cercando il luogo di una vita 2, mezza risposta o forse update

Curiosando per il blog mi sono ri-imbattuto in un mio vecchio post nel quale ragionavo sul “luogo” della vita.
Credo che molte di quelle considerazioni siano ancora attuali, ma vorrei provare ad aggiornarle, ad aggiungervi quacosa… forse una risposta o forse un semplice pezzetto in più.

Ora, lo so che non ho il diritto di dire quel che sto per dire. Non ne ho il diritto perché è una riflessione che tira in ballo altre persone (un’altra persona) che di tutto ciò non sa nulla (almeno, non in questo modo) e che certo avrebbe molto da obiettare se lo sapesse (molto, ma in fondo le sue obiezioni sono una delle cose più positive che potrei immaginare a riguardo).
Ma non posso fare a meno di… esplicitarlo, perché in fondo negli ultimi giorni è proprio questo che son giunto a pensare.

Comunque, scrivevo:

Eppure non c’è nulla che mi tratterrebbe qui, in qualche modo è come se non ci fosse un futuro.
Almeno, non il futuro che vorrei.
Certo, un dato non secondario è che non ho né una famiglia mia qui, né legami affettivi così stringenti (un amore dal quale non potrei mai separarmi, ecco). Questo mi costringerebbe a ripensare il mio futuro, la sua collocazione e le sue prospettive

Sebbene abbia appena inviato un’application per un lavoro in Indonesia, oggi farei fatica ad andarmene.
Almeno, farei fatica ad andarmene come pensavo in passato: senza la prospettiva di tornare.

In quel primo post, anni fa, citavo un’amica che diceva “home is where the heart is” e il punto, molto semplicemente e senza tanti sofismi o ghirigori filosofici, è semplicemente questo. “Casa” è dov’è il cuore.

Così, ad oggi, non sento ancora di essere legato a questo luogo come “casa”, ma sento che mi costerebbe tantissimo lasciarlo ora. Troppo, forse (per quanto, senza dubbio, tutto guarisce). Le cose vanno come vanno, ma -ad oggi- non mi sento di lasciarle andare. Forse è stupido. Molto probabilmente lo è. Ma è così.
Ma sento che se partissi domani per non tornare lascierei qui qualcosa. “Qualcosa”. Oggi, se partissi, sentirei di lasciare qui qualcosa che non voglio lasciare. Sentirei di tagliare un filo che non voglio tagliare.
A dirlo francamente, sento che lascierei qui un pezzo di me… Scusate la smanceria.
Così semplice.

Ecco, per tornare al discorso che facevo in quel vecchio post, direi che oggi il mio “luogo” è qui. O, comunque, non troppo distante da lei.
Qualunque sia questo “qui”, questo luogo, ha poca importanza. Potrebbe facilmente essere dall’altro capo del mondo, purché non sia distante da lei.

E’ un discorso terribilmente stupido. Lo so e lo odio.
E’ stupido perché obbliga e lega solo me. Mi lega a qualcosa cui non vorrei esser legato, come questa città, questo paese, questa regione. Ma mi lega e mi stringe e non riesco a liberarmene. Mi lega in un modo che più stupido non potrebbe essere, perché mi lega “al vento”, al nulla.
E lega solo me, per cui lei potrebbe domani partire e non tornare mai più senza che io ne sapessi nulla, che potessi reagire (ah, cosa darei perché mi si desse almeno la possibilità di reagire)… E, nel legarmi, mi preclude e fa scivolar via tante possibilità, tanti desideri che fino a poco fa erano vivisissimi.

Ricordo che anni fa, in un’altra città, in un’altra epoca della vita, mi trovai in una condizione simile. Anzi, simile e diversa: c’era Christin a pregarmi silenziosamente di non partire, di trovare un modo per restare. Avrei potuto. Avrei voluto. Mi sentivo legato a lei, ma forse non così legato come mi sento oggi, che è un’assurdità, un’idiozia incredibile. Ma ero troppo giovane per capire cosa comportavano le mie scelte, mi pareva tutto facile e che tutto potesse sopravvivere ai kilometri che l’aereo metteva fra noi. Lei, invece, lo capiva.
Una situazione simile, dico, perché certamente lei si sentiva legata a me. Ed io a lei. Ma una situazione differente, perché non avevo ancora capito l’importanza della co-esistenza, dell’essere nello stesso luogo.
In fondo, non c’è “concentrazione” più importante di questa. Di quella che concentra nello stesso luogo due persone altrimenti distinte, separate, distanti.

Mesi fa, discutevamo su i discutibili e altrove di cosa vuol dire amore… Non posso dire di aver trovato una definizione (un’altra), anche perché questa si presta a troppe forzature.
Ma, perlomeno, credo sia parte della sua comprensione.

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