vite alla ricerca di dio

Forte ‘sto papa, eh?
Stavo preparando un bel post su caschi tolti e non tolti da parte delle forze dell’ordine durante le manifestazioni (do you remember Genova?), quando ho sentito un servizio radiofonico che celebrava il papa Francesco I per aver ottenuto il riconoscimento come “uomo dell’anno” anche dalla rivista gay The Advocate.
In particolare, il giornalista ricordava quanto detto dal papa al ritorno dal viaggio a Rio de Janeiro, ovvero di non poter giudicare “chi cerca dio in buona fede“.

Sarà che la “buona fede” per i giuristi è un concetto-trappola, insidioso come pochi, e fondamentale. Ma l’affermazione mi ha fatto riflettere…

Cosa significa “cercare dio in buona fede”?
Non entrerò in una lunga, complessa e difficile esegesi del concetto (per quanto interessante), ma mi limiterò ad una brevissima considerazione: come contrario di “mala fede”, la “buona fede” implica tenere in considerazione gli interessi di controparte, comportarsi con un grando minimo di correttezza e onestà. Insomma, un contemperamento degli egoismi.

Ora, dovremmo quindi riflettere sui motivi per i quali si cerca dio.
Non metto in dubbio che qualcuno, pochi immagino, lo faccia per puro amor di dio (che è già un paradosso in sé, ma non perdiamoci troppo) o per amor del prossimo (ma se ami il prossimo ti serve un dio per amarlo? Ah, Socrate!).
Tuttavia, dall’origine della cristianità ad oggi, ci viene ripetuto che si cerca dio per salvarsi l’anima. Nelle varie declinazioni che il concetto può assumere.
Potremmo cercare dozzine di esempi, anche fra i santi e giusti, e non pochi confermerebbero questo assunto: in definitiva, dio è un concetto egoistico… per esser assolti dai propri peccati, per avere una guida morale, per la vita eterna, per ragioni di decoro sociale….

Lo so, come ragionamento farà storcere il naso. Ma, sotto sotto, chi è veramente in buona fede nel cercare dio?
Pochi, molti pochi.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

5 thoughts on “vite alla ricerca di dio

  1. Ho cominciato a risponderti, ma è venuto fuori un trattato di teologia fai da te 🙂 Mi limito ad una considerazione: da cristiano sui generis, un pò ‘alla come mi pare’, penso che Dio sa, e l’anima ce la salviamo noi con il nostro comportamento quotidiano. E’ inutile insomma, peccare e poi chiedere ‘salvaci’… Poi potremmo dilungarci sul concetto di peccato e sui vari livelli di gravità. Ma la ricerca di Dio in buona fede, più che alla salvezza dell’anima, secondo me dovrebbe tendere al conforto, alla consolazione, al sostegno nei momenti di difficoltà. C’è un insegnamento che mi venne impartito al catechismo, che cerco di tenere sempre presente: che a Dio non bisogna stare sempre a chiedere, perché “Dio non è Babbo Natale”…

  2. In realtà, in termini semplicemente logici, una ricerca che sia autentica non puo’ che essere «in buona fede», altrimenti è un espiediente per qualcosa d’altro. Direi che l’affermazione del Papa ha una sua importanza perchè sottende almeno una volontà di non giudicare da una cattedra. Questo papa, che ha sviluppato la sua storia personale nelle realtà del sudamerica, sembra badare più al mod di porsi verso il prossimo, fuori dalle logiche di recinto: tu sei in miseria, tu sei oppresso dall’ingiustizia, allora io devo aiutarti, prima di domantarti cosa credi, chi sei. Nel vangelo quando a Gesù viene chiesto «chi è il mio prossimo?» questi risponde con la parabola del Samaritano. Il Samaritano aiuta senza pretendere di essere ossequiato, per una spontanea solidarietà umana. Il nucleo centrale è un atteggiamento, un modo di stare fra uomini, che è più importante d’ogni convinzione teologica. A me pare centrale vedere il cristianesimo in questi termini. La salvezza? È importante fino ad un certo punto: la salvezza è l’esser solidali con l’uomo, con chi ha sete, con chi ha fame, con chi è sfruttato, con chi non ha una carta di credito rigonfia.

  3. @ Crimson: su questo concordo. infatti io non penso ad un “cercare dio” occasionale e solo all’occorrenza, che certo è deprecabile. ma pure ad un atteggiamento generale.

    @ Vera: quello, dicono.

    @ diego: esattamente: io credo che fondamentalmente cercare dio sia un espediente per qualcos’altro. nella fattispecie “salvarsi” (l’anima?). e, bada, non intendo nel mero cercare dio dopo aver peccato, come una sorta di indulgenza, ma proprio come atteggiamento generale che caratterizza la fede. per come la vedo, la fede non è mai scevra da un altro interesse, personale.

    @ Ipitagorici: concordo.

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