severità (cercando il check-up)

In seguito alla vittoria di Vincenzo De Luca alle primarie del Partito Democratico per scegliere il proprio candidato alle prossime elezioni regionali in Campania, si sono sollevate diverse voci che richiedono un “check-up” della legge Severino sull’incandidabilità a cariche pubbliche dei condannati.
Fra esse, quella di Davide Zoggia e Francesca Barracciu, già vincitrice delle primarie in Sardegna “esautorata” da Renzi sempre a causa della legge Severino che ha recentemente dichiarato che oggi non si farebbe da parte.
Queste, ovviamente, si aggiungono alle proteste di Berlusconi e di De Magistris.

Due considerazioni preliminari, per sgombrare il campo da confusione: 1) chi mi legge, sa che mi son già espresso in passato in modo critico riguardo le primarie; 2) credo che De Luca, a quanto si riporta, abbia operato bene come amministratore.
Le mie perplessità sulle primarie sono abbastanza estese e riguardano sia le regole da applicare ad ogni consultazione, sia i possibili partecipanti ed elettori.
Ma, non essendo questo il tema del post, non mi dilungherò oltre.

Tutto ciò detto e premesso, credo che il Partito Democratico farebbe bene a) ad evitare ulteriori “sparate” sull’esigenze di rivedere la legge Severino, seppur con ogni probabilità non è una legge perfetta; b) invitare De Luca a non correre per le elezioni regionali e trovare anche in questo caso un altro candidato valido come fu Pigliaru in Sardegna.
Ora, so che i democratici sostenitori delle primarie storceranno il naso. E so che storceranno il naso pure tutti garantisti di varie gradazioni. I primi, perché viziati da un mito di democraticità ed investitura popolare a tutti i costi, i secondi perché ingannati (nella migliore delle ipotesi) su scopi e limiti delle leggi che regolano la selezione della classe politico amministrativa (ut supra: viziati dal mito dell’investitura popolare).

Probabilmente la legge Severino è una legge eccessivamente rigida nel regolare le ipotesi di esclusione dalla candidabilità e/o di decadenza. Probabilmente.
Tuttavia, il garantismo c’entra davvero poco, perché non si tratta di materia penale e perché in tema di rappresentanza politica dovremmo cominciare a ragionare anche in termini di “garanzia” dei cittadini ad avere amministratori onesti.

Sarebbe quanto mai sbagliato pensare che il voto, come il battesimo sul fiume Giordano, “lavi di tutti i peccati” ed investa l’eletto di un mandato quasi divino (torniamo alla monarchia!), anche superiore ai limiti legali.
Questa era l’idea, ben prima che berlusconiana, di Nixon quando affermava “non è illegale se è il Presidente ad ordinarlo” (potremmo risalire anche più indietro, a Locke o al dibattito tra francescani e domenicani, ma forse sarebbe troppo). Come diveva il già citato Larry Diamond (prof. a Stanford) “in una democrazia la fonte dell’autorità è la Costituzione. E’ il sacro documento legale che definisce le regole del gioco” [rule of law, si dice: Stato di diritto, nda]. Prosegue Diamond: “In termini di autentico potere ed autorità, anche in un sistema presidenziale, ciò che risiede al di sopra dell’eletto, il governante, è la Costituzione, come fonte di autorità” (vedere anche qui, quando parlavo di Berlusconi).

Se ciò vale per un procedimento legale e ufficiale come le elezioni, non v’è ragione per cui non dovrebbe valere anche per elezioni “ufficiose” come le primarie.

Ma c’è un secondo argomento che vorrei sottoporvi. Un argomento che non ha fondamenti legali, né certi. Un argomento sicuramente azzardato di psicologia e sociologia, ma un argomento che risiede nella ragione stessa della legislazione, nella ratio normativa: controllare la realtà, plasmarla se possibile.
Una legge non è mail solo la sanzione (il riconoscimento) di uno stato di fatto, ma è anche l’ambizione di un dover essere: essa svolge, per dirla in modo impreciso, una funzione educativa, propositiva. Deve, insomma, indicare ai cittadini un comportamento da tenere. E solo per far questo si avvale, eventualmente, di una sanzione.
Dunque, credo, che allo stato attuale la legge Severino possa benissimo essere troppo rigida e severa, perché lo scollamento fra il grado di correttezza richiesto agli eletti e quello da loro fornito è tale da esigere una “selezione” particolarmente drastica.
Per quanto questo possa anche comportare il sacrificio di persone potenzialmente capaci, come De Luca.

Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

5 thoughts on “severità (cercando il check-up)

  1. ho solo una perplessità: la dipendenza sensibile dalle condizioni iniziali (ovvero, la veridicità del punto preliminare due). l’aver “lavorato bene”, ammesso che questo sia, non dovrebbe, in ogni caso, condizionare; ma il fatto di aver avuto una condanna in primo grado – oltre ai vari procedimenti in cui è stato a vario titolo coinvolto – non ne va certo, fino a smentita, a sostegno di tale premessa.
    il problema, per me, si riconduce alle primarie, non alla pur discutibile legge severino.

    • Non mi pare affatto, sai. La seconda condizione è semmai un rafforzativo del ragionamento (ANCHE SE De Luca è stato un buon amministratore, non di meno deve sottostare alla norma). Non una condizione, come concludo in fine.
      Quanto al fatto se De Luca sia stato o meno un buon amministratore, io non ho visitato Salerno, ma mi rimetto al giudizio di conoscenti che vi son stati di recente e ad alcuni dati, come la raccolta differenziata.
      Quanto ai procedimenti, credo serva una certa cautela: il reato d’abuso d’ufficio ha dei contorni abbastanza sfumati e siccome nessuno di noi conosce i fatti, il giudizio deve essere prudente, specie in seguito ad una sentenza di primo grado. Ricordo inoltre che dei tanti procedimenti, De Luca è stato anche assolto.

  2. Governo a concorsi! Altro che voto. Che titoli hai? Che competenze hai? Che valutazioni puoi presentare? Com’e la tua fedina penale? Quanto dichiari di tasse? Prova scritta, orale, selezione, assegnazione d’incarico. Non so neanche io fino a che punto sto scherzando😀

    Non so, io ho avuto l’esperienza del Brasile, dove personaggi più corrotti di Berlusconi hanno ottenuto sempre i voti necessari a governare perché il cittadino medio pensa “quell’uomo ruba, ma fa quel che serve” (parlo in particolare di Paulo Maluf). Spesso la bontà nel governare interessa più della fedina penale.

  3. Non è il tema del post, ma io continuo a pensare che l’elettorato italiano non sia sufficientemente maturo per le primarie. Oltre a questo, se poi disorganizzazioni, contestazioni e brogli (si pensi anche al recente caso ligure) non sono scenari così inconsueti, l’unica strada da percorrere sarebbe l’eliminazione. Quanto al resto, sono d’accordo. Ho sempre ritenuto e continuo a farlo che un uomo delle Istituzioni non debba avere “ombre” o “macchie”. Chi ci amministra deve avere un alto profilo che non riguarda solo le competenze tecniche, ma anche la questione morale. Le dirigenze dei partiti dovrebbero adeguarsi a questo criterio per selezionare fra i propri uomini chi destinare a cariche pubbliche di rilievo.

    • Stavo per risponderti che probabilmente nessun elettorato è abbastanza maturo per le primarie… poi ho pensato: ma cosa distingue veramente le primarie dalle altre elezioni? Di fatto, nulla: sempre di selezione democratica si tratta (ufficiale o ufficiosa).
      Allora, mi sono detto: in fondo, nessun elettorato è maturo per le elezioni!

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