Fedeltà, lealtà, correttezza ed io

Ci sto male, semplicemente. Ci sto male.
Perché non riesco a capire cosa vi sia di sbagliato in quel che ho fatto.
O, meglio, capisco che gli altri vi vedano qualcosa di sbagliato, ma non riesco ad essere d’accordo col loro giudizio.
E’ il problema di sempre.

Io mi reputo una persona leale, ovvero una persona che opera senza sotterfugi, alla luce del sole per tutti da poter vedere e valutare.
Però, soprattutto in politica, non mi sono mai sentito una persona vincolata a doppio filo ad idee o persone: ho sempre ritenuto di poter cambiare idea e di non dovermi attenere per sempre ad una data linea per il solo fatto di averla abbracciata una volta.
Siccome in politica non di rado le idee si sovrappongono alle persone (e, non di rado, le persone prendono il sopravvento), questa mia libertà viene spesso interpretata per mancanza di fedeltà.
E’ sempre facile che la libertà sia scambiata per tradimento.
Legittimamente.

Da ciò, deriva quella incomprensione di cui sopra. Da quella confusione fra l’esser fedele e l’esser leale.
Credo, pur muovendomi in questo terreno minato, di essermi sempre mosso correttamente: di aver detto alle persone quel che pensavo, con franchezza ed a viso aperto e di non aver mai compromesso i loro piani con sotterfugi occulti.
Insomma, non mi sento un traditore.
Non ho nascosto nulla e non ho nulla da nascondere. Tanto più che di questa franchezza ho sempre “pagato il prezzo” in prima persona.
Al massimo, sono un pessimo diplomatico.

Proprio per tali ragioni, in questo momento, ci sto male. Perché si crea una discrasia fra le aspettative che gli altri ripongono e il comportamento che tengo. E perché, con l’impegno che ho messo in alcune recenti battaglie (impegno che mi ha portato anche a sacrifici non da poco), mi spiace che la mia lealtà sia messa in discussione.
Personalmente, ho sempre trovato queste aspettative in buona misura errate. E non lo dico per essere autoassolutorio.
Quando alcuni anni fa mi iscrissi per la prima volta ad un partito, i miei genitori (che scoprirono la cosa all’improvviso, a giochi fatti), mi dissero queste parole che credo non scorderò mai: “va bene, purché tu resti un battitore libero“.
Credo di esserlo restato: pur avendo condiviso questa o quella linea, sostenuto questo o quel candidato, ho sempre conservato la mia libertà di dissenso, critica ed azione.
A faccia aperta.

Questo, per me, è essere leale.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

8 thoughts on “Fedeltà, lealtà, correttezza ed io

  1. Credo che la fedeltà e la lealtà debbano essere rivolte solo ad alcune persone in determinate situazioni. Non alle idee. Aderire ad un ideale non comporta necessariamente condividerne ogni singolo aspetto e sfumatura, che sono sempre il prodotto dell’interpretazione di tante teste diverse. Se c’è condivisione perfetta alla linea dettata significa che non c’è ragionamento ma solo indottrinamento per automi. E scambiare opinioni con un volantino stampato che ripete pedissequamente la lezioncina è solo una perdita di tempo.

  2. Tocchi un tema a me molto caro: la lealtà. Ne parli in politica, ma io penso che se una persona è leale, lo sia sempre. La lealtà viene vissuta però come un peso, perché è faticoso accettare la correttezza in un mondo di sotterfugi. Abbiamo età diverse, io ho 48 anni, ma posso dirti, che sebbene sia spesso fraintesa, come dici tu, paga in coscienza.

  3. Credo che uno dei problemi di fondo sia il fatto che in Italia fin troppo spesso la gente ‘cambi idea’ per mero opportunismo, soprattutto in politica: il trasformismo sappiamo tutti cos’è; per questo quando qualcuno cambia idea (senza virgolette), per i motivi che spieghi tu, ci può anche stare che qualcuno pensi che alle spalle non ci siano delle riflessioni, ma opportunismo, e capisco che chi è in buona fede ci possa starze male; credo che in questi casi l’unica difesa sia quella di essere in buona coscienza con sé stessi, alla fine.

  4. La lealtà delle persone si fiuta, non è così rara. Difficile è piuttosto la libertà, continuare a guardare le cose con occhi diversi da quelli che da queste traggono vantaggio.

    Fare il battitore libero comporta il grosso lavoro di scavare da soli senza utilizzare le spiegazioni con le quali gli altri si rappresentano il mondo, spiegazioni che credono proprie e sono arrivate invece al bar tra caffè e cornetto: richiede sguardo critico e voglia di faticare. Non sono le qualità morali a scarseggiare nel nostro paese, ma il coraggio di sapere e la volontà di cercare ragioni meno a buon mercato. Per fare questo ci vuole molta più forza, molta più convinzione che l’autoassoluzione della lealtà.

  5. In politica troppi ragionano secondo logiche di appartenenza che non sempre hanno ragione di essere. Certo, la disciplina di partito ha un valore, ma io ho sempre ritenuto che i primi a cui rispondere delle nostre decisioni dobbiamo essere noi stessi e la nostra coscienza (e questo non solo in campo politico). Se, nel farlo, abbiamo agito con gli altri in modo trasparente e corretto – come nel tuo caso – non abbiamo nulla da rimproverarci. Se qualcun altro la pensa diversamente è un problema suo.

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