Cercando di imparare, dall’Olocausto

Notizia che spopola sui giornali di oggi è la duplice decisione dell’Unione Europea, da parte del suo Parlamento e della Corte di Giustizia, riguardo Israele e la Palestina.
Il primo, ha approvato a larga maggioranza una mozione che sostiene “in linea di principio il riconoscimento dello Stato palestinese e la soluzione a due Stati“. E la seconda ha stabilito che Hamas debba essere rimossa dalla lista delle organizzazioni terroristiche dell’UE, più per ragioni procedurali (riportano) che sostanziali o politiche. Ma tant’è.

Ovviamente, come sempre accade quando qualcuno dice una cosa qualsiasi che sia (o appaia) minimante “dannosa” per Israele secondo la comune retorica, immediatamente si sollevano gridi di proteste.
Ed in essi riecheggia il solito leit-motiv: “Olocausto”.
“Olocausto” è, da lungo tempo ormai, diventata la sbadierata ed abusata parola d’ordine dietro la quale si trincerano i “difensori di Israele” contro ogni atto che percepiscano (a loro insidacabile giudizio) come un pericolo per lo Stato ebraico. E, con esso, per l’intera popolazione ebraica mondiale.

Per quanto Israele sia per costituzione, filosofia ed aspirazione lo “Stato ebraico”, ovvero la culla e santuario mondiale per gli ebrei, sarebbe forse opportuno cominciare a distinguere le due cose: un conto è lo Stato Israele; un altro la popolazione ebraica.
Distinguendo, potremmo finalmente dire e ripetere che criticare uno Stato non vuol dire in alcun modo sostenere dementi e criminali teorie di sterminio, passate o presenti, di una popolazione. Potremmo, peraltro, anche constatare come un simile pericolo sia -quantomeno- assai remoto visto che, anche nella sciagurata ipotesi (che non auspichiamo) che Israele (Stato) sia distrutto, la popolazione ebraica ben sparsa per tutto il globo non sarebbe nel complesso minacciata.
E, ripeto, non è un auspico. Né, tanto meno, con ciò si vorrebbe sminuire la tragedia che sarebbe la perdita di vite umane, in Israele come altrove.
Certo, la filosofia apocalittica che da sempre accompagna lo Stato ebraico rende difficile un simile ragionamento. Ma questa difficoltà non dovrebbe precluderlo.

Dopo questo lungo, e forse un pò capzioso, inciso, tornerei al punto principale: l’Olocausto.
Questa bandiera, come dicevo, è la parola d’ordine, il baluardo per la difesa di Israele (tragicamente e opportunisticamente confuso con la popolazione ebraica mondiale).
Potremmo aprire un lungo dibattito su “da cosa” debba Israele difendersi e se fra le varie minacce che ne minano l’esistenza rientrino anche simili decisioni politiche, aperture al dialogo con i palestinesi o qualsivoglia critiche all’attuale condotta politica dello Stato ebraico. Si potrebbe, per esempio, riflettere sul buon senso di associare l’immagine di Rabin ad una svastica -come molti ultraortodossi ed esponenti del Likud fecero all’indomani degli Accordi di Oslo…
Ma il post diventerebbe un trattato di politica e buon senso, quindi interminabile. Lascio allora questa riflessione, per chi ne abbia voglia, alle parole dei ben più qualificati ex direttori dello Shin Bet, il servizio segreto israeliano.
E mi accingo, finalmente, al punto da cui questo post ha avuto origine.

L’Olocausto.
Anche stavolta, il premier israeliano Netanyahu è ricorso a questa immagine per condannare le decisioni dell’UE. Dice Bibi “troppe persone in Europa, sul cui suolo sono stati uccisi sei milioni di ebrei, non abbiano imparato nulla“.
Orbene, vorrei chiedere al sig. Netanyahu cosa avrebbe dovuto imparare l’Europa dall’Olocausto? Cosa, esattamente, dell’Olocausto il sig. Netanyahu vede ripetersi a minaccia di Israele e degli ebrei nel presente caso e nei giorni presenti?
Forse che uno Stato fanatico è in grado di sterminare una popolazione?
Forse che una leadership politica criminale può soggiogare le masse e condurle a commettere atrocità in nome di “esigenze superiori”?
Forse che si possono costruire luoghi di morte al di fuori di qualsiasi ordinamento giuridico?
Forse che un genocidio è in atto e, di nuovo, non ce ne siamo resi conto?

Mi piacerebbe sapere dove il sig. Netanyahu vede simili lezioni in atto al presente!
Vorrei che, almeno per una volta, il sig. Netanyahu ed i suoi sodali dietro la bandiera dell’ “Olocausto” impellente ci spiegassero esattamente in che modo la mozione approvata dal Parlamento europeo constituirebbe una minaccia simile per lo Stato d’Israele… Davvero, gliene sarei grato.

Ora, in tutta sincerità, non mi pare di aver bisogno (né da parte del sig. Netanyahu, né di altri) di lezioni storiche sui massacri commessi durante la Seconda Guerra Mondiale e sullo sterminio degli ebrei. Peraltro, rientro fra i pochi che continuano imperterriti a ricordare i crimini e le atrocità commessi anche dall’Italia durante la Seconda Guerra Mondiale…
Tuttavia, non riesco a capacitarmi come questa immane colpa storica debba gravare sul nostro giudizio al punto da precluderci qualsivoglia riflessione sul presente.
Non è che, forse forse, questa della Shoah sta diventando un pò una scusa da parte di Israele per tacitare qualsiasi riflessione su quanto accade in Palestina?

Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

4 thoughts on “Cercando di imparare, dall’Olocausto

  1. Togli il forse… qui ogni volta che si prova a criticare Israele, specie quando al Governo ci sono i ‘falchi’ conservatori, spesso si attacca a sbandierare l’Olocausto… Peraltro se parliamo di ‘lezioni’, ben pochi sono in grado di darne, visto che di sopravvissuti o di persone vissute a quei tempi ormai ne restano poche, e Netanyahu non fa certo parte della categoria…

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