Svenimenti

Una cosa particolarmente bella è, dopo aver letto il testo di un’opera, aver l’occasione di vederla messa in scena.
Possibilmente, a teatro.
Esistono sicuramente grandi trasposizioni cinematografiche di grandi libri, ma dopo un paio di recenti esperienze, credo proprio che il teatro sia altra cosa. Un altro livello di rappresentazione, se m’è concesso dire così.

Così, ieri sera ho avuto il piacere di vedere la mise en scene di alcuni “atti unici” di Anton Cechov, ovvero “Una proposta di matrimonio” e “L’orso“, dei vaudeville.svenimenti_lebellebandiere_ph_luigi_angelucci_12_20senza_20pecetta-386x400

I tre attori sulla scena sono stati veramente bravissimi, vorrei dire eccezionali, a rappresentare gli stati d’animo e le reazioni dei personaggi di Cechov, reazioni fisiche (gli svenimenti!), rendendo ciascuna piece estremamente coinvolgente ed esilarante al contempo.
“Meglio del cinema”, scrivevo, perché in definitiva a teatro la mimica di ogni gesto è presente, non solo rappresentata e riprodotta. Così, ogni tic degli attori trasmetteva al pubblico l’esatta sensazione (non la mera percezione) degli stati d’animo e delle reazioni fisiche.

Un passo indietro: ci tenevo tanto ad andare a vedere questa piece perché pochi mesi fa ho letto questi testi di Cechov (oltre ad un terzo, non rappresentato ieri: “L’anniversario“), in particolare, ne ho letto la preparazione teatrale di Mejerchol’d, regista russo dei primi del ‘900 che ne aveva curato la messa in scena negli anni ’30 in piena restaurazione staliniana.
Mejerchol’d, allievo di Stanislavskij, insisteva moltissimo nei suoi commenti alla regia degli atti unici sull’impersonificazione dei personaggi: il titolo del libro del regista è proprio “Trentatre svenimenti“, ovvero tutti i mancamenti che lo stesso ha contato negli atti unici di Cechov. Dunque, inevitabilmente, la lettura produceva già una vivida immagine dell’opera, per come l’avrebbe immaginata Cechov e per come l’ha realizzata Mejerchol’d, in particolare di questi momenti assolutamente fisici degli svenimenti.

Ovviamente, non mi è possibile paragonare le differenti messe in scena.
Ma la mia impressione, ieri sera, è stata se possibile anche più positiva di quanto già non fosse la lettura: vedere materialmente l’attore riprodurre un momento fisico tanto particolare, ha dato alle immagini letterarie una vivicità difficilmente immaginabile.

Senza nulla togliere al cinema, o forse ciò dipende proprio dalla peculiarità dell’opera (in effetti, con “L’ispettore generale” di Gogolo non ho avuto un’impressione simile), ne sono uscito con la forte impressione che lo schermo non potrebbe mai rendere un’immagine tale. Una realtà, più che un’immagine.

E’ intuitivo, ma voglio dire che mentre nel cinema la rappresentazione è mediata da uno spazio fisico e da un meccanismo di riproduzione (pellicola, schermo, proiezione) che nel teatro, ovviamente, mancano.
Potenzialmente, a teatro attori e spettatori potrebbero mescolarsi (prendete gli spettacoli di Paolini, ad esempio): nel teatro, dunque, lo spazio della rappresentazione non è distinto da quello dell’osservatore, essi condividono la medesima realtà. Potremmo anzi quasi azzardare che la separazione fra attore e spettatore nel teatro è essa stessa una finzione, finzione data dall’opera che viene messa in scena e crea un fitro, uno spazio (ed un tempo) artificiale nel quale viene collocato l’attore. Ma questo filtro è fragilissimo e potrebbe esser in ogni momento levato.
Il teatro, azzardo ancora, è più realtà che realismo. E’ una vita che solo incidentalmente si fa arte.
Un bravo attore a teatro potrebbe scendere fra la platea e, guardandovi fisso negli occhi, convincervi che è veramente sul punto di svenire. Anzi: vi svenirebbe, per finzione, davanti agli occhi. Persuadendovi, probabilmente, a chiamare un’ambulanza.
Dovrei rileggere le pagine di Camus sull’attore, ne “Il mito di Sisifo“.

Solo in un’occasione, al cinema, ho avuto una simile impressione di realtà: con l’ “Amleto” di Kenneth Branagh. Non credo fosse un caso che si trattasse di un’opera teatrale, recitata da attori di teatro.

Tornate a teatro.

Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

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