antropologia da esame

La specie sapiens sapiens concursensis è forse una delle varianti più interessanti del genere umano.

Personalmente, l’esempio migliore l’ho avuto al terzo giorno dell’esame di Stato da avvocato, quando il presidente della commissione ci ha informato che qualche emerito pirla aveva dichiarato ad un giornale locale che “la commissione è stata buona, ci ha lasciato parlare fra di noi“.
Apriti cielo!
Ce l’hanno giurata: non volerà una mosca!
In effetti le prime ore son state un pò da panico, ma dopo si son smollati anche loro.

Devo dire che l’esame da avvocato si è rivelato abbastanza diverso da come me lo aspettavo: ho trovato tutto abbastanza tranquillo, mi son concentrato bene anche senza tappi per le orecchie e non ho praticamente sentito né fame, né sete per le sette ore del compito. Avevo sentito amici che l’avevano fatto gli anni passati consigliare di procurarsi “suppellettili” in abbondanza: acqua, barrette di cioccolata, pocket coffee… ed io, per non sbagliare, ho abbondato su tutto: litri d’acqua, cioccolata, termos di caffè, persino tre red bull… tutto intonso alla fine dei tre giorni!
Per strano che possa sembrare, ho reagito benissimo allo stress: mi son messo a testa bassa sul compito, dimenticato di mangiare e bere tornato alla terra solo dopo aver consegnato. Praticamente un bonzo.
Solo il terzo giorno, più in cerca “d’ispirazione” che altro, mi sono interrotto spesso a parlare coi vicini, a passeggiare….

Perché il compito è tutto tranne che cosa individuale. Salvo i casi di chi, come me i primi giorni, si isola completamente dal mondo, per lo più risulta in un lavoro “collettivo” condiviso con i colleghi più prossimi, con quelli che si incontra in coda al bagno, con gli amici che si cercano per una parola buona e con gli stessi commissari che, sotto sotto, spendono pure qualche parola anche loro.
Inevitabile sia così, visto che lo spazio fra un banco e l’altro è di pochi centimetri.
Cosa che mi ha fatto abbastanza imbestialire: non si dovrebbero verificare le nostre conoscenze e competenze? Francamente, nei codici si trova veramente tutto e il fatto che qualcuno abbia bisogno di discutere coi commissari mi è sembrata una sonora farsa.
Ho visto scene abbastanza incredibili: gente che passeggiava in coppia o addirittura in piccoli gruppetti discutendo su questa o quella soluzione, persone che rincorrevano i commissari per una parola, persone che si fermavano a testa bassa sul compito d’un altro per leggervi uno spunto….
Semplicemente ridicolo.
Dunque, ancor più ridicoli apparivano i severi moniti contro ogni potenziale scambio di informazioni.

Così com’è stato ridicolo il controllo all’ingresso: si potevaa23 portar dentro qualsiasi cosa, con un pò di accortezza. E persino il minacciato controllo di onde telefoniche ha spaventato solo il primo giorno. Anche perché avere smartphone o cellulare non serviva (vedi sopra)…

Il primo giorno con civile potrebbe esser andato bene: 20 o 40 (la sufficienza è 30, il massimo 50). Ho fatto il parere sul fondo patrimoniale, sono stato molto logico e l’ho ragionato bene. Ho imbroccato la soluzione ed ho fatto un ragionamento che anticipava anche la Cassazione: è stato un momento veramente fantastico, dopo aver trattato i fondamenti degli istituti (fondo patrimoniale e ipoteca) mi son trovato davanti un’ “autostrada di logica” riguardo la trascrizione e opponibilità che per risolvere il quesito non mi serviva neanche la giurisprudenza… spero di averla svolta bene, anche se era un pò rischiosa. Forse ho tirato troppo la corda citando CEDU e Carta dei Diritti Fondamentali UE. Però è stato figo.
Se non ho fatto cazzate nel qualificare gli istituti, bene, ottimo. Sennò, son cazzi. Insomma, 20 o 40: non ci son vie di mezzo.

