San Valentino senza Valentino

Devi veramente essere preso da questo partito“, mi dice A. in skype mentre il neo segretario regionale termina il suo intervento ed io parlo con lei, all’altro capo del mondo, fuori dalla porta.
Devi esser veramente preso, per esser lì il venerdì sera…“.
No, le rispondo: “Sono talmente preso che sono qui il venerdì sera di San Valentino“.

Avrei avuto altro da fare? Hm, sì, no forse. 42.
Non era la domanda corretta.

Non ho mai avuto particolare passione per San Valentino.
Intanto, non ho mai capito l’urgenza di dover comunicare il proprio amore in una data precisa, cose se vi fosse una scandenza e domani le cose fossero già passate e dimenticate. Da buttare.
Poi, mi ha sempre infastidito tutta la retorica che vi gira attorno.
Mi ha sempre messo in imbarazzo, pensare che ci fosse una sorta di big bang, di giorno perfetto per sputtanarsi dinnanzi al mondo intero.
Infine, credo che se uno voglia dire “ti amo“, lo possa e debba dire ogni giorno.

Comunque, ieri ho passato un bel San Valentino. Veramente.
Ho lasciato per un giorno, nel giorno più scontato, da parte ogni pensiero per Asja e mi son concentrato su altro.
Sarà che mi sentivo sentimentale…. Ma ne ho approfittato per parlare con un pò di amici e amiche che non sentivo da un pò.
Ne ho approfittato per dire a G. di andare dalla sua bella, metter su una canzone di Janis Joplin e ballare con lei fino all’alba. E magari per dirle pure che l’ama. Sapevo che non avrebbe potuto, ma gliel’ho detto lo stesso. E so che avrà fatto qualcosa di speciale, qualcosa di bello. E son contento per lui.
Ne ho approfittato per dire a mia sorelladimadrediversa V. quanto le sono grato perché c’è, perché non c’è, perché ascolta le mie cazzate, perché ha sempre una parola, perché va e perché torna, perché mi parla. Perché in fondo, dopo anni, è rimasta l’unica. Glielo ripeto ogni volta quanto le son grato, ma ogni volta sembra una frase di rito… buttata lì perché dovuta dopo tutto quello che fa per me. Così, ieri, ho pensato di farlo gratuitamente. Se lo merita. A lei non ho detto di passare un buon San Valentino col su ragazzo, so che ci ha pensato da sola, lei.
Ne ho approfittato anche per suggerire ai colleghi di fare cazzate, ieri sera: prender la macchina, guidare trecento kilometri e presentarsi da chi di dovere. Perché ogni tanto le cazzate vanno fatte, in grande stile.
Ne ho approfittato per chiamare A. in skype, per sentirla dopo mesi, chiederle come va, dirle come sto, ascoltare i suoi problemi, i suoi progetti, le cazzate del suo ragazzo. Le ho detto quanto sia stato stupido, perché questo andava detto e credo sia servito dirlo da parte di qualcuno che non ne capisce nulla, ma un minimo di tatto lo conserva. Le ho detto tanto e le ho detto di tenere duro. Forse è poco, ma poco è meglio di nulla. E quando si vive a centinaia di migliaia di kilometri di distanza, poco può esser tantissimo. Poco può essere una telefonata in skype la sera di San Valentino quando sei sola e una birra condivisa in chat ti ricorda che sotto sotto non lo sei.

Certamente, tante di queste cose avrei potuto dirle, farle meglio. Ma intanto le ho dette, le ho fatte. E son contento così.
Sentimentali, per un giorno. Che se non fossimo prodotti romantici, non saremo niente. E allora, un giorno ogni tanto, vale la pena tirar fuori questo sentimentalismo che alberga in tutti noi, per quanto sotterrato.

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