Recensione 39: “Cuore di tenebra”

It was written I should be loyal
to the nightmare of my choice

La prima volta che sentii il nome di Conrad fu senza dubbio anni fa, guardando in tv il mitico “Per un pugno di libri“.
Poi vi fu “Apocalypse now“, il primo incontro con quel colonnello Kurtz di Marlon Brando, il Vietnam, la Cambogia e la tenebra. Ma, certo, ad un certo punto l’Africa, la tenebra, vi prendono.
Poi, molto tempo dopo, arrivò il Congo. Questo non so davvero come vi sia arrivato: a differenza di altri posti (il Vietnam, per dirne uno), il Congo e l’Africa tutta non mi hanno mai affascinato, incuriosito e attratto a sé.
A volte sono portato a pensare che vi sia uno strano senso oscuro nelle cose, un retro-senso imponderabile.
Questa è una di quelle.

Un pò come “unire i puntini” a ritroso, come diceva Steve Jobs.

Così, alcune settimane fa ho deciso che era giunto il momento per me di affrontare finalmente Conrad e quel “Cuore di tenebra” che i puntini collegati parevano indicarmi.
E’ stato un momento, uno di quei momenti in cui tutto ti pare puntare verso una certa direzione: stavo correggendo un progetto per il Congo di una ONG svizzera; in tv Anthony Bourdain raccontava di un viaggio assurdo da Goma al cuore delle tenebre, risalendo il fiume Congo sulla scia di Conrad e di “Apocalypse now” e tutto mi sussurrava di Congo e tenebra (a proposito, vedetevi questo reportage).
Certo, un genere di tenebra diverso: Bourdain parlava di miseria, di conflitti vecchi e nuovi e l’ONG di violenze, massacri e impunità.
heart of darkness 3Ma tenebra chiama tenebra.

Fino al “Cuore di tenebra“.
Così sono andato in libreria, mi sono diretto deciso verso la sezione con il libro di Conrad, ne ho vagliato alcune edizioni e l’ho comprato.
Questo era non più di tre settimane fa.
Il libro l’ho letto in un lampo, divorato dovrei dire.
Ho guardato le tenebre, per come le narrava Conrad, per come le immaginavo e per come le conoscevo. Le ho guardate e, come un Marlow globalizzato, ne sono uscito a scrivere questo post.

Un post che pare essere l’ultimo di una serie di puntini, perché chiuse le ultime pagine di “Cuore di tenebra” mi son sentito riportare ai pensieri che avevo guardando “Per un pugno di libri“: perplessità, soprattutto.
Non che Conrad non sia un ottimo scrittore. Non che il libro non sia un bel libro. Anzi.
Ma dove sono le tenebre? In tutta franchezza, quel nome che mi diceva poco anni fa e non mi affascinava al punto di leggere il celebre heart-of-darkness 1libro, dopo averlo letto è rimasto tale.
Non sono uscito dalla lettura di “Cuore di tenebra” ammaliato dal testo, né dallo stile dell’autore, né dalla trama, né dalle sue evocazioni.

Sarà forse che lo stile di Conrad non mi ha convinto, sarà che forse la traduzione non gli rendeva onore, sarà che le troppe subordinate (che in genere, tipo in Hemingway, adoro) hanno spezzato troppo la narrazione, sarà che la scelta di narrare al passato e de-contestualizzata tutta la vicenda hanno sottratto molta della sua forza evocativa.  O sarà che avevo letto troppo per poter godere appieno di questo fascino (George Steiner, “Il signore delle mosche“, il Ruanda e chissà che altro…).
O sarà forse che pretendere, come pensavo, di uscire dalla lettura angosciato ed oppresso dalle tenebre era troppo.
Non so, ma non arriverei a descrivere questo libro come un capolavoro, come un libro imperdibile.

Peccato.
HeartofDarkness 2Soprattutto, m’è dispiaciuto non riuscire ad apprezzare questo “Cuore di tenebra” come volevo.

Comunque, un grande pregio del libro (almeno nell’edizione che ho letto, ET Classici) è l’ottima introduzione di Giuseppe Sertoli, veramente bravo a sviscerare i molteplici piani di interpretazione del libro e ad introdurre il lettore a tutte le differenti questioni ed i livelli di analisi coinvolti.
Forse persino troppo bravo: anche lui contribuisce a disvelare quella suggestione che, almeno così credevo a contribuito a creare l’alone e la fama di “Cuore di tenebra“.
Ecco, soprattutto questo alone m’è mancato nella lettura. Questa nebbia che, una volta disvelata, priva di quel senso opprimente di tenebra tanto emblematico per il libro (o per il film).

“He had summed up–he had judged. ‘The horror!'”

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

9 thoughts on “Recensione 39: “Cuore di tenebra”

  1. Pingback: “Cuore di tenebra”-non una recensione | i discutibili

    • Davvero? Pensavo avrei sollevato, se non ire, perplessità di molti lettori di Conrad.
      Forse non poteva immaginare che il XX secolo ci avrebbe riservato tenebre ancora peggiori…

    • Attendevo il tuo commento, perché ricordavo un post positivo in merito…
      Non so, mi pare di non avervi trovato quel che cercavo.
      Che non è detto fosse la cosa giusta da cercare…

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