giorno -20: fear is your friend

La settimana scorsa sono finalmente stato ad ascoltare alcuni orali per rendermi conto di come siano.
Mi è persino difficile descrivervi come vi sono arrivato: mi avevano detto che è una parte importante nella preparazione, ma l’avevo sempre evitato…
Sembrerà stupido, ma dopo quasi tre mesi di studio intenso, avevo il terrore di assistervi!

Perché, inevitabilmente, assistere all’esame è anche un pò testare la propria preparazione; vedere, dentro di te, fino a che punto sapresti rispondere alle domande poste ad altri (che potrebbero essere anche le tue).

Nonostante le due bocciature di fila, ne sono uscito con grande serenità. Tranquillo.
O forse era proprio per le bocciature.

Ad onor del vero, sono stato anche ieri ad assistere agli orali e l’impressione è stata  fortemente diversa. Inspiegabilmente diversa, dovrei aggiungere.
In entrambe le occasioni, mi sentivo abbastanza preparato su tutte le domande poste, ma per qualche motivo ieri ne sono uscito con la spiacevolissima impressione che qualcosa non andasse….
Forse vedere le sfortune altrui è più incoraggiante (ieri son stati tutti promossi). O forse perché la commissione, parzialmente diversa, m’è parsa meno accomodante e più puntigliosa. O forse, semplicemente, perché il tempo passa, inesorabile.
Non lo so.
Ma lascio da parte questa impressione, perché mi porta fuori tema rispetto al post.

Dunque, dicevo che una settimana fa sono uscito molto rasserenato e tranquillizzato dall’aver assistito agli orali.
Fra le impressioni che ne ho ricavato, tre sono quelle più importanti:
1) La calma è un buon 70% dell’orale. La preparazione è certo importante, ma anche più importante è riuscire a mantenere la serenità per rispondere alle domande: troppi sono stati bocciati non perché non sapevano, ma perché non riuscivano a riordinare i propri pensieri.
2) La commissione “ti aiuta”. Non proprio che ti aiuti, ma non li ho mai visti infierire ed entrare in dettagli o cercare di metterti in difficoltà (ieri m’è parso un pò diverso, ma credo dipendesse soprattutto dal maggiore livello di preparazione dei candidati, spero). Un indice di questo sono gli “aiutini” che provengono dai commissari, che cercano in qualche modo di indirizzare la risposta; oppure dal tempo di deliberazione: se anche avevano fatto una prova pessima, il tempo per deliberare era lungo, segno (secondo me) che cercano di “salvare”.
3) Sono abbastanza pronto. Essere preparati su tutto è impossibile, ma credo di coprire decentemente abbastanza argomenti.

Ed ecco il problema. “Problema”: esser troppo tranquilli e perdere quella giusta preoccupazione che ci fa stare all’erta. Che ti fa perdere quella giusta dose d’adrenalina, di cautela e scivolare sulla proverbiale “buccia di banana”.

Il paragone è azzardato, ma vorrei dire che questo equilibrio fra fiducia in sé stessi e paura è un pò come il celebre “camminare sul filo del rasoio” di “Apocalypse Now“.

Ho osservato una lumaca strisciare lungo il filo di un rasoio, questo è il mio sogno, è il mio incubo: strisciare, scivolare lungo il filo di un rasoio e sopravvivere

Ecco, è più o meno così.

Poi, poi mi torna in testa un dialogo da “This must be the place“:
Commessa: La paura ti salva, ti salva sempre.
Cheyenne: Ti salva sempre. Anche se bisogna scegliere una volta nella vita, anche solo una, in cui non avere paura.
Commessa: E tu hai scelto qual è quella volta?
Almeno una volta nella vita bisogna scegliere quando non aver paura. Che, detto così, sembra un’esagerazione. Perché, credo ed auspico, sia più d’una sola volta nella vita che ci si debba fare coraggio, che si debba trovare la risoluzione per andare avanti, pure sfrontato e guascone, se serve.
(Ne avevamo parlato, della paura, anche su i discutibili)

Decidere di non avere paura, anche sapendo che se ne ha, e cominciare a scivolare sul filo del rasoio, senza sapere se si sbanda da una parte o dall’altra. Un equilibrio complesso, instabile, come ogni equilibrio. E un grande senso di liberazione che attende alla fine.
Un equilibrio nel quale è facilissimo sbandare, in frazioni di istanti, fra una sicurezza esagerata e una totale perdita di riferimenti.
Immagino sia questo quello che devono controllare i funamboli che camminano sul vuoto…

E qual’è l’equilibrio?
Ho sentito già qualche persona sostenere l’esame: dov’è il punto esatto in cui uno riesce a mantenere la propria sicurezza senza cadere nella spavalderia e dov’è il punto in cui si perde, sbanda e non riesce più a tornare sulla scia?
C’è, da qualche parte, questo punto? Da qualche parte… ma negli istanti in cui sei lì (nell’interminabile sequenza di istanti, tutti unici e separati ma tutti connessi e inscindibili), hai la lucidità per intravederlo? La lucidità per fermarti un secondo, riflettere, fermarti, tornare indietro e cambiare rotta? Proprio lì, un attimo prima di scivolare o quando stai già scivolando?
Ieri ho sentito una ragazza rispondere per quattro o cinque volte che il criterio di competenza è quello che “segna una ripartizione di competenze… gli enti hanno diverse competenze… la legge ha un limite di competenza…” era ancora in equilibrio? O già non più? Stava precipitando? O si è aggrappatta a qualcosa per risalire?

Così, in queste ultime settimane che mi separano dall’esame, oscillo fra un senso ingiustificato d’onnipotenza ed una paura viscerale che ogni tanto esplode.
Non saranno bei giorni, questo è poco ma sicuro.

 

Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

3 thoughts on “giorno -20: fear is your friend

  1. In quello che scrivi ritrovo molte sensazioni dei miei esami universitari, o degli esami in genere: alla fine è quasi un luogo comune, ma se si ha ‘paura’ forse la strada è quella giusta, se ci si rilassa troppo, come dici tu, è pronta la classica buccia di banana; hai seguito gli esami altrui, hai degli elementi in più per capire come vanno le cose; sai che bisogna evitare il panico (la mia emotività ad esempio sono convinto che mi abbia tolto un buon 10 – 20 per cento dei voti universitari), ma allo stesso tempo non abbassare la guardia. Sii ottimista, ma evita come la peste la sensazione di onnipotenza… abbi paura, ma evita il panico… e magari ogni tanto prenditi una pausa… 😉

  2. tanto tempo fa, un caro amico mi raccontò di un episodio illuminante: di fronte ad una consegna in scadenza, all’angoscia di sabgliare pur sapendo di conoscere bene il mestiere, alle preoccupazioni che descrivi insomma, la sua capa tedesca rispose con un semplice: “ma che proplema ti fai, franzezco: male che fa, zpagliermo tutto.”.
    da allora, mi accorgo che quando mi è capitato di mettermi in tale ottica, non ho avuto che benefici al morale (e ai risultati). so che non è facile, e tanto più è alta la posta tanto più è critico…

    • Boh, sì, tutto giusto.
      Ma qui la posta in gioco è davvero troppo alta (assurdamente, esageratamente alta)! Stiamo parlando, più o meno, almeno di un anno di vita…

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