perché

Ideale e non solo prosecuzione di questo.

C’è una domanda che non riesco a togliermi di testa mentre dovrei studiare per l’esame di Stato ed invece sono costantemente a fare altro, qualsiasi cosa d’altro tranne studiare.
Anche oggi, invece di risolvere i pareri, ho preferito perder tempo a giocare a Civilization IV, a scrivere centro e-mail (e non-leggerne due), a fare mille telefonate per organizzare le primarie ed a studiarmi la mozione di Civati per il congresso.
Questa domanda che mi martella in testa è molto semplicemente perché?

In realtà, questo perché potrebbe esser declinato in tanti modi:
perché non riesco a risolvere uno solo dei fottutissimi casi sottoposti?
perché non ho assolutamente un cazzo di voglia di studiare?
perché continuo a ripetere da dieci giorni ormai “domani studierò davvero”, senza fare nulla?
perché da lunedì ad oggi non ho combinato nulla e continuo ad incazzarmi con me stesso?
perché questo mese è un inferno?
perché anche i prossimi 7, 9, 12…. lo saranno?
perché so già che fallirò l’esame? Bhè, in realtà l’ultima è facile….

La risposta a tutte queste domande è in realtà chiarissima dentro di me, anche se so che leggerla farà incazzare a morte più di qualcuno: perché non me n’è mai fregato nulla di diventare avvocato (che sarebbe l’esito ultimo dell’esame che ora tanto mi assilla).
Non m’è mai interessato; non l’ho mai voluto: neppure studiando giurisprudenza v’è mai stato un solo momento nel quale abbia pensato che questa sarebbe stata la mia prospettiva.
Il che certo spiega perché mi sento di questo stato d’animo veramente di merda. Soprattutto con me stesso.
Ma lascia inspiegati mille altri interrogativi: perché ho studiato giurisprudenza? (vabbeh, in realtà questa la so)
perché ho fatto il praticantato?
perché ho speso oltre mille euro (più di due mesi di “stipendio”, tanto per esser chiari) fra codici e corsi di preparazione per l’esame?

Vorrei veramente saperlo, capirlo.
Forse c’è persino stato un istante nel quale, accingendomi a tutti questi preparativi, ho pensato anche che fossero utili. Può darsi.
Se anche v’è stato, non è mai stato un momento né d’entusiasmo, né di convinzione per quello che stavo facendo: un passo obbligato, ecco tutto.
Così l’ho sempre vissuto, anzi: me l’hanno fatto vivere, come un passo obbligato. Se doveva essere un passo obbligato l’esame, allora tanto valeva comprare anche i codici; allora tanto valeva frequentare anche un corso…

In realtà, una parte di me vorrebbe tanto condividere la convinzione e, dunque, la dedizione della mia collega KW che affronterà l’esame con me a dicembre. O quello di OV che l’ha ripetuto l’anno scorso dopo esser stato bocciato una prima volta nel 2011.
Vorrei la loro convinzione, almeno per impegnarmi a fondo nella preparazione, nella certezza che sia la cosa giusta da fare e per la quale spendersi. Almeno per non sentirmi -anche!- in colpa con me stesso ogni momento che sento fallire in me la volontà di impegnarmi.
Fallimento che si ripete istante dopo istante dopo istante, continuamente rilanciato dalla menzogna che al prossimo tentativo troverò veramente la voglia, la volontà, la spinta per dedicare tutto me stesso a questa impresa.
Che poi sarebbe il motivo per cui si sta a casa a studiare, anziché andare a lavorare.
Bene, preferirei davvero tornare al lavoro: almeno impiegherei il mio tempo in qualcosa di produttivo, invece che sfogliare a caso le pagine del codice per un pò di tempo, prima di aprire Civilization. 

Vorrei provare a rendervi meglio la sensazione: immaginate di aver fatto per anni, senza passione né convinzione uno sport, uno qualsiasi. Senza grandi risultati, né grande interesse. Immaginate ora che qualcuno arrivi e vi dica di dover conquistare un pass olimpico in quello sport.
Come affrontereste tutti gli allenamenti?
Io stamattina non avevo neanche voglia di alzarmi dal letto: mentre guardavo il pavimento ho capito con enorme chiarezza cosa intendeva Alex Schwazer con le sue dichiarazioni sull’uso di doping. Ecco, in quello stesso modo a me da nausa, irritazione, fastidio, fare anche il minimo sforzo per studiare.
Per conto mio l’ho anche pensato: potessi togliermi questa rogna di torno con qualche “doping”, pagando tot Euro ai commissari che correggeranno il compito… guardate, ci penserei davvero.

Odio essermi cacciato in questa situazione, questa situazione che fa aumentare la depressione e la rabbia dentro di me. Rabbia che si accumula nel fegato, oleosa e pensante come bile, senza produrre alcunché di positivo, senza trasformarsi nella spinta a fare qualcosa.
La rabbia si alterna alla depressione, a momenti nei quali fisso il pavimento perché non ho voglia di far nulla o semplicemente apro pagine a caso in rete. A volte mi ritrovo persino a pensare che pur di uscirne…
E mentre questi sentimenti si alternano, la bile si accumula. Si accumula fino a farmi esplodere nell’ira contro me stesso e contro qualsiasi cosa: un’ira frustrata che non sa come potersi sfogare e si libera solo in un urlo tremendo.
Ma l’urlo dura poco, non dà neanche soddisfazione, e il codice, i pareri e l’esame sono ancora tutti lì.

E mentre penso tutto questo, mi rafforzo sempre più nella convinzione che non prenderò mai la necessaria sufficienza all’esame e, quindi, l’anno prossimo sarò ancora qui. Nella medesima condizione.
E probabilmente anche l’anno successivo.
Non voglio ridurmi come quelli che ripetono l’esame tre, quattro, sei volte di fila, anno dopo anno….

E scrivere questo post è stata di gran lunga la cosa migliore di oggi. Figuratevi.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

10 thoughts on “perché

  1. Il fidanzato di un’amica, al momento di dare l’esame, si disse:”Ma io non ho studiato giurisprudenza per fare questo lavoro che mi disgusta (avvocato a Milano…)”. Oggi fa parte della polizia municipale di un paese della provincia, non guadagna moltissimo ma è più felice, nonostante i turni a volte massacranti.
    Credo che lui ti capirebbe.

  2. Guarda, per certi versi capisco la tua situazione, perché anche io mi faccio spesso domande sulle mie scelte: io per esempio alla fine mi sono reso conto di aver fatto Economia non per ideale o propensione, ma semplicemente perché volevo ‘dimostrare qualcosa’, di non essere l’ennesimo che prendeva scienze politiche o lettere ‘tanto per’ (con tutto il rispetto sia chiaro, per chi quelle facoltà le frequenta per convinzione e non per cazzeggio): il risultato è che mi sono laureato male e in ritardo, anche se comunque la laurea è stata una soddisfazione. Recentemente parlavo col mio compagno di banco per cinque anni al Liceo, rimasto uno dei miei migliori amici, dei ‘destini’ dei compagni di classe: molti, appunto, avvocati, dopo aver seguito una sorta di ‘percorso obbligato’: Liceo Classico – Giurisprudenza, avvocatura… ben pochi per ‘ideale’, molti appunto per carrierismo o meglio per seguire la ‘strada obbligata’… Visto che da quello che ti conosco leggendoti qui, tu non sei né il tipo da ‘strada obbligata’, né da ‘carriera’, credo dovresti trovare una reale motivazione, un ideale, nel fare l’avvocato, non so, per esempio aiutare i ‘deboli’, come succede in certi film americani? Scusa per il paragone, ma credo avrai capito cosa intendo… altrimenti, meglio fermarsi, prima di andarsi a infilare definitivamente in una professione e in una vita che forse non corrisponde alle tue aspettative…

  3. Cazzo, stai di merda davvero..a vent’anni ho passato le stesse cose e quaranta non ho risolto una beata fava..ci sarebbe una cura fatta di cinquanta cm di mogano su cui appoggi due birre frasche e ne parliamo per ore senza concludere niente…ma sai che bevuta? In fondo,” basta che funzioni”!

  4. tu non hai idea di quanto ti capisco. Veramente. Potrei dirti che potrebbe andare peggio, ma poi non mi andrebbe di spiegarti perché… non lo so, il guaio è che ti capisco così tanto che non mi vengono parole di confort :/

  5. mi aggrego alla schiera di quelli che, alcune scelte, le hanno vissute male, molto male, e non so quanto possa esserti di conforto il sapere che poi sia riuscito a tirarne fuori gli aspetti positivi.
    sull’avvocatura non ti dico nulla ma certo, visto da fuori, dai tuoi post, quello che passa è una tensione alla curiosità ed alla rigorosità in ambito giuridico. non so se questo sia mestiere acquisito o se ora sia solo noia, non so se riuscirai a tirarci fuori qualcosa di buono in futuro.
    mannaggia alla linearità dovuta delle scelte di vita, mannaggia.

  6. Sì, sto vivendo la stessa situazione. L’unica cosa che mi ha messo il pepe al culo è che tutto finirà tra dieci giorni: il dottorato o la mia vita. Davvero il primo, metaforicamente la seconda. Così sto scrivendo in 15 giorni quel che non ho scritto in tre anni. Eppure perdo ancora tempo. Solo mia moglie mi tiene in riga.

  7. Aigor direbbe “potrebbe andare peggio, potrebbe piovere…”
    Ti dico una cosa, red. Shit happens. Davvero. Capita tante di quelle volte, di fare cose nelle quali non solo non si crede, ma che non si ha la minima voglia di fare, e che non ci danno nulla se non rabbia e frustrazione. E ti garantisco che non migliora, cogli anni.
    Mi rendo conto che qualunque paragone con l’ultimo km della maratona, piuttosto che qualunque altra metafora di questo tipo, sia in realtà più foriero di mal di pancia che non di incoraggiamento. E però, red. Rifletti. Pragmaticamente. Hai investito. Tempo, denaro, sforzo, studio. Pragmaticamente chiudi il cerchio. Se poi, dopo averlo chiuso, vorrai mandare tutto a cagare per fare altro, fallo. Ma non metterti nella situazione di dover pensare, tra 20 anni, “certo se avessi fatto quell’esame oggi le cose sarebbero diverse”. Chiudere il cerchio, chiudere una partita, aiuta a non avere brutti pensieri dopo. E’ un investimento sul futuro.

  8. Anch’io inizio il mio commento con “Civilization è sempre Civilization”, ho perso un sacco di tempo davanti a quel gioco !

    Se non hai santi in Paradiso, l’unico modo per passare l’esame è studiare un sacco (con doppia fatica, visto che la pratica è un lavoro) e fare un sacco di pareri… però visto che si tratta di una prova scritta, un po’ di fortuna negli argomenti e un po’ di sana intelligenza possono sopperire a questi altri due elementi.

    Io mi ero preparato benissimo e, visto che avevo la coscienza a posto, ho affrontato gli scritti con molta serenità d’animo.

    Confesso che ero (e sono) molto convinto di fare questo lavoro… altrimenti non sarei mai riuscito a prepararmi in quel modo…

  9. … sei onesto con te stesso, cosa rara in chi si prepara a simile impresa dopo anni di studi e di praticantato (esame di Stato) e analizzi i fatti con obiettività. Il dubbio pare essere: faccio quello che altri si aspettano da me oppure faccio quello per cui mi sento portato?

    Ad ogni modo, sapendo che questo esame è l’equivalente di un terno al lotto (il fattore “c” è preponderante vista la somma di dati da conoscere …) forse il tuo approccio è il meno stressante. Ti presenterai avendo la mente già oltre l’esame … e comunque … “merde et remerde pour ton examen” 🙂

    O.

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