a onor del vero

Qualche tempo fa scrissi un post sul film “Half the skyl’altra metà del cielo, post nel quale parlavo soprattutto (fra i vari episodi presentati dal film) della storia di Somaly Mam e della sua organizzazione contro lo sfruttamento sessuale delle bambine in Cambogia.Somaly Mam 2

Somaly Mam aveva raccontato nella propria biografia “Road of lost innocence” di esser stata lei stessa vittima di abusi sessuali da bambina.
Celebrata, supportata e persino in qualche modo “amata” dalle star internazionali (fra le tante, Meg Ryan, Susan Sarandon e Hillary Clinton) per il suo impegno e l’attivismo contro lo sfruttamento sessuale, ora Somaly Mam stessa è al centro dello scandalo.
Scandalo, a seguito del quale si è dimessa dalla presidenza della fondazione da lei stessa fondata contro lo sfruttamento sessuale.

Somaly MamSecondo un articolo del settimanale Newsweek, le dichiarazioni della stessa Somaly Mam sulle violenze subite in gioventù sarebbero false.
Non è, ad onor del vero, la prima volta che Somaly Mam è accusata di aver “fabbricato” notizie su di sé o sul lavoro della propria fondazione (com’è possibile vedere dalla sua pagina wikipedia). Ma certamente, questa volta le notizie colpiscono al centro della sua stessa persona e figura pubblica.
Le prime notizie riguardo la “fabbricazione” e falsificazione di storie sarebbero state pubblicate già dal quotidiano cambogiano Cambodia Daily nel 2012. Non soprende, tuttavia, che siano passate sotto silenzio fino a che un giornale americano non le ha riprese: logicamente, lo star-system internazionale è più propenso a prestare attenzione a fonti “interne”, piuttosto che ad un giornale di uno sperduto paese del terzo mondo. Inoltre, è evidente che in Cambogia e per il governo di Hun Sen, Somaly Mam sia una figura scomoda… facile, dunque, immaginare sospetti che le notizie fossero orchestrate ad arte da una locale “macchina del fango” (il Washington Post ricorda che accuse simili furono rivolte anche a Rigoberta Menchu).
A quanto pare, non è così.
E certo questo fatto dovrebbe suggerirci qualche riflessione sulla qualità e sulla funzione dei media, locali ed internazionali.

Dunque, questo mio post è in primis per fare autocritica e per rettificare, almeno in parte, quanto scrissi tempo addietro.
Non credo di aver esageratamente celebrato la figura di Somaly Mam, tuttavia ritengo corretto precisare che scrissi cose inaccurate sulla sua vita.
Non però sulla sua attività e sul problema dello sfruttamento sessuale in Cambogia.

Sempre ad onor del vero, credo che alcune incongruenze nel racconto di Somaly Mam (come l’età delle supposte violenze o il riferimento al “nonno”) possano esser spiegate (in Cambogia non esiste un’anagrafe, soprattutto quarant’anni fa, efficente come nei paesi sviluppati; ed il concetto di “nonno” potrebbe essere impiegato latamente in famiglie allargate). Ma non cambia la sostanza del discorso.

Newsweek, a mio giudizio correttamente, pone sotto i riflettori i due lati della medaglia: “Ha fatto così tanto per molte persone, è davvero importante se parti della sua storia non sono vere?“.
Non so dare risposta: è un dilemma etico e pratico che ha molte implicazioni. Così, dall’altro lato della medaglia, il Washington Post titola: “perché dovrebbe dimettersi dalla sua fondazione?“.

Purtroppo, la verità è che ci piace sempre l’immagine -irrealistica- del cavaliere immacolato sul destriero bianco, dell’eroe senza macchia. Ma la realtà è diversa.
Soprattutto, questa immagine piace molto alle star Somaly Mam 3e ai donatori internazionali: ci aiuta a sentirci bene con noi stessi, aiutare persone così immacolate ci fa sentire molto meglio. Ma questa logica rischia di essere devastante, e lo riconoscono sia Pierre Legros (ex marito di Somaly Mam), sia Daniela Papi (PEPY): “If your goal is fundraising, you actually have an incentive to pull out the most gory story“. Gory, come nei film più splatter.

Non so dirvi, e non so neanche io, da che parte di questa storia sia più corretto situarsi.
Il mio interesse, per il momento, era cercare solamente di rimediare ad un parziale errore e, spero come sempre, di stimolare la vostra riflessione.

Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

2 thoughts on “a onor del vero

  1. E’ sempre dura quando un idolo cade dal piedistallo. Ne scrissi qui: http://goatwolf.wordpress.com/2012/02/07/il-crollo-di-un-mito/
    Siamo sempre alla ricerca della purezza, come dici bene tu con l’immagine del cavaliere. Che sia una figura religosa, politica o di impegno civile, se non è inattaccabile come Gesù Cristo non avrà vita lunga. Il dilemma etico è anche parte della trappola: gira e rigira, si tratta della morale manichea di netta contrapposizione tra bene e male, tra giusto e sbagliato, tra buono e cattivo. Basta poco, o relativamente poco, a distruggere la fiducia nel buono, se questo si rivela cattivo. Ma è davvero così netto e semplice, questo confine? Io sono per le gradazioni di grigio, o ancora meglio, per il simbolo di Yin e Yang.
    Comunque questo articolo è davvero sintomo di onestà intellettuale, te ne va reso merito.

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