Questione morale for dummies

La questione morale è la questione centrale della sinistra“, dice Lui.
E continua: “La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell’Italia d’oggi, fa tutt’uno con l’occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano…“.

Cos’è la questione morale, domando io?
La questione morale è applicare per primi e soprattutto a noi stessi le critiche che indirizziamo agli altri.
In tutte le cose, a cominciare dalle più piccole.

Fare autocritica, cercare i propri difetti, anziché occultarli. Cercali, scovarli e correggerli.

Questa, estremizzata, era una prassi comune nei paesi comunisti (ad esempio nella Kampuchea Democratica dei Khmer Rossi, dove le persone venivano sottoposte a lunghissime sessioni di “autocritica” per scovare i loro benché minimi difetti “antirivoluzionari”). Ora, io non rimpiango quel modello distorto e folle. Ma credo che dovremmo recuperare l’idea fondamentale di autocritica, preventiva.
Perché tutti sono in grado di pensarci dopo, a fatti compiuti, quando il danno (economico, civile, morale, politico) è già stato fatto.
E recuperare, è sempre difficilissimo.

Ma un’Italia diversa parte proprio da questo: dalla capacità di prevenire, anziché curare il malcostume ed il crimine.

Aggiornamento: a seguito di alcuni, giusti, commenti, credo sia opportuno precisare alcune questioni.

1) L’autocritica di cui parlo dev’essere tanto personale quanto “collettiva”. Ritengo, infatti, che il nucleo essenziale della questione morale sia l’idea per la quale chi condivide un’ideale o un programma politico debba essere il primo a criticare i comportamenti poco etici o legali dei propri compagni.
In questo senso, l’autocritica è collettiva: deve provenire da tutti. Sarebbe, d’altronde, fin troppo semplice se potessimo relegarla ad una questione individuale.

2) Su cosa si fonda questa autocritica? Qualcuno ha parlato di “un set minimo di valori civili“. Li dettaglierei anche meglio: sui comportamenti censurati dal codice penale, innanzittutto, e in secondo luogo (ma non meno importanti, anzi), sulle norme e principi condivisi dalla Costituzione.
E’ evidente, infatti, che senza un termine di paragone, l’autocritica non può avere alcuna efficacia.

Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

13 thoughts on “Questione morale for dummies

  1. in parte son d’accordo. in parte credo che sia anche mandatorio smettere di essere complici: bene l’autocritica ma non tutti sono responsabili, e chi non lo e’ abbia semplicemente il coraggio di non essere complice nel sostenere chi lo e’ palesemente.

    • Sono d’accordo. Non l’ho precisato solo perché a) lo do per scontato; b) perché non ne ho mai avuto l’occasione.
      Trovo inoltre che l’autocritica possa anche essere collettiva (anzi: in un partito deve esserlo) e, come tale, include anche il fatto di prender parola e denunciare eventuali misfatti.

  2. Diglielo a Marchese va, che oggi è il giorno giusto. Ma io aspetto, aspetto il giorno in cui andranno a prender Paolo Costa e allora farò una bella festa.

  3. Sono un fervido sostenitore del motto “l’ottimo è nemico del bene”. Non c’è dubbio che l’approccio dell’autocritica sarebbe vincente. Però a me basterebbe riconoscersi in un set minimo di valori civili. Il senso dello Stato, il rispetto della comunità, il rispetto delle leggi, il non perseguire sempre e comunque il vantaggio personale, la certezza della pena, lo stato di diritto.
    Se si riuscisse a puntare su questo, e a realizzarne un sottoinsieme, io sarei già molto contento.

    • Max, implicitamente, come per la risposta ad Adp davo per scontato che un “set minimo di valori civili” vi debba essere.
      E’ il prerequisito basilare dal quale può partire un minimo di autocritica, il prerequisito dal quale possono partire i nostri giudizi verso noi stessi e verso gli altri.

  4. Mi ricordo di una frase di Orsoni, ai tempi delle comunali 2010, quando disse, in sintesi, che moralmente Brunetta non era degno di diventare sindaco di Venezia…

    Neanche lui, a quanto pare…

    • Ti dico solo questo: per fortuna non l’ho mai incontrato e per sua -ben maggiore- fortuna, probabilmente non lo incontrerò.
      Perché se lo incontrassi, rischierebbe davvero grosso.
      Questo è il genere di comportamento che trovo inaccettabile.

  5. Sostengo da sempre che la nostra classe dirigente non è peggio della società civile. In questo senso concordo sul fatto che l’autocritica e la conseguente spinta a migliorarsi deve partire dal basso, dalla gente comune. Il problema italiano cioè, prima ancora che politico, è culturale.

    • Concordo con te, Rear. E ieri sera a “anno uno” Travaglio (a mio giudizio) cadeva grossolanamente in questo inghippo, cercando maldestramente di tirarsene fuori: ad una commentatrice che lo “accusava” di aver “sostenuto” Orsoni nel 2010 ha risposto che la tragedia della vicenda era proprio Orsoni che sin dalla campagna elettorale si faceva dare mazzette.
      Ma allora, non si rende conto Travaglio, che il problema prescinde dal PD ed è tutto nella figura dei soggetti (in questo caso, di Orsoni)? Oppure basta essere in campagna elettorale per diventare corruttibili?

  6. … partendo dall’autocritica da te proposta e abbinandola al commento di Rear si può aggiungere che ai singoli elettori incombe una responsabilità non indifferente, ma quasi mai evidenziata.
    Il voto, oltre ad individuare un soggetto ritenuto valido (in base alle informazioni in possesso in quel preciso momento) contiene anche un potere\dovere di controllo da parte di ogni singolo cittadino. Votare non significa solo ed unicamente delegare, ma comporta anche (e soprattutto) il dovere di controllare che il nostro eletto agisca in modo corretto, conformemente a quanto affermato o scritto. Comporta (o comporterebbe??) anche il dovere di riconoscere un proprio errore (tutti possiamo commettere errori) e porvi rimedio. Ma qui iniziano i guai … perché come dice Rear “…il problema italiano più che politico e culturale”.

    • Indubbiamente.
      Il che ci porta dritti dritti al problema del sistema per la selezione dei politici: in questo senso, un sistema maggioritario sarebbe il migliore… ma va bilanciato con le scelte politiche su alcuni temi specifici (rispetto ai quali cambiare idea, ovvero partito, è spesso difficile).
      E l’altra opzione, ovvero le preferenze, potrebbe essere adeguata, ma rischiano di tramutarsi in un’arma a doppio taglio in cui per farsi conoscere ed ottenere i voti i politici devono farsi pubblicità, quindi avere più soldi….

  7. Pingback: 11 giugno- ricordo di Berlinguer | redpoz

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