste dalla costituzione.Come dire : un istituto inutile e niente affatto rassicurante.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: