cercando il “territorio”

Chi mi legge sa che appartengo ad un partito che per anni ha fatto del “recuperare il contatto col territorio” la sua questione principale: stupiti dei risultati elettorali altrui, abbiamo creduto che questo mitico “territorio” fosse la chiave per tornare a vincere.
Così mi vendettero anni fa l’elezione di un certo Penati alla provincia di Milano.
Eppure, ci guardavamo intorno ed eravamo sempre gli unici costantemente presenti nelle piazze e all’ascolto dei cittadini… Eravamo gli unici, seppure in ritardo, a sostenere i referendum sull’acqua bene comune. Eravamo (e siamo) gli unici a pensare ad un altro modello di sviluppo per i nostri paesi. Eravamo (e siamo) gli unici a porre il tema del dissesto idrogeologico.
Se non è territorio questo!

Poi sono arrivate queste elezioni europee e, forse, ho capito. Qualcosa.
Il “territorio” è una bufala. Il “territorio” è una presa in giro, l’ultima risorsa di chi non sa a cosa aggrapparsi, di chi non ha idee, visioni, progetti.

A marzo lanciammo con alcuni amici un’iniziativa molto provocatoria e potenzialmente dirompente: che le candidatura per le elezioni europee venissero presentate nei circoli e lì discusse prima di essere approvate.
Non chiediamo primarie“, abbiamo scritto. Chiedevamo solo che un partito tornasse a fare il suo lavoro di partito: a discutere con gli iscritti, ad ascoltare, a condividere.
Abbiamo raccolto molte sottoscrizioni, non sono nella regione ma anche fuori. Ovviamente, siamo rimasti inascoltati.
E le candidature per le elezioni europee sono state decise dalle segreterie nazionale e regionali, in un gioco a tavolino per comporre tutte la parti in tavola: correnti, provincie… Così, ce le siamo trovate pronte e servite.
Così, ci siamo trovati tre ex-ministri: De Castro, Kyenge, Zanonato; competenti, non ne dubito, ma chi a fine corsa, chi difficilmente spendibile nel “territorio”. Ci siamo trovati un’onorevole (Moretti); un ex-presidente della regione (Frigo), ormai logoro nel pubblico per i troppi anni di esposizione politica. Oltre a eurodeputati uscenti, un sindaco, un ricercatore universitario, un consigliere regionale ed un consigliere comunale.
Devo dire che fra essi vi sono anche persone di indubbia competenza, persone che sarò ben lieto di votare domenica.
Mixati con persone che -a mio giudizio- trovo di dubbia qualità.

Così, nelle giornate successive alla formazione della lista, dai vari organi regionali è partito il messaggio di sostenere “i candidati del territorio“: a Padova impera Zanonato e -meno- Frigo; a Treviso, Zanoni; a Verona, Vantini; a Vicenza, Moretti….
Ogni provincia il suo (i suoi), in una dispersione di voti che ovviamente favorirà chi è già più forte di per sé.
Ma, soprattutto, in un ragionamento che blocca in origine ogni confronto sulle idee, sui programmi, portati avanti dai singoli candidati: dobbiamo sostenerli, perché sono del territorio!
perché ci serve un collegament col territorio“.

Eppure, immagino avrete capito, io guardo questi candidati e trovo che molti di essi, in fondo, non siano i migliori della lista. Di alcuni, anzi, trovo che non siano proprio qualificati per l’alto ruolo che invece li aspetterebbe in Europa.
Ma dobbiamo sostenerli perché sono del territorio!

Scusate, non ci sto.
Non son disposto a privilegiare il “territorio” a scapito di programmi, idee, principi ed azioni che incideranno pensantemente sul futuro dell’Europa.
Il primo a cadere, è stato Frigo: politico “di lungo corso”, che ha coperto tutte le cariche possibili ed immaginabili (presidente della provincia, presidente della regione, ora eurodeputato). Già cinque anni fa ci domandavamo esterrefatti e preoccupati: “ma dovremmo dire di votare ancora Frigo? La gente non lo sopporta più, ancora lui” e cinque anni dopo siamo al punto di partenza. Non ci sto.
Il secondo, è stato Zanonato: sarà pure forte a Padova e rappresentativo della provincia, ma è portatore di una visione economica ed ambientale troppo lontana dalla mia.
Il terzo (ma era già partito male), è stato Zanoni: si presenta come “ambientalista”, ma la sua idea di ambiente è puramente opportunistica, illogica e populista, arrivando persino ad esser dannosa (sostenendo nimby o proposte demenziali come qualificare il digestato come “rifiuto”).
Più rifletto sulla questione, più mi convinco che il “territorio” sia una scusa per non affrontare temi politici veri.
Poi vi era Alessandra Moretti, un’altra deputata la cui visione del mondo non mi persuade. E mi fermo qui.
Infine, vi era un sindaco veronese: Vantini. Renziano, che pareva nessuno dovesse sostenere (non è esattamente “territorio”). Ma, chissà come, è apparso con forza sui nostri radar. Allora, forse, non è tutta solo questione di “territorio”…

Dovessi ragionare così -basandomi solo sul “territorio”-, avrei un candidato compaesano.
Probabilmente il peggiore immaginabile!

Perché il territorio è un prerequisito dell’azione politica e, se si riduce alla sua principale ragione, è l’evidenza di una carenza profonda.
Se una politica parla di “territorio” senza riuscire a riempirlo di contenuti, parla a vanvera.

10262136_10203528803077569_8658898296816404577_nAllora (mi dispiace?), stavolta non voterò per il mitico “territorio”: voterò per la politica che voglio. Voterò per le idee in cui credo, per la visione del mondo e del territorio che più mi convince.
Voterò, per chi dovesse interessare, per una brava ragazza che ha animato la protesta di #OccupyPD dopo l’infamia di Prodi; che porta avanti le mie (le nostre) idee sull’ambiente, sui diritti civili, sulla giustizia sociale e sull’Europa; e che si è fatta questa campagna elettorale #slowfoot, girando a piedi o in bici le quattro regioni della circoscrizione elettorale: Elly Schlein.
Perché questo è territorio!
E, assieme a lei, voterò un amico, che condivide l’impegno per un’ “Europa bene comune“; una persona di indubbia competenza e di grande respiro internazionale: Andrea Pradi.
Due fra i soli cinque candidati del Partito Democratico ad aver aderito alla campagna “riparte il futuro” per la trasparenza.
Lei di Bologna, lui di Trento. Eppure, son certo che se domani avessi bisogno di un contatto per il “territorio” in Europa, loro ci sarebbero.

Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

6 thoughts on “cercando il “territorio”

  1. Il paradosso è chiaro: rappresenteranno il ‘territorio’, ma non ne sono espressione, in quanto calati dall’alto… e si che di strumenti ce ne sarebbero: oggi la rete offrirebbe strumenti di discussione e confronto aggiuntivi agli incontri di persona, per forza di cose brevi e spesso non sufficienti…

  2. Concordo col rifiuto di una versione in certo modo metafisica del “territorio” (versione data proprio dall’uso opportuno delle virgolette), come fu per il “popolo”, la “patria” ecc. ecc.
    Pesare in concreto non significa pensare in piccolo.

  3. Pingback: riflessioni sparse sul voto | redpoz

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