città assurda, città strana

aka: Impressioni di un “nordico” a Roma

Questo fine settimana ho fatto una vera e propria zingarata: sono partito per un giorno ed una notte a Roma.
Non so esattamente cosa mi è preso… un’amica passava di là ed mi ha buttato l’idea: non conosceva esattamente la geografia italiana e non sapeva che sono più di tre ore di treno alta velocità da dove abito. Ma ormai il danno era fatto.
Va così, con gli amici. Specie con quelli che non vedi da tempo.
Specie con le amiche.
Dunque, dopo qualche tentennamento, sono partito.

Premessa: le riflessioni sul mio soggiorno nella Capitale sono solo spunti di riflessione, comparazioni con l’esperienza quotidiana “a nord” e non vogliono in nessun modo essere giudizi. Che, peraltro, non avrebbero senso.

La prima constatazione è, inevitabilmente, legata alla straordinaria bellezza di Roma: arrivare sul Lungotevere all’imbrunire, passare davanti Castel Sant’Angelo e cominciare a perdersi per le strade del centro storico ha effettivamente un fascino, una bellezza ineguagliabili.
Insomma, neanche Parigi.

Seconda constatazione: a Roma gli autobus non hanno orario.
Come, come, come?
Avendo ormai realizzato che la distanza che ci prospettavamo non era fattibile a piedi nel tempo desiderato, decidiamo di prendere la metro.
Metro che, e lo trovo sinceramente scandaloso per una capitale europea nel III millennio, con sole due linee copre pochissima parte della città.
Dunque, autobus e poi metro: arrivati alla fermata, non vi troviamo l’orario. Chiedo allora ad un passante, che spero esser del posto il quale -con tutta la naturalezza del mondo- mi risponde che “a Roma gli autobus non hanno orario“. Ahn però! Giustamente, la mia amica (tedesca) pensa immediatamente: “lo faranno per non aver lamentele in caso di ritardi…“. Ha capito tutto, la ragazza.
Sarà che la mia idea di “servizio pubblico” è un pò differente, ma credo che se scegli non mettere orario, devi almeno provvedere ad un servizio di autobus che abbia una frequenza pazzesca. E non è proprio così.

Terza constatazione, sopra le terrazze, dalle Scuderie del Quirinale.
Non c’è che dire: Roma è veramente una città incredibile. Assurda, verrebbe da dire.
Osservare le case del centro storico, in una prospettiva ininterrotta che attraversa “il cupolone” fino ai colli in lontananza, e vedere le stesse alternarsi o affacciarsi direttamente sulle rovine imperiali… bhè, è una cosa da lasciare senza fiato.
Ancor più senza fiato lascia pensare che anche oggi quelle case sono abitate. Insomma, come dicevo alla mia amica passeggiando per i Fori Imperiali: in qualsiasi altra città del mondo, un’area archeologica così vasta sarebbe diventata un museo a cielo aperto (un pò come Pompei). Ma a Roma no: a Roma, vita e storia si intrecciano in un flusso ininterrotto, costante.  Il che è, al contempo, “assurdo” e bellissimo.
Assurdo perché sia la vita quotidiana, sia le vestigia passate ne risultano trasformate (a volte in positivo, a volte in negativo), in un quadro cangiante, stratificato e molteplice.

Quarta constatazione: il turismo, che danno.
Ho sempre nutrito forti sospetti verso il turismo di massa, ma la vista della Fontana di Trevi letteralmente assediata dai turisti mi ha ulteriormente confermato sospetti e timori.
Capisco che per molti sia un’occasione unica per vedere il celebre monumento. Ma mi domando non di meno che senso abbia, che piacere possa dare, il camminare accalcati nella folla riuscendo a mala pena ad intravedere poca parte della celebre fontanta.
Capirei se a Roma non ve ne fossero altre di altrettanto belle….
La mia impressione è che si sia creato un “mito” non troppo giustificato attorno a certi monumenti e che, di conseguenza, il turismo di massa li sfrutti al massimo, a danno della bellezza complessiva di un luogo e persino degli stessi turisti, cui viene venduta un’esperienza “magica”, ma di pessima qualità.
Non sarebbe forse meglio evitare la Fontana di Trevi e godersi qualcuna delle altre, meno note ed altrettanto affascinanti, presenti in città? Magari. Ma immaginate dopo il ritorno a casa, tipo a New York, e le domande “allora, hai visto la Fontana di Trevi?”. E cosa si potrebbe rispondere? E’ diventato un must….

