una regione smarrita

Ideale continuazione della recensione del film “piccola patria è questo post On the eve of the European elections italians contemplate local sovereignity (anche qui) che guarda ai problemi del Veneto da una prospettiva europea.
Come dicevo già nella recensione, potremmo parlare di una regione smarrita, alla ricerca di sé stessa, di un nuovo senso.
Un senso che si è andati perdendo già da molti danni in una sorta di fil rouge che unisce il “miracolo economico del Nord-Est” fino alla recente crisi economica.

Il filo rosso dell’illusione economica, prima, di quando si è pensato che i soldi (facili) potessero essere la risposta principale alle questioni sociali, di quando si è arretrati nell’individualismo ed in modello economico da “piccolo è bello” troppo fragile, è lo stesso filo rosso della crisi economica. Solo che la crisi ha messo in luce tutta la debolezza di questo sistema.

Così -è esperienza di tutti i giorni- si è pensato di poter rispondere alla crisi tornando “alle vecchie sicurezze”, sperando di trovare in esse ancore cui aggrapparsi.
Vecchie sicurezze che nel frattempo si erano perse: la solidarietà povera e contadina che una volta caratterizzava (anche) queste terre, è stata soppiantata dai capannoni e dall’arrivismo dei self-made man.
Così, invece che un ritorno alle origini, si è prodotta una distorta esacerbazione di alcuni tratti identitari. Un’esagerazione che, logicamente, si è poi trasposta in xenofobia, paura degli immigrati e miti di “sovranità veneta” da riguadagnare come una sorta di “paradiso perduto”.
Nessuna sorpresa, dunque, che fra il movimento siciliano dei forconi e l’indipendentismo veneto vi sia stata una saldatura tanto forte, semplice e immediata. In fondo, erano due faccie della stessa medaglia: quella dello smarrimento.
Quella di una comunità frantumata e mai ricomposta.

Perché -come mostra benissimo il film di Rossetto “Piccola patria“, dove si inseriscono gli schei, difficilmente si riusciranno a mantenere in piedi i legami personali che tengono viva e solida la comunità.
Ivi inclusa l’amicizia.

Se “Piccola patria” guarda a questo smarrimento come un’introversione, “una psicanalisi collettiva” scrivevo, l’atteggiamento di molti veneti verso le imminenti elezioni europee è lo facciata esterna di quella stessa crisi.
Se da un lato cresce la xenofobia e la volontà (l’illusione) di staccarsi dall’Italia, dall’altro ci si rinchiude del mito del “piccolo è bello” anche in chiave politica, rifiutando il processo di integrazione europea in nome di un (mitico ed irreale) benessere locale.
Un localismo che -teoricamente- dovrebbe consentire di recuperare sia prosperità economica, sia sovranità politica. Due strumenti grazie ai quali tornare a prosperare.

Ma, come scritto, è una prospettiva irrealistica ed errata.
Irrealistica ed errata perché omette di considerare molti dati: omette di considerare, come riconosce la stessa presidentessa degli industriali veneti, che la nostra regione manufatturiera importa almeno altrettanto (se non di più) di quando esporta. E, dunque, una moneta svalutata comporterebbe più danni che benefici.
Omette di considerare il contributo dato dall’Unione Europea alla tutela di diritti fondamentali, come l’ambiente, la sicurezza sul lavoro, la sicurezza alimentare, la sicurezza dei prodotti….
Omette di considerare che la concorrenza basata tutta sul prezzo e non sulla qualità del prodotto uccide le nostre eccellenze, perché i cinesi lo potranno sempre fare meglio.
Omette di considerare come il “piccolo è bello” ha ucciso l’industria, impendendo una seria ricerca e sviluppo, impendendo un marketing globale e efficace. E trovato come unico o principale strumento di profitto l’evasione fiscale.
Omette di considerare che la nostra -qualificatissima!- classe politica veneta sta per farci perdere milioni e milioni di fondi strutturali dell’UE, per la sua incapacità di programmare come utilizzarli.
Omette di considerare come i vincoli “imposti” dall’Europa non sono limiti, ma opportunità.

Opportunità di una sfida che non vogliamo raccogliere, convinti di poter continuare a fare come facevamo decenni fa.
E, allora, continuiamo a guardare indietro -senza accorgerci che invece i tempi sono già cambiati-, illudendoci che il modello di decenni orsono possa essere ancora quello del futuro. In modo anacronistico.

Ecco, a conti fatti, anche questa fantasia, questo mito del “superVeneto” libero, solo e forte (quasi una reviviescenza dell’autarchia mussoliniana), si rivela illusorio.
Non mi stancherò allora di ripetere quando ha ben detto una giovane e brava candidata alle prossime elezioni europee, Elly Schlein (già animatrice di #OccupyPD contro la bocciatura di Prodi a Presidente della Repubblica): “l’unica prospettiva per recuperare sovranità è a livello europeo“.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

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