Il secondo giorno ho scelto il tema sul dolo eventuale/colpa cosciente (omicidio stradale). Tema abbordabile e che conoscevo benino, ma con un sacco di aspetti da analizzare: dolo, colpa, rapporto fra i due, concorso di reati, i reati interessati (ben 4) ed  il loro concorso. Ho scritto molto, forse troppo e probabilmente troppo su concorso di reati quando non serviva. Inoltre, le conclusioni sono state un pò frettolose… ho dovuto copiare il teso tre volte per un paio di cazzatine: la prima volta ho saltato una facciata e la seconda, a meno di un’ora dalla fine ho deciso di aggiungere un paragrafo in più. Peccato essersi dimenticato l’aggravante che pure avevo menzionato prima e forse non esattissime la conclusione sulla sospensione della patente. Peccato.
Però è stata una maratona: ricopiare in circa mezz’ora le ultime quattro facciate mi ha veramente distrutto, tanto che ho fatto persino fatica a rileggerlo. Sapevo di avere più tempo, ma non riuscivo a rallentare la mano che continuava a farmi male.
Certo, il presidente che faceva il conto alla rovescia non ha aiutato.
Anche qui, i punti cruciali ci sono, ma son meno ottimista.
Molto bello comunque quando il presidente ha detto che stavano facendo fotocopie del Codice della Strada perchè serviva “in relazione all’omicidio colposo“, risolvendo così molti dei possibili dubbi.

Infine, avevamo l’atto: l’unico che “so” (tsé…) fare è l’appello penale ed ho pregato qualsiasi dio che ce lo dessero, ma capitava da troppi anni (6 di fila, mi pare) e così non è stato. Ho fatto un riesame contro la custodia cautelare in carcere, che non sapevo veramente impostare.
Prima cosa che ho fatto appena entrato è stato chiedere ai colleghi chi avrebbe fatto penale e mentre dettavano la traccia, sentivo sempre più che non sarebbe stato un appello… L’avevo capito sin dalle prime cinque parole “All’esito di perquisizione domiciliare…“: mi sembrava che il cielo mi crollasse in testa e mentre proseguivo a trascrivere la traccia imprecavo più o meno sottovoce.
In realtà i punti non erano difficili, ma non sapevo proprio come metterli fisicamente nell’atto.
E per fortuna la collega davanti a me si è immediatamente voltata ed ha sancito: “Riesame ex art. 309 cpp. Vediti gli artt. 273, 274, 275“. Grazie! E fin qui ci siamo… Seconda cosa per la quale le sono veramente grato è stato dettarmi la forma essenziale dell’atto.
La figata sarebbe stato consegnarlo senza motivi: teoricamente sarebbe possibile, ma non credo l’avrebbero apprezzato. Credo comunque di averli beccati, anche se tre potrebbero esser troppi. E di due non so quanto corretti siano: uno (proporzionalità ex art. 275) mi serviva solo per chiedere la riforma (pareva stupido chiedere solo l’annullamento e non la riforma); l’altro un pò tirato, ma ci stava (esigenze cautelari ex art. 274). Cristallino quello sugli indizi di reato (art. 273).
Inoltre, non so se la forma sia la migliore…. nonostante le indicazioni ho dovuto un pò ricalcarla su quella dell’appello. Vabbè.
Insomma, se quella davanti di me non mi avesse aiutato a bomba ora sarei fottuto. Ma anche ora non conterei troppo su un gran voto. Anzi.

Come sapete, non ho mai lesinato critiche all’esame. Critiche che confermo in toto oggi.
In primo luogo, la percentuale (30%) di chi supera gli scritti è dettata da pura fortuna:  inevitabile, quando il lavoro è tanto condiviso e quando ci sono oltre 1.000 candidati (quindi oltre 3.000 temi da leggere). Buon senso dovrebbe imporre un ripensamento.
Pensate che i criteri preliminari sono “correttezza grammaticale, sintattica, ortografica (!!) conoscenza del lessico italiano e giuridico“. Cioè, saper scrivere decentemente: cosa da prova di maturità. E, ovviamente, la bella grafia: perché sennò i commissari si scazzano e se si scazzano, bocciano. Senza dimenticare alcune “pare” tutte da parvenus quali certi avvocati: divieto d’usare il gerundio, ad esempio, che se lo vedono impazziscono… cose francamente demenziali. Soprattutto sulla grafia, credo onestamente che nel 2013 si possa ripensare l’esame. Nessuno scrive più gli atti a mano, suvvia! Anacronistico.
Senza contare che fra i commissari possono esserci persone competenti e preparatissime come emeriti ignoranti: bilanciare “i fondamentali” con i virtuosismi che fanno salire il voto è complicatissimo e estremamente rischioso.
Come sapete, io difendo fermamente il tema alla maturità: credo sia un modello di ragionamento fondamentale. Ma non comprendo che senso abbia ripeterlo uguale ad un esame professionale.

