quel ragazzo che salì su un lucernario e cadde

Disclaimer: il post che segue potrà urtare la vostra sensibilità.
Se lo fa, vi invito ad un serio esame di coscienza. Di più non posso fare.

Leggo stamattina sul giornale della tragica storia di un diciasettenne che in una scuola di Lecce è salito su un lucernario, il quale non ha retto il suo peso ed è crollato al suolo, facendolo cadere da circa 10 metri d’altezza e causandone la morte.
La cosa ovviamente mi dispiace molto.

Non posso tuttavia fare a meno di rilevare come anche in questa occasione il tipico carattere buonista degli italiani trovi occasione di farsi valere. (Per inciso, consiglio la lettura di questo articolo di Roberto Saviano).
Perché dico “buonismo“? Perché immediatamente dopo la lettura, salito in auto ho sentito il giornale radio che, come in un coro greco via etere, piangeva la tragedia. Ad irritarmi non è ovviamente la notizia riportata, né il lutto, quanto il modo ed il tono con cui i fatti venivano narrati. Certo avete presente lo stile “Fra appena tre mesi avrebbe compiuto 18 anni… La tragica situazione delle scuole italiane…Gli inquirenti hanno aperto un’indagine per omicidio colposo.“. Atto dovuto, naturalmente.

Ora, lo so che è brutto e so anche che l’apertura dell’indagine è veramente un atto dovuto. Ma vorrei fare anche un considerazione preliminare, una riflessione che viene logicamente prima di ogni apertura di un procedimento giudiziaro: che ci faceva quel ragazzo sul lucernario? Recuperava il giubotto, per carità, certo. Ma che ci faceva? Voglio dire, una persona d’una certa intelligenza si rende conto che quella struttura probabilmente non reggerebbe il suo peso. Un minimo si senso di essere al mondo! Un minimo di buon senso!
Lo so che non è bello, ma francamente siamo a livelli da Darwin Awards. Insomma, un pò di responsabilità (un pò tanta!) ce l’ha anche quel ragazzo. E l’avere 17 anni non è una scusa.

Immagino le reazioni scandalizzate e sconcertate leggendo le mie parole. Lo so, non si può dire.
Ed ecco l’italico buonismo che torna a farsi vivo: non si può dire che un ragazzo di diciassette anni ha fatto una sciocchezza ed è morto. Non voglio offendere i genitori di quel ragazzo, che voglio piuttosto immaginare brave persone, ma immaginiamo fra noi per un attimo che qualcuno riportasse loro una simile riflessione. Come credete reagirebbero? Personalmente,  credo sarebbe una scena già vista tante volte, come per i cattivi voti a scuola: “Mio figlio mai! E’ tanto un bravo ragazzo lui“, la colpa è degli amici che lo hanno portato sulla cattiva strada, dei professori che lo non lo capiscono….
No: non è possibile dire che su quel lucernario semplicemente non bisognava camminare. No: bisogna piuttosto indagare chi ha costruito il lucernario, scoprire che ha qualche difetto… Non si può pacatamente dire che semplicemente non si sale sui lucernari. Semplicemente. Pacatamente.
Bisogna trovare un responsabile altro.

A me sembra tanto di essere ai livelli di certe product information americane. Avete presente? Quelle che dicono “Non lavare il gatto in lavatrice” e mille altre ipotesi al limite dell’incredibile, della demenza (o stupidità) per escludere la responsabilità dei produttori.
The age of mass stupidity.
Immaginate, un lucernario per il quale sia previsto l’obbligo di legge di scrivere “non calpestare“…

Il post lo avrei terminato qui, ma in treno ho cominciato a leggere un libro (un gran libro) di Luigi Zoja e vi ho trovato questo passaggio assai adatto alla nostra situazione, che riporto: “Il mezzo di comunicazione di massa, che, populista per natura, non incoraggia un esame interiore che porti a un’assunzione di responsabilità, bensì spinge a cercare colpevoli all’esterno“.
Parole sue. Non potrei sottoscriverle di più.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

18 thoughts on “quel ragazzo che salì su un lucernario e cadde

  1. La tua considerazione non è poi così sbagliata: un mio amico usa dire che l’intelligenza è una costante, la popolazione umana aumenta, per cui è naturale che la stupidità continui ad aumentare… In difesa del povero ragazzo, direi che bisogna ricordare come a quell’età il senso del ‘pericolo’ non sia ancora del tutto sviluppato: certi ‘istinti’ tendono a prendere il sopravvento… lui credo abbia pensato: tu, imbecille, mi lanci il giubbotto lì? E ti faccio vedere che sono meglio di te e me lo vado a prendere… più o meno come quando a volte, apposta, si lasciava che il pallone andasse in un fosso, o tra gli sterpi, e si ‘sfidasse’ chi ce l’aveva mandato, o chi lo doveva prendere, ad andarlo a recuperare… Paradossalmente il vero cretino non è il ragazzo che è andato a riprendersi il giubbotto, ma l’imbecille che gliel’ha tirato lì…

    • Il ragazzo che gli ha tirato lì il giubbotto è un cretino di prima categoria, su questo non ci sono dubbi.
      Ma, appunto come accadeva da ragazzi con queste “provocazioni” da idioti, l’intelligenza sta anche nel saperle non cogliere.

  2. Ho provato le tue stesse impressioni ( e ho due figli in età adolescenziale) quando ho sentito che subito i giornali si sono messi a discutere sullo stato fatiscente delle nostre scuole, accusando appunto un lucernario di non essere stato costruito a norma. E anch’io ho pensato ” Mi spiace per lui, ma è stato un imbecille, ha sopravvalutato le sue capacità”
    E ora, per la sua presunzione di immortalità, non c’è più.
    Categoria non classificabile quella dei giornalisti, purtroppo.

  3. Hai detto bene, basta leggere il libretto d’istruzioni dei vari elettrodomestici per rendersi conto degli usi improbabili che alcuni riescono a pensare.
    Vado a leggere l’articolo di Saviano, ma mi sorge un dubbio polemico: Saviano, proprio lui, lui “che c’era”, lui parla di buonismo? Ohè, sarà rinsavito 🙂

  4. Nel libretto di istruzione del mio motorino c’è scritto “nessuna parte è commestibile”
    Se noi cadevamo dagli alberi ci prendevamo degli scapaccioni e nessuno indagava l’albero per non aver retto il nostro peso.
    Selezione naturale. così ci svegliavamo.

  5. E’ già molto (ma non mi stupirebbe se accadesse nei prossimi giorni) che non si sia invocata subito l'”assenza di vigilanza” che passa ormai per il primo dovere della scuola, essendo chiaro (anche dalla stampa che abbiamo) che il dovere di formare la capacità di pensare non ci è più richiesto.

    • Sul dovere di vigilanza a scuola potremmo dirne veramente di assurde… studiando per l’esame mi è capitato come tema un paio di volte ed effettivamente anche questo si è talmente esteso da de-responsabilizzare i ragazzi.

  6. una sono andato al funerale di un ex-alunno, il prete parlava di dio che l’aveva voluto, poteva dire che quel ragazzo aveva fatto una cazzata, guidando, sono uscito dalla chiesa per non urlagli addosso; qualcuno parlerebbe della sicurezza delle strade, anziché del tasso di lucidità di chi guida, al prete e al giornalista bisognerebbe fare l’antidoping, o prenderli a schiaffi

    • Una delle cose che più mi fanno incazzare è questa logica del “dio lo ha chiamato a sé”. Veramente, non lo sopporto. Figurarsi quando riguarda una persona giovane.

  7. Le “product information” americane sono anche e forse soprattutto una mossa cautelativa delle aziende contro i furbi, oltre che gli stupidi. Sai bene che i giudici americani se ne escono spesso con sentenze assurde che danno ragione allo stupido che ha infilato il gatto in lavatrice, o che lo ha asciugato nel forno, per il semplice fatto che non c’era scritto da nessuna parte che il forno potesse uccidere il gatto anziché asciugarlo. E altri, tutt’altro che stupidi, se ne approfittano. Negli USA, essere un idiota paga. Forse è anche per questo che la riforma del sistema sanitario di Obama incontra tanto ostracismo: pagare le tasse per fornire cure gratuite ai deficienti che si lanciano di schiena dal tetto del garage su un tavolo, farebbe venire i cinque minuti a chiunque.

    Al di là di questo, stavo facendo considerazioni simili qualche giorno fa in auto, dopo aver visto un tizio che ha bloccato il traffico perché voleva fare benzina in un piccolo distributore interamente occupato dall’autocisterna che lo stava rifornendo. Ora scusami, ma a quel tizio direi: cazzo, non lo vedi che il distributore è chiuso? Non la vedi l’autocisterna più grande di casa tua che sta mettendo la benzina? Hai bisogno che un addetto se ne accorga e ti faccia un gesto ovvio, per capire che non puoi essere servito? E intanto blocchi il traffico perché è una strada a senso unico e pure stretta. Andiamo bene! Proprio la sera prima dicevano in tv che l’Italia è al di sotto di molti paesi africani quanto a diffusione dell’istruzione tra i cittadini (credo non sia nemmeno nei primi 100) e che solo il 15% della massa di studenti universitari conclude il proprio percorso. Temo proprio che quel film, “Idiocracy”, abbia più di un fondamento…

    • Sinceramente non so se le product information sono più contro i furbi o contro gli stupidi… propenderei per i secondi, in tutta onestà.
      Sarebbe comunque un’indagine interessante da fare, non solo in USA (ricordi quando Rutelli disse “sono stupido, non ladro”?).

      • Certo, con i continui esempi di “coglioneria” che arrivano dagli USA tra notizie e video, è chiaro che di persone fuori dal mondo ce ne siano in quantità industriale. Tuttavia non vanno sottovalutati i risarcimenti esorbitanti che le aziende devono sborsare quando un avvocato convince un giudice della beata ignoranza del proprio cliente, il quale magari non si era reso conto che ciò che vedeva nello specchietto retrovisore era realmente dietro di lui… e il giudice gli dà ragione, sanzionando la casa automobilistica invece di dare il martello in testa al querelante. Ma proprio per questo, immagino pure che qualcuno se ne approfitti e si buchi un occhio col cartone del latte, chiedendo risarcimenti perché non c’era scritto di non tirarselo in faccia dal lato dello spigolo. Comunque, non sottovaluto la potenza dell’Anonima Imbecilli, per carità.

        Ehm, no, Rutelli non me lo ricordo, ma intuisco.

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