recensione 32: Paranoia (la follia che fa la storia)

Sapete che ogni tanto mi imbarco in qualche lettura “leggera leggera”. Qualche piccolo saggio in materie di cui non conosco nulla, ma che mi aiuta a tenere il cervello acceso.
Devo dire, per inciso, che in questo mi aiutano molto le recensioni de Il Venerdi di Repubblica, che non di rado scova dei libri veramente interessanti.

Questa volta, è toccato a “Paranoia – la follia che fa la storia” di Luigi Zoja, psicanalista italiano già laureato in economia.
Praticamente, ho cominciato a citare questo libro sin dalle prime pagine. E la lettura, nonostante l’assenza di conoscenze pregresse sul tema che si preannunciava ostico, è stata veramente rapida e gradevole: sono riuscito a completare le oltre 400 pagine in poco più di un mese. Non male, visto che normalmente riesco a leggere solo nella mezz’ora di tragitto in treno per andare a lavoro la mattina.
Nota positiva: il libro è tanto avvicente da avermi spinto a leggerlo in ogni istante, compreso quando viaggio in autobus (cosa non sempre agevole, anche perché sottolineare e glossare il testo -cosa per me imprescindibile- in bus non è affatto comodo).

Già il sottotitolo dice molto sull’opera: la paranoia, in senso clinico anche se non estremo, come forma di patologia (“lucida follia”) non grave è stata fra i fattori storici più determinanti di molti avvenimenti.
Zoja argomenta come un sostrato potenzialmente paranoico sia presente in tutti gli individui e, in special modo nelle masse (detto fra noi, comincio a domandarmi se sotto sotto non lo sia un pò anche Renzi…). Così, presente alcuni elementi psicologici riccorenti: un assunto granitico di base, la circolarità degli argomenti, l’apparente razionalità, la fretta, la sindrome diparanoia accerchiamento…
Molto interessante l’intrepretazione che Zoja ne dà, come proiezione all’esterno di una dualità che viene negata nel proprio io, come incapacità di autocritica e proiezione sull’altro di ogni possibile colpa.
Elementi che, per inciso e senza modestia, avevo in qualche modo intuito in un mio vecchio post.
Così, non sorprende che alcune dichiarazioni di fondo dei leaders paranoici (questa è di McCarthy, il padre della “caccia alle streghe” negli anni ’50 in USA) ci assomiglino tutte, pure con leggere sfumature di contesto.

Gli esempi storici più semplici vengono immediatamente alla mente: Hitler e Stalin. Ma anche Pol Pot. E, naturalmente, le masse che “infettate” seguirono questi leader. Ed i massacri che ne seguirono.
Ma anche leaders democratici come Harry Truman (pensate alla decisione di sganciare l’atomica sul Giappone), Woodrow Wilson o Berlusconi (che Zoja menziona solo in una nota a piè di pagina, ma è facile di ritrovare in tutto il discorso).
Tutti personaggi estremamente convincenti, spesso carismatici.
La paranoia, infatti, si rivela un potentissimo strumento di morte, oltre che di manipolazione politica.
Uno strumento estremamente coinvolgente e persuasivo, emozionante. Un vero e proprio “piano inclinato” che infetta le masse e rende difficilisso per i pochi rimasti sobri invertire la tendenza in atto.
I casi non mancano: dalla colonizzazione del continente americano (nelle diverse forme a Nord e Sud: straordinario l’esempio del “requerimento” dei conquistadores), alla guerra ispano-americana; dalla conquista USA delle Filippine sino alla Prima Guerra Mondiale e all’assurda corsa “ai treni” che scatenò il conflitto (straordinarie, visto che celebriamo il centenario della guerra, le pagine che ricordano quegli incredibili giorni d’agosto quando tutta Europa era presa dal mito di un “primo attacco” decisivo -sul modello di von Clausewitz- ed incapace di interrompere lo scivolare nella guerra). Questo senza dimenticare, ovviamente la Seconda Guerra Mondiale: consiglio in particolare la sezione relativa all’atteggiamento dei Giapponesi e Americani -in copertina– nel Pacifico o quello sui bombardamenti americani e britannici -criminali e demenziali- delle città (basti ricordare qui che aumentò esponenzialmente quando giapponesi e tedeschi erano ormai sconfitti -perché la “macchina” era troppo avviata- e che le città italiane si salvarono rispetto a quelle tedesche solo perché costruite maggiormente in pietra, quindi “meno efficienti” come obbiettivi).
Straordinario quando cita la dissenting opinion del giudice Pal al Processo di Tokyo.

In questo, è particolarmente interessante il paragone fra la guerra, altra grande forma di emozione collettiva, e la pace, il cui mantenimento è lavoro quotidiano, minuzioso, spesso noioso.

Zoja, inoltre, analizza accuratamente anche il contributo dei media nell’alimentare la paranoia (straordinario sin dalla guerra ispano-americana con la yellow press); l’impiego politico della stessa e le differenze nella sua diffusione in dittatura ed in democrazia.
Unica pecca, forse, il non essersi potuto spingere -per evidenti limiti di spazio- all’analisi di casi più recenti.

Sarebbe effettivamente difficile, se non impossibile, riassumere la complessità e la ricchezza di questo libro in poche righe. Quello che posso dirvi è che questo libro vale assolutamente un pò del vostro tempo e della vostra attenzione. Che vi interessiate di psicologia, di patologie psichiche, di democrazia o genocidi, del comportamento delle masse… ciascuno di questi temi è una valida ragione per leggere il testo di Zoja.
Qui un’altra recensione e commento.

Bellissimo il capitolo conclusivo su Otello e Iago.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

5 thoughts on “recensione 32: Paranoia (la follia che fa la storia)

  1. Quelli che leggono i saggi in autobus non so se mi fanno più attrazione o repulsione. Invidia sicuramente, li guardo distanti, così diversi da me. Dopo troppi anni di monopolio della psicoanalisi mi son concessa la narrativa, e di psi leggo meno di una volta, più di tecnica e meno di teoria, ma pochino, lo ammetto. E poi se non c’è almeno un adolescente incendiario, il libro mi annoiaaaaa.

    • Mannaggia, mi stavo dimenticando di questo commento… chiedo perdono!
      In verità, ti dirò che ad un certo punto quando vedevo quelli che leggevo in autobus ed io giocavo con l’ipod mi son detto: voglio essere come loro. E visto che in metrò riuscivo a leggere, ho deciso che potevo fare lo stesso anche in bus.
      Altrimenti, non avrei praticamente più tempo per farlo. E allora devo.

      Agli adolescenti incendiari ancora non mi sono appassionato….

      Comunque, se ti capita e non ti ripugna tornare sul tema, te lo consiglio davvero (detto da me….)

  2. Leggere è il miglior Brain Training si possa fare. Io adoro leggere libri su argomenti di cui non so molto. Riguardo a “Paranoia” devo dire che mi ha affascinato la costante carismatica dell’individuo paranoico… forse è così perchè in qualche modo un paranoico al potere riesce a fare leva sulle paure insite in ognuno di noi? Certo che anche ai giorni nostri purtroppo gli esempi non mancano (compreso B, che meriterebbe un libro tutto a parte più che una nota).

    • La componente carismatica ha affascinato molto anche me e devo dire che vi ho trovato una plausibile spiegazione nel libro, per esempio a) nella coerenza, b) nelle risposte semplici, c) nei successi che i leader paranoici ottengono.

      Oltre a B, io aggiungerei anche G.

      Grazie del commento!

  3. Pingback: All in | i discutibili

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