Rencensione n.40: “scritto sotto la forca”

Un inno alla vita“, così, semplicemente, si potrebbe definire questo brevissimo diario del giornalista e partigiano ceco Julius Fučik durante i giorni della sua prigionia a Pankrac, fra l’aprile 1942 ed il maggio 1943. Un inno alla vita e a tutto ciò che la rende tale (bellissime le parole dirette alla moglie).

In poche preziose, perché selezionatissime, pagine sempre esposte al rischio di perquisizione e sempre sotto la minaccia della tortura; con parole rare e dense come gocce d’olio, Fučik descrive l’arresto, la sua prigionia e la storia della sua guerra nella resistenza ceca. Ma soprattutto, racconta gli uomini. Lo stile è semplice e chiaro, come si addice ad un giornalista; la narrazione dura e franca, come necessario nel contesto.

fucikUno “scritto sotto la forca“, per l’appunto. Un resoconto politico della vita nella prigione, delle abitudini e delle lotte che la riempiono ed un ritratto nitido ed accesso delle persone che la abitano.
Figure” e “figurine“, come le chiama Fučik: piccole-grandi carogne al servizio del nazismo, collaborazionisti ed eroi della resistenza.
In entrambi i casi, persone che non devono restare anonime.
Cos’è un uomo?” viene da chiedersi nel leggere questi ritratti. E “saprei io esserlo?“. La domanda è dura e difficile. Una domanda cui Fučik risponde semplicemente con la sua stessa vita e con quella delle figure che lo accompagnano in quei giorni (molto bella quella di “padre”). Risponde mostrandoci chi e cosa ha fatto, quanto a lungo ha resistito e come ogni gesto, anche il più piccolo, possa fare la differenza.

Potremmo chiamarli “eroi”. Ma Fučik questo non lo fa, al massimo, parla di uomini. E non è poco: così come si tratta di umanizzare il male (vedasi Bruno Ganz ne “La caduta” o Kurtz in “Cuore di tenebra“), è necessario umanizzare anche il bene.
Uomini come tutti, dunque.

Così, se la domanda “cosa farei io?” è tanto dura, se il discrimine fra figure e figurine è tanto importante e labile, ci dà al contempo anche una grande speranza: possiamo essere “figure”, essere uomini. E forse proprio per questo la sfida diventa più impegnativa e il giudizio più duro, meno indulgente: possiamo, dunque dobbiamo. Dipende da noi e non abbiamo scuse.

Nessuno può saperlo prima, quindi nessuno è esentato.

Qui il testo completo online.

Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

2 thoughts on “Rencensione n.40: “scritto sotto la forca”

  1. Pingback: “Ancora un giorno” – non una recensione | i discutibili

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: