Tanti 25

Il tuo compleanno…
Ommioddio, avevo intenzione di chiamarti ieri!
Buon compleanno!!

Così mi scrive la mattina del 26 aprile un’amica dagli Stati Uniti.
Purtroppo, ho dovuto spiegarle che il 25 aprile non era il mio compleanno.
Non esattamente, per lo meno.

Ad ogni modo, non ho potuto fare a meno di sorridere e ringraziarla per questi auguri fuori stagione. Fuori stagione, forse, ma perfettamente azzeccati.
E, in fondo, è pure azzeccato l’augurio di un “buon compleanno”…
…ricordate quella canzoncina idiota che si cantava -stupidamente- da piccoli? “il 25 aprile è nata una….“. Beh, epiteto a parte, un pò c’aveva azzeccato: il 25 aprile è nata.

Potremmo allora anche chiamarlo “Natale della Repubblica” o “Natale della Costituzione” o “Natale della Libertà” questo benedetto 25 aprile.
Che c’è dannatamente bisogno in questa nostra Italia d’un pò di religione civile.

Ho passato due intense giornate di commemorazione e celebrazione di questo 25 aprile: sabato e domenica. E devo dire che, come pochi anni a mia memoria, quest’anno le celebrazioni sono state davvero significative.
Abbiamo cominciato a Santa Lucia di Piave, un piccolo comune del trevigiano, dove l’amministrazione comunale (leghista) ha deciso di non tenere alcuna commemorazione: allora l’abbiamo fatta noi, spontaneamente. Un amico ha organizzato tutto, una cosa semplice, ma molto efficace: tutti convocati in piazza, con una copia della costituzione ed un libro da leggere. Molto bello l’intervento del presidente dell’ANPI di Treviso, Umberto Lorenzoni
Personalmente, ho letto un brano di Eduardo Galeano, “Celebrazione del coraggio/3” a ricordo di un altro fascismo e di un’altra resistenza, nella persona di José Toha. Oltre, ovviamente, all’immancabile “ricordo“. Magari sul ricordo torno dopo.

La sera sono passato ad un altro comune della zona, cena con amici. Anche in quell’occasione, qualcuno ha letto dei brani sul 25 aprile (diciamocelo: forse “Agnese va a morire” è un pò abusato), ma più di tutti ho trovato bellissimo e molto interessante i passaggi di un libro di storia locale che rievocava la resistenza nei nostri comuni, nelle nostre frazioni, nelle nostre strade. E’ stato molto formativo e credo dovremmo proporlo agli studenti.
Non avevo idea, per esempio, di come la resistenza avesse coinvolto anche tante persone e tante famiglie del mio paese, di come si fosse svolta in modo tanto capillare. Credo sia fondamentale poter calare la storia nel quotidiano, portarla (metaforicamente e non solo) ai nostri piedi e permetterci di ricostruire vivamente quello che è stato.

Infine, la domenica si son tenute le celebrazioni vere e proprie. Non chiedetemi come mai, ma per una tradizione vecchissima, da me le celebrazioni del 25 aprile si son sempre tenute la domenica successiva.
In questo caso, oltre al solito discorso delle autorità (ho impressione che il sindaco usi sempre lo stesso da tre anni… e perché devono fare presenza i candidati alle regionali?), è stato molto bella la scelta di consegnare a tutti i neo-diciottenni una copia della Costituzione.
Spero la leggano.

Ecco, quando dico che avremmo bisogno di religione civile nel nostro paese, intendo esattamente questo: avremmo bisogno di calare la storia in paradigmi a noi noti e prossimi, di sentirla viva e accessibile. E, di qui, di maturare rispetto e venerazione per i prodotti dell’azione (l’arenditiano handel, politicamente inteso) umana nella storia.
Prodotti come la Repubblica, la Liberazione, la Costituzione.

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Questa voce è stata pubblicata da redpoz.

7 thoughts on “Tanti 25

  1. Dopo i doverosi auguri di buon compleanno 🙂 consentimi una considerazione, che forse era già stata fatta sui discutibili o forse altrove. Un po’ di tempo fa lessi di una iniziativa nel territorio dove si è combattuta la guerra tra Tootsie e Utu. L’iniziativa consisteva nel far incontrare vittime e carnefici. C’erano foto e interviste di un uomo e una donna che posavano insieme. L’uomo aveva sterminato la famiglia della donna. Si erano parlati, avevano cercato di scambiare. Di superare. Di andare oltre, di procedere e andare avanti.
    Ecco, dopo questo lungo incipit, io credo, da convinto sostenitore della democrazia, che in Italia non sia mai stato effettuato un processo di superamento. E quindi il 25 aprile è una data che inevitabilmente suscita polemiche. E se non siamo usciti da questa logica di contrapposizione in tutti questi anni, credo che non ne usciremo più.

    • Argh, Max… ti prego: Tutsi e Hutu!

      Sul Ruanda, avevo pubblicato questo: http://discutibili.com/2014/04/07/rwanda-ventanni-dopo-anteprima/
      Ma potremmo ricordare anche le corti gaçaça.
      E sulla giustizia di transizione, questo: http://discutibili.com/2014/04/25/transizioni-difficili/

      Ora, io non vorrei tornare più di tanto sul tema, perché ho un approccio molto tecnico che è difficile. Ma proprio a commento del mio secondo post avevamo affrontato il tema della “riconciliazione”.
      Personalmente, credo che la riconciliazione debba partire da una premessa fondamentale e non discutibile: la differenza ed il valore della resistenza. Ma è una premessa che, purtroppo, va ancora costruita, perché non condivisa.
      Questo, in fondo, è il fondamento di quella religione civile di cui parlo.
      E su questa base poi si potrà andare avanti.

      Interessante il riferimento a Ruanda, perché -pur con tutte le critiche al governo attuale- lì nessuno (o quasi) degli ex carnefici sosterrebbe che quello che hanno fatto fu giusto….

      • Esatto. Vedi che nel mio rincoglionimento senile qualcosa ricordo… Era esattamente ciò che intendevo. È certamente necessario partire da una base comune. Ho però la sensazione che alla fine nessuno abbia realmente intenzione di favorire una riconciliazione. Divide et impera sembra la filosofia dominante dall’una e dall’altra parte.

  2. Credo che continui ad esserci uno certo scollamento tra il 25 aprile ed il ‘sentire comune’… In parte credo il problema parta dalla carenza del ruolo della scuola (io per esempio non ricordo che nei miei anni scolastici si sia mai dedicato il giorno prima del 25 all’approfondimento); il risultato è che si tratta di una festa poco condivisa e di conseguenza affastellata di polemiche ogni anno… Sarebbe bello se un giorno il 25 aprile diventasse quello che è il 4 luglio negli U.S.A. o il 14 luglio in Francia, ma ci vorrà tempo… del resto rispetto alle altre, questa festa è molto più giovane…

    • Anche in Portogallo il 25 aprile è una festa giovane (era il 1974), eppure è sentitissima e condivisa da tutta la popolazione…
      Sicuramente parte del problema dipende dalla scuola, ma la scuola è soltanto un anello della catena: l’input sarebbe dovuto arrivare dai governi… Quanto alla condivisione, posso concordare che sia poco condivisa, ma questo dipende dalla volontà di una parte di non riconoscersi nel percorso fatto con la liberazione.

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