una volta ogni 61 anni

Oltre alla bruciante sconfitta dell’Italia, un altro fatto rugbyistico ha amareggiato il mio fine settimana: la sconfitta dell’Irlanda a Cardiff contro il Galles.
Certo, era una partita assai più combattuta (35 fasi ininterrotte in attacco dell’Irlanda! Una serie mai vista prima….) e dal livello agonistico assai più alto, una partita nella quale entrambe le squadre erano titolate per vincere ed in cui lo scontro è sempre stato aperto. Uno scontro da due grandissime squadre, nel quale entrambe avrebbero potuto vincere.

M’è dispiaciuto, parecchio.
Non solo perché ho sempre avuto una grande simpatia rugbyistica per l’Irlanda (quale altra nazione può vantare un 43-13 contro l’Inghilterra nella partita a Croke Park, lo stadio teatro della “Bloody Sunday“? Quale altra nazione può dire di aver vinto un Grande Slam rimanendo letteralmente in apena durante gli ultimi 150 secondi della partita? Ecco, questa è l’Irlanda del rugby).

Così, sabato la partita col Galles era una di quelle battaglie da non perdere. Una battaglia chiave, l’ultimo grande scoglio verso la vittoria del Grande Slam (per sabato resta solo la Scozia: sempre ostica, ma molto più abbordabile). Dopo aver battuto in casa Francia ed Inghilterra con due partite di enorme intelligenza tattica ed aver “asfaltato” l’Italia nella partita d’esordio, il Galles era l’ultima grande sfida.
Grande sfida, come ho già scritto…
Del Galles dicono che tutti i suoi uomini siano nati o morti in un campo da rugby.
Ecco, tanto per dire.

Per merito dei gallesi e per demerito proprio, la squadra irlandese ha perso.
Nulla è perduto, in realtà, per quanto riguarda la vittoria finale del 6 Nazioni 2015.
Ma con questa sconfitta, il sogno del Grande Slam (vincere tutte le partite del torneo) è sfumato.

L’ultimo Grande Slam (quello cui accenno sopra), l’Irlanda l’ha vinto nel 2009, proprio a Cardiff contro il Galles.
L’aveva vinto dopo 61 anni dal precedente, sessantuno anni. Più della vita di molti uomini. Irlandesi e non.
Inutile star qui a dire che genere di evento sportivo epocale fu, soprattutto per gli irlandesi che ancora oggi (a buon diritto) non cessano di ricordarlo e di commemorare i giocatori che fecero quell’impresa.

Ecco, insomma, questo Sei Nazioni 2015 pareva essere l’anno buono per ripetere l’impresa. Inevitabile la delusione per la sconfitta: posso solo immaginare per i giocatori, ma la mia di tifoso la sento bene.

Poi ho pensato.
Ho pensato che se vincere un Grande Slam fosse una cosa semplice, una cosa che si può ripetere ogni due-tre anni, nessuno vi darebbe tanta importanza.
Ho pensato che l’insita bellezza di certi eventi, risiede proprio nel fatto che sono maledettamente rari. Maledattamente rari: sono così rari che a volte hai tutte le condizioni perfette per realizzarlo, ma per un caso beffardo ed ingiusto, ti sfugge. Maledettamente.
Ma se il caso giocasse sempre a tuo favore, che senso avrebbe la sfida?
Ho pensato che perdere è sempre brutto, ma è il rischio del gioco.
Ho pensato che è più brutto perdere quando la meta è vicina, ma è più bello rialzarsi.
Ho pensato che, dannazione, se certe cose avvenissero tutti i giorni, tutti gli anni, o comunque tutte le occasioni possibili, l’idea stessa di “evento” non avrebbe più senso.
Ho pensato che, in fondo (merda), la bellezza dell’evento risiede proprio nella sua rarità.
Ho pensato che, sì, nel 2009 la vittoria è stata epica per quella partita in rimonta; per aver castigato nuovamente gli inglesi a Croke Park; per quel drop di O’Gara; per la classe di O’Driscoll; per l’errore di Jones mentre il tempo scorreva via e tutti sentivano che la fine era arrivata, che non ci sarebbe stato appello… ma più di tutto, quell’evento resterà tale perché è arrivato una volta dopo sessantuno anni.
Sixtyone years awaiting… how sweet that moment was!

Un pò come scalare il Mt. Meru. Se lo potessimo fare ogni giorno…

Sessantuno anni!

Ecco, io non so dire che l’Irlanda dovrà attendere altri sessantuno anni per vincere un prossimo Grande Slam.
Ma so che ogni anno ci proverà. So che ogni anno sarà una battaglia epica. So che dovranno ogni volta rifare uno per uno tutti gli scalini. So che dopo ogni partita penseranno “grazie a dio, una in meno” e prima di ogni partita “signore, non oggi”. So che affronteranno paure e speranze.
E so che prima o poi arriverà di nuovo. E so che sarà una vittoria epica.
So che se avrò la fortuna di esserci, mi sbronzerò come raramente accade.

Comunque, maledetti gallesi!

Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

5 thoughts on “una volta ogni 61 anni

  1. Pingback: Rugby, ma che diavolo… | redpoz

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