Quinta constatazione: Eataly, ovvero il trionfo del consumismo.
Come molti, anche io sono stato colpito dal fascino di Eataly ed ho deciso di andarlo a vedere e -magari- farvi qualche succulento acquisto. Ne avevo un bel ricordo da Torino, come una bella raccolta di prodotti tipici ed unici.
Invece, a Roma l’impressione si è tristemente rabaltata (e non certo per Roma, ma proprio per l’idea stessa di Eataly): di fondo, si tratta di importare il modello americano dei supermarket luccicanti e splendenti ed applicarlo ai prodotti alimentari italiani.
Pure con qualche caduta di stile: trovare esposti prodotti decisamente commerciali è stata una vera delusione.
Ma il concetto rimane: Eataly non è solo (o non principalmente) la celebrazione del buon cibo selezionato e reso facilmente accessibile a tutti, quanto quella del commercio e del consumismo ai loro massimi livelli: basta passare dinnanzi alla frutta, ordinata e luccicante per rendersi conto che non vi è alcuna differenza (almeno non visibile) con quella che troveremo in un altro supermercato, salvo l’esposizione allettante.

Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

12 thoughts on “città assurda, città strana

  1. Da romano, le tue constatazioni mi sembrano perfettamente sensate: è vero, perdersi nel centro di Roma (lo faccio anche io, specie d’estate); è vero, due linee di metro sono poche… la terza, chissà quando l’avremo… io ho sempre sostenuto la creazione di un rete capillare di tram, che funzionerebbero come una rete metropolitana di superficie: dove sono stati fatti le conseguenze positive sono state sensibili: il problema è che le rotaie tolgono spazio alle auto… i ‘mezzi’ come li chiamiamo noi, passano quando gli va; non raro che dopo mezz’ora di attesa, ne passino due insieme della stessa linea: disorganizzazione che non stupisce, dato che da decenni l’azienda del trasporto pubblico viene usata come ‘serbatoio’ di assunzioni clientelari. L’assedio dei turisti può essere nefasto, concordo; specie in certi luoghi – simbolo… Eataly l’ho rifiutata per principio: come se a Roma non esistessero posti dove mangiare bene e a buon mercato o come se nei mercati di quartiere non vi fosse frutta di buona qualità… vai da Eataly e paghi soprattutto il ‘brand’, il fatto poi di poter dire ‘ho mangiato lì’, magari avendo la fortuna di incrociare qualche vip…

    • E’ una soluzione drastica, sulla quale però concorderei anche io… diciamo che Marino avrebbe un’idea simile, almeno per l’intera area archeologica… certo, a giudicare dal casino che si è sollevato per la sola pedonalizzazione di via dei Fori Imperiali (ottima idea, ma applicata forse un po’ male nella tempistica), dubito ci si arriverà mai…

        • Marino ha fatto indubbiamente bene, solo forse volendo dare l’idea di un piglio ‘decisionista’, ha accelerato un po’ troppo i tempi… il provvedimento venne preso in estate, ma poi col ritorno dalle vacanze a settembre ci furono un paio di mesi un filo caotici; adesso comunque le lamentele sono diminuite…

  2. Anch’io ricordo come un incubo l’attesa dei bus a Roma… e confermo: mezz’ora di “deserto” e poi due bus della stessa linea contemporaneamente !

    Però che città splendida !

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