Chiosa finale, ieri un anziano avvocato mi ha parlato di quando ha fatto lui l’esame: se lo ricorda ancora, il che dice già tutto. Era il 1959, racconta, ed i candidati erano 46. Dico quarantasei!! Bene, di essi passarono lo scritto solo in 12….

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

8 thoughts on “antropologia da esame

  1. Non oso pensare che fine avrei potuto fare io con la grafia che mi ritrovo… anche in un mondo parallelo, dove fossi stato un principe del foro, sarei stato cestinato immediatamente… mi chiedo se nel 2013 il fatto che ‘scrivere male’ (da un punto di vista strettamente estetico) sia dirimente, non sia un anacronismo… 🙂

  2. Pingback: Resoconto dall’esame di Stato | I discutibili

  3. L’esame è un’assoluta, totale ed incontrovertibile farsa. Lo sapevo prima ancora di affrontarlo avendo visto colleghi capaci e meritevoli bocciati tre volte di fila e colleghi incapaci di scrivere una letterina di messa in mora passarlo al primo colpo. Di più: è una farsa anche la professione, ma non desidero dire altro al riguardo.
    Sta di fatto che, conoscendo il valore di quell’esame, mi sono completamente data a tutti i colleghi con i banchi circostanti al mio, anche per il mero piacere di avere lo stesso cognome. Abbiamo condiviso il caffè e tutti i compiti. Ai due colleghi che avevo di fianco, fratello e sorella che lo ripetevano già da qualche anno, ho provveduto con dettatura di alcune parti, dopo aver esaminato la linea da seguire con la collega che avevo dietro, una tipa in gamba.
    Nessuno è mai passato a controllare alcunchè e tutti ci siamo fatti gli affari nostri, ridendo e cazzeggiando alla grande.
    Abbiamo tutti superato l’esame.

  4. dato per assunto il fatto che, per molti ordini, la percentuale di superamento dell’esame è inversamente proporzionale al potere che l’ordine stesso detiene, e supponendo quello degli avvocati uno di questi, mi sembra di capire che non ci siano state grosse perdite dal ’59 ad oggi. 😛

  5. Gli esami di stato vengono superati solo in base al criterio Fortuna (non solo quello di avvocato). Poi ci sono quelli in cui bisogna bocciare di più e quelli di meno.
    Comunque non invidio voi “avvocati”, una mia amica ha passato gli scritti ed è stata bocciata all’orale, giusto per dirne una..

  6. A mio avviso l’esame di Stato è soprattutto una prova contro sé stessi, reggere la tensione, utilizzare la logica e la preparazione, saper usare il codice, scrivere in un buon italiano, molto asciutto e “avvocatesco”.

    Poi c’è una discreta percentuale di fortuna.

    L’orale invece è una maratona, studiare mesi per 12 ore al giorni, memorizzare come automi e reggere l’ansia pazzesca dei giorni immediatamente precedenti all’interrogazione.

    Di sicuro le altre professioni non hanno una prova così selettiva ma nemmeno un numero così spaventoso di candidati ogni anno, in un mercato abbastanza saturo…

    • Ipitagorici, fosse (“solo”) questo, andrei veramente a cuor leggero: il primo giorno ero talmente rilassato che chiudendo gli occhi avrei anche potuto assopirmi (non per il sonno: la notte avevo dormito)…..
      Devo dire che tutte le prove erano abbordabili, mi secca solo aver fatto un paio di sviste (spero non troppo gravi, ma sai come me che basta poco….) in penale e che i tre motivi nell’atto non fossero troppi.

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