il tempo di arrendersi ed io

Io non so resistere alla tensione.
So fare molte cose, questa no.

Piuttosto, ho bisogno di riempire il vuoto: ho bisogno di agire (e non sono tipo d’azione), di avere risposte.
Perché se non agisco, penso. Troppo. Già penso troppo di mio, figurarsi poi se me ne si dà un’occasione specifica.
Tutto, tranne il vuoto e la tensione che lo alimenta.

Rircordate lo slogan di Barack Obama per la sua rielezione a presidente? “Forward“. Il discorso all’esito delle elezioni, ad un certo punto, recitava “We have come too far to give up now“. Siamo andati troppo avanti per arrenderci ora.

E’ quello che continuo a ripetermi anche io in queste settimane.
Ma ogni volta mi sento il cuore oppresso nel petto, mi sento come se il respiro mi venisse meno. Eppoi, improvvisamente, sento come un soffio d’aria che mi riempie di nuovo i polmoni, che mi fa dilatare il petto… E ricomincio. Ma queste apnee sembrano diventare ogni momento più lunghe. Anche se magari, in realtà, sono più brevi di quella prima, ogni secondo che passa mi sembra sempre più interminabile. Più insopportabile. Sembra quasi debba perdere la speranza e non riemerge più a respirare.
Waterboarding.
Non so se sarà così, ma in cuor mio mi aspetto che questo momento arrivi.

E allora mi vorrei lasciare andare. Vorrei dire a me stesso “basta!” e finire qui. Abbandonarmi al fondo o riemergere per non tuffarmi più.Bennato- Non farti cadere le braccia Smettere di correre, lasciarsi cadere sul prato a bordo della pista e pensare “quel che dovevo, quel che potevo, l’ho fatto“.
E’ indifferente, mi dico: non cambia nulla quale soluzione scegli, basta finirla qui.
Basta non dover nuovamente vivere questa sensazione di soffocamento.

Qui non è l’impegno che conta. E’ il risultato. La fine.

Ma sono andato così avanti… Mi son tuffato cento volte, perché fermarsi alla centunesima?
Quello che cerco potrebbe essere proprio a portata di mano. Il traguardo potrebbe esser proprio lì davanti, dopo quella curva.
In realtà non si sa mai, ma qualcosa, qualcuno ripete di provarci un’altra volta. Almeno un’altra volta: potrebbe esser quella buona.

Potrebbe… Vorrei tanto saperlo. Vorrei almeno poter dire “ok, un’altra volta, altre dieci volte, altre mille volte… ma dopo ce l’avrò fatta“. Non lo sai mai.

E il pensiero di arrendersi torna. Torna.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

13 thoughts on “il tempo di arrendersi ed io

  1. Il problema credo sia nel capire che questo tuo ‘non riuscire a fermarti’ sia veramente finalizzato ad un obbiettivo che vuoi raggiungere, o se piuttosto sia un ‘non fermarsi mai’, un darsi sempre nuove mete, nuovi obbiettivi, nuovi ‘pungoli’… che certo, forse male non fa, ma finisce credo per far vivere in un perenne stato di ansia, di attesa… il che poi bisogna vedere se sia positivo. Prendersi delle pause, far sedimentare, guardarsi attorno e prendere magari atto dell’aver fatto tutto quanto si poteva, restando in buona coscienza con se stessi, credo sia a volte necessario…

    • Crimson, qui è decisamente finalizzato ad un obbiettivo.
      Per sedimentare… credo dopo non troverei la forza di ripartire. Quindi: o continuo ancora a spingere a mille, oppure abbandono tutto e ciao: “we have come too far to stop now” riassume bene la questione.

    • guarda, dopo aver assistito in diretta streaming alla direzione PD che ha approvato il suicidio del partito, mi sento molto in vena di mollare tutto…

      • Non ho seguito, perciò sulla vicenda non posso commentare, ma se tu non hai mollato finora, che di motivi ce n’erano a bizzeffe…
        Comunque non mi sembri il tipo che se molla, molla per sempre. Da quel che scrivi, e non solo qui e oggi, sembri alimentato da ideali sinceri e giuste prese di posizione. Prenditi un po’ di tempo, non decidere così, a caldo.

        • In realtà il post si riferiva ad altro.
          Ma, politicamente parlando, “trombare” Letta per mettere al suo posto Renzi a fare le stesse cose è per me una goccia che fa traboccare il vaso.
          Credo, politicamente parlando, di aver ingoiato troppi rospi troppo a lungo, sperando che prima o poi le cose cambiassero.
          Questo, per me, è veramente troppo. Intanto venerdì ci sarà assemblea provinciale. Saranno cazzi amari.

          Quanto al continuare, magari in altro modo: “domani poi ci penserò, semmai”, come cantava Guccini. Magari in altro modo.

  2. Pingback: Maledetto Carl Lewis | i discutibili

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: