Come siamo arrivati fin qui- appunti sparsi sul PD

Una brillante vignetta su Repubblica di oggi illustrava come il PD sia in procinto di spaccarsi.

Sebbene non condivida ancora questa previsione, credo di poter fare alcune riflessioni sullo stato del Partito Democratico.
Una premessa a questi ragionamenti è, a mio personale giudizio, che oggi ci siamo beccati Matteo Renzi come leader della “sinistra” in conseguenza di tutto quello che la sinistra non ha fatto negli ultimi vent’anni.
E’ un pò che medito di scrivere in proposito, spero di riuscire a farlo presto.

Ciò detto, ecco alcune riflessioni:11082523_10206630445343307_5531454149411089566_n
1) Italicum: trovo ridicolo, sì addirittura ridicolo, che la minoranza si attacchi con tanta veemenza contro la legge elettorale, quando per tanti anni abbiamo avuto un orrore come il Porcellum e non si son mai particolarmente dati da fare per cambiarlo.
Inoltre, ricordiamoci che la battaglia contro le preferenze è sempre stata una battaglia della sinistra. E chi vi scrive, vivendola direttamente per le prossime elezioni regionali, può testimoniarne tutti problemi.
Come ho già scritto, l’Italicum non è perfetto (quale legge elettorale lo è?), ma è una discreta legge: supera e risolve le principali censure mosse dalla Corte Costituzionale al Porcellum (sebbene non lo faccia nella direzione da molti auspicata, ma non era certo una direzione obbligatoria).
2) Ordine delle priorità
Oltre alle critiche di contenuto, trovo altresì ridicola un’altra questione sollevata dalla minoranza interna contro la legge elettorale, ovvero il fatto di accanirsi tanto contro la legge elettorale quando hanno votato la riforma costituzionale.
Anche riguardo la legge costituzionale, personalmente non sono tragico come altri, ma se crediamo di doverci opporre a queste riforme, forse dovremmo aver chiaro qual’è la più grave.
Pensare sia la legge elettorale, è una svista colossale. A volerla chiamare svista.
3) La goccia…
… che fa traboccare il vaso della sopportazione? Trovo curioso che repentinamente (e ripeto: su una questione che forse non è proprio la più centrale) la minoranza interna ora sollevi obbiezioni così forti e problemi “di principio” tanto irrisolvibili.
Fino a ieri dov’erano?
A me, tutto questo sa molto -troppo- di pretesto.
4) Ma votano tutto!
In una sua intervista di ieri a La Stampa, la brava eurodeputata Elly Schlein ha ricordato una cosa fondamentale riguardo quella parte della minoranza interna genericamente definita “bersaniana” che al congresso faceva riferimento a Cuperlo e oggi -ancora- a Bersani & co (Fassina…): fino a ieri hanno votato tutto!
Con che faccia vengono oggi a dire che quelle riforme, che in larga parte hanno votato, non vanno più bene? Solo perché prima erano “obbligate” dal patto del Nazareno? Mi sembra un argomento un pò debole, se parliamo di contenuti.
Le battaglie si fanno con coerenza, o non si fanno.
Sebbene su alcuni punti (su alcuni giudizi di merito) dissenta dalla posizione di Civati riguardo le riforme, credo che a Civati e al gruppo che a lui fa riferimento vada riconosciuto per lo meno il merito di essere stati sempre coerenti sulle riforme.

Questa ultima cosa mi irrita oltre misura, perché è sempre stato il classico atteggiamento del Partito Democratico e, prima, dei DS.
Tutti fedeli alla linea, ligi agli ordini di partito, senza mai aprire una discussione sul merito e sul metodo, salvo poi lamentarsi o fare battaglie che passano (a buon diritto) come “di corrente”. O, peggio, come imboscate parlamentari, tradimenti e doppiogiochismi. E ogni volta che qualcuno solleva un’obiezione, come ha fatto Civati in questi mesi, subito passa come un pericoloso estremista, un fondamentalista…
Dovremmo invece riconoscere il merito della franchezza, che è la prima premessa per il confronto e per la fiducia reciproca.

In questa sinistra manca una qualità basilare: la capacità di un confronto serio, franco e ragionato.
Finché non vi sarà questo, inevitabile restare alle battaglie che si risolvono in pugnalate alle spalle, a piccoli tradimenti.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

4 thoughts on “Come siamo arrivati fin qui- appunti sparsi sul PD

  1. In effetti, il punto è proprio che a fronte di quotidiane critiche, distinguo, eccezioni, obiezioni, etc… poi in Parlamento si allineano. Chiaramente non hanno il coraggio di ‘sfasciare tutto’, perché significherebbe la loro ‘fine’ dal punto di vista politico… e allora? Allora, boh… forse farebbero meglio a ‘tacere’ e organizzarsi meglio? Ad esempio creando UNA minoranza, anziché due, tre, quattro, etc… che anche tra di loro si distinguono per varie visioni? Tutto dipende dal Governo Renzi e dai suoi risultati alla fine: finché Renzi potrà vantare risultati, la minoranza sarà destinata all’inconstistenza…

  2. Chiaromonte,Napolitano,Cossutta, Ingrao ed altri hanno passato tutta la vita in minoranza senza che questo importasse particolari drammatizzazioni.Certo allora le differenze erano governate dal centralismo democratico ma soprattutto come pure ricorda Fabrizio Barca le divergenze avevano un luogo di ricomposizione all’interno del partito che adesso sembra non funzionare più.Non rimpiango la riservatezza anche perché le posizioni erano comunque a tutti note ma l’eccesso di esposizione mediatica andrebbe contrastato.La sensazione è che la gente oramai si parli attraverso i comunicati,le interviste e i tweet.
    Senza voler demonizzare la modernità né tantomeno banalizzare la posizione di alcuno, io credo che il problema di “sopravvivenza” in termini politici e di presenza materiale nelle future legislature giochi un ruolo chiave in questi comportamenti.In buona sostanza non è chiaro ciò che si vuole davvero e questo impoverisce l’azione della minoranza che pure un ruolo potrebbe averlo se solo volesse.Ovvero se solo cominciasse a far politica.

    • C’è sicuramente un’abissale carenza nella capacità di fare sintesi e di conciliare le posizioni differenti.
      Alimentata un pò da tutti, mi pare: da chi procede a spron battuto senza ascoltare nessuno e da chi solleva obiezioni, poi si adegua, poi solleva obiezioni di nuovo (non so neanche più come definirlo questo atteggiamento…).

      Certo che se non si ricompone questo, diventa davvero difficile proseguire.
      Alla fine, come già da tempo è, la “conquista” del partito diventa questione di vita o di morte, per monopolizzare la maggioranza, fideizzare degli yesmen ed eludere un dibattito insostenibile.

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