cose con cui tornare dalla Francia

– Quante più possibili bottiglie di Champagne, comprate da un piccolo produttore locale che ti porta a fare un giro fra i suoi appezzamenti nei dintorni di Ay

– Alcune confezioni di foie-gras, meglio se con Armagnac

– Burro salato

– Sciroppo di Cassis

– Un paio di libri di Camus

– Troppe foto sull’iphone

– I cataloghi delle mostre del Centre Pompidou, Musée du Quai Branly (Eclats des Ombres, Tatoueurs tatoués), Museo d’arte Moderna (Sonia Delaunay)

Nessuna copia di Charlie Hebdo.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

5 thoughts on “cose con cui tornare dalla Francia

  1. Ma come nessuna copia di Charlie Hebdo?! Sei forse un amico dei terroristi?! Pazzesco! Vergognati! E’ un complotto! Le scie chimiche! Il terremoto! Le cavallette! E dillo che aspettavi un commento su questo!! 😛 😀 (prego)

    • In realtà c’ho pensato… ma che senso avrebbe avuto? Non ero convinto di quel giornale prima, non lo sono ora e nutro seri dubbi su tutta la discussione e solidarietà che ne è sorta.

      Comunque, attendo un tuo commento sull’ultimo post….

      • Beh, certo è stato un momento in cui emozioni, entusiasmi, ipocrisie e irrazionalità varie hanno preso il sopravvento. E non poteva essere altrimenti, visto lo choc. Io mi limito a dire che il discrimine è la violenza: a quelli di Charlie Hebdo li hanno ammazzati, mica querelati. Che poi, al di là di questo, la loro satira fosse acida, feroce, irrispettosa e indigesta, che desse fastidio e non meritasse poi molta considerazione, è un altro paio di maniche. Io per primo, sempre a favore della libertà di satira (perché è come il giullare di corte, l’unico che può permettersi di prendere in giro il re), ho trovato disgustose parecchie vignette; ma posso ignorarle, e se non ci riesco, posso criticarle, condannarle, protestare contro. Se quei criminali avessero chiesto e ottenuto la chiusura della rivista, come già era accaduto più volte in passato (De Gaulle), nessuno ne avrebbe parlato, giusto? Invece hanno sparato. Di fronte a ciò, io preferisco che tanta gente abbia detto, pur con tutta l’ipocrisia, “Je suis Charlie” anziché “ben gli sta, se la sono cercata”. L’esasperazione della solidarietà è un effetto collaterale che pian piano si sgonfierà, specie quando gli autori satirici ricominceranno a urtare gente di ogni risma. Comunque, inutile comprare la rivista solo per solidarietà, hai già condannato la strage, non devi per forza aderire e benedire…

        Appena posso torno e leggo il nuovo articolo